Il Tribunale di Napoli, attraverso la sua quinta sezione, ha pronunciato una sentenza di assoluzione nei confronti di C.C., un trentunenne originario di Salerno assistito dal legale Nicola Suadoni. I giudici hanno stabilito che non vi sono elementi di prova sufficienti per dimostrare la responsabilità penale dell’imputato oltre ogni ragionevole dubbio. L’accusa riguardava una presunta truffa commessa tramite la piattaforma Facebook, dove la vittima era stata convinta ad acquistare un telefono cellulare che non è mai stato consegnato. Il pagamento era avvenuto ricaricando una carta Postepay emersa nel corso delle trattative.
I limiti degli accertamenti investigativi
Le indagini svolte sul caso avevano evidenziato soltanto due elementi oggettivi: la titolarità della carta prepagata, intestata formalmente all’imputato e utilizzata per incassare il denaro, e l’intestazione dell’utenza telefonica impiegata per i contatti con la persona offesa, che risultava invece legata a un coimputato. Questi dati, secondo la valutazione del collegio giudicante, non sono stati ritenuti abbastanza solidi per formulare una condanna.
Il principio della certezza della prova
Nella motivazione della sentenza viene chiarito che la semplice intestazione formale della carta Postepay non basta a dimostrare l’effettivo utilizzo dello strumento da parte del titolare. Per i magistrati non è stato provato, in modo univoco e senza margini di incertezza, che l’imputato avesse la reale disponibilità della carta o che l’avesse impiegata personalmente per scopi fraudolenti. La mancanza di riscontri certi sulla paternità della condotta ha determinato quindi l’assoluzione del trentunenne.
