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Stop al cibo anonimo: il 91% degli italiani pretende l’origine in etichetta su tutti i prodotti

Il 91% dei consumatori italiani chiede l'obbligo di origine in etichetta per tutelare salute ed economia. Coldiretti punta all'Europa per una trasparenza totale.

Di: Redazione Infocilento
Pubblicato il: 18/03/2026
Aggiornato il: 17/03/2026
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Coldiretti prodotti italiani

Il panorama del consumo in Italia sta vivendo una fase di profonda consapevolezza. Secondo i recenti dati Censis, ben il 91% dei cittadini consumatori italiani chiede trasparenza assoluta su ciò che approda quotidianamente in tavola. La richiesta è chiara: l’estensione dell’origine obbligatoria in etichetta su tutti i prodotti alimentari, unico strumento ritenuto idoneo per garantire scelte informate che impattino positivamente su economia, salute e qualità.

Come sottolineato da Coldiretti, questa istanza non è solo una questione di tracciabilità, ma un pilastro fondamentale per la sicurezza alimentare e la libertà di scelta. L’obiettivo è duplice: promuovere modelli di consumo sostenibile e, contemporaneamente, arginare il fenomeno delle pratiche commerciali scorrette che minano il mercato.

La battaglia per il cibo identitario contro l’anonimato alimentare

La stragrande maggioranza degli italiani respinge il cosiddetto “cibo anonimo”, manifestando una netta preferenza per alimenti dotati di una identità chiara e legata al territorio. Conoscere la provenienza non è un vezzo, ma una necessità per un consumatore che vuole proteggere il patrimonio agroalimentare nazionale.

Per Coldiretti, quella dell’etichetta d’origine rappresenta una battaglia storica, oggi portata fino ai tavoli delle istituzioni europee. È stata infatti presentata una proposta di legge di iniziativa popolare per rendere tale indicazione obbligatoria su tutti gli alimenti in commercio all’interno dell’Unione Europea. Sebbene in Italia l’indicazione di origine copra oggi circa i quattro quinti della spesa, permangono ancora zone d’ombra normative preoccupanti.

I vuoti normativi: dai derivati del grano alla ristorazione

Nonostante i progressi, il consumatore si trova ancora di fronte a prodotti privi di una carta d’identità completa. L’assenza dell’origine riguarda ancora i legumi in scatola, la frutta utilizzata in marmellate e succhi, ma anche il grano impiegato per la produzione di pane, biscotti e grissini. Il deficit di informazione si estende inoltre al settore Horeca, coinvolgendo la carne e il pesce serviti nei ristoranti.

Un caso emblematico della necessità di controlli rigorosi è rappresentato dal blitz di Coldiretti Campania nel porto di Salerno contro il concentrato di pomodoro cinese. Quell’azione portò a un drastico crollo dell’utilizzo di materia prima estera per la creazione di falso pomodoro italiano. L’adozione di un obbligo europeo permetterebbe finalmente di superare il limite della regola dell’ultima trasformazione prevista dall’attuale codice doganale, che spesso maschera la reale provenienza delle materie prime.

Dal Patto con il consumatore alla rete di Campagna Amica

Il percorso verso la massima trasparenza ha radici profonde, risalenti al dicembre 2000 con il Patto con il consumatore. Questa iniziativa ha saputo coniugare gli interessi di agricoltori e cittadini, gettando le basi per la tutela della salute, dell’ambiente e del territorio.

Da questa visione è nata Campagna Amica, oggi il più grande sistema europeo del cibo locale. Con una rete che conta oltre 1.200 mercati urbani e 15.000 aziende agricole, la struttura coinvolge ogni anno 15 milioni di consumatori. Questa realtà non solo promuove la Dieta Mediterranea e la sicurezza alimentare, ma rafforza il legame diretto tra produttore e cittadino, trasformando l’acquisto in un atto di sostegno consapevole alla filiera corta.

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