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Cava de Rocchi a Castellabate, il mondo in un granello di sabbia

Alla scoperta di Cava dei Rocchi, nella frazione Lago a Castellabate

Poggiando le mani su una colonna, ciò che si avverte è la sua possanza: la straordinaria forza che sorregge quei mondi che gli uomini intesero elevare alla magnificenza degli dei al cui volere si piegavano, spaventati e grati al contempo. Ma la loro sostanza è sottile, sono fatte di sabbia, granelli di polvere e sogni, nient’altro. I 300 metri di roccia arenacea chiamata Cava dei Rocchi, nella frazione Lago a Castellabate, ci racconta l’umile origine di ciò che oggi sono le vestigia della storia del Cilento Antico, ci raccontano le vicende di una civiltà antica, che abitava le coste del Cilento Magno nel VI sec. a.c., quando il mare era un uomo dalla barba ondivaga e ricciuta, che teneva tra le mani un arpione e in suo nome, Poseidone, venivano eretti templi ed altari affinché ci fosse un luogo dedicato alla sua celebrazione. Dei Dori Trezeni, assieme ai resti di un insediamento sul Monte Tresino, restano queste forme sommerse, alla spiaggia dei rocchi, creature sottomarine che fanno capolino tra il movimento delle maree e che costituiscono una visione suggestiva di un passato che reclama la sua memoria nel presente. Originarie della regione dell’Argolide orientale, queste popolazioni doriche già stanziate a Sibari, dedite al culto del dio mare e dei terremoti, fecero della spiaggia la loro cava, e questa, scoperta solo nel 2010, è oggi tra le più antiche testimonianze archeologiche del Cilento, meritevole di tutela e valorizzazione, oltre che dello sguardo attento di chi sa di poter immaginare il mondo in un granello di sabbia.

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