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Alla Fondazione Vico seminario su “Corrispondenze di metodo e di contenuto tra Parmenide e Vico”

Appuntamento sabato 27 agosto 2016, alle ore 18.00, presso Palazzo de Vargas.

Di: Comunicato Stampa
Pubblicato il: 27/08/2016
Aggiornato il: 27/08/2016
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Appuntamento sabato 27 agosto 2016, alle ore 18.00, presso Palazzo de Vargas.

La conversazione filosofica sarà tenuta dal prof. Stelio Di Bello, saranno presenti Claudio Aprea, Direttore della Fondazione Giambattista Vico e il dott. Ferdinando Iannuzzi del CNR di Napoli.

Parmenide – la cui data di nascita potrebbe essere il 540 o il 510 a.C., – è un uomo di famiglia aristocratica della città di Elea, un’acropoli fondata da una comunità di esuli della città di Focea, che nelle sue varie peregrinazioni da un capo all’altro del mondo greco rimane fedele ai principi generali di vita delle sue origini.

Parmenide è chiamato a governare la propria patria, per rinsaldarne la coesione e per conservarne i valori tradizionali, soprattutto in un momento in cui Elea è sotto la minaccia dell’espansionismo cartaginese. Molto probabilmente, però, Parmenide per conservare l’autonomia e la coesione della comunità eleatica, dovette affrontare anche forti tensioni interne alla stessa comunità.

Giambattista Vico nacque il 23 giugno del 1668 a Napoli dove morì nel 1744. Visse i suoi primi anni in un mezzanino di via S. Biagio dei Librai, studiò profondamente e a balzi, in parte a scuola, nel Collegio dei Gesuiti, in parte, e soprattutto, per conto proprio. Per compiacere alla sua famiglia si scrisse alla facoltà di Giurisprudenza, senza però frequentare le lezioni.

Le difficili condizioni finanziarie lo indussero ad accettare l’invito del vescovo d’Ischia, Geronimo Rocca, che cercava un precettore per i suoi nipoti. Si trasferì nel castello dei Rocca a Vatolla nel Cilento dove rimase dal 1686 al 1695. “ Paesaggio aspro e selvaggio”, Vatolla, “Bellissimo sito e perfettissima aria”,silenzioso e protettivo, qui Vico studiò e meditò elaborando le sue opere più importanti.

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