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Cilento

San Donato: fede, storia e tradizione nel cuore del Cilento e del Vallo di Diano

Domani si celebra San Donato, patrono di Monteforte Cilento, Montecorice e Buonabitacolo. Ecco storia, culto e tradizione

Di: Concepita Sica
Pubblicato il: 06/08/2025
Aggiornato il: 05/08/2025
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San Donato

Domani si celebra San Donato, figura venerata in diverse località del Cilento e del Vallo di Diano, tra cui Monteforte, Montecicerale e Buonabitacolo. Nato a Nicomedia (nell’attuale Turchia), secondo alcune fonti potrebbe essere originario di Arezzo o Roma. La sua nascita, avvenuta nella seconda metà del III secolo da genitori cristiani, fu accolta con profonda gratitudine: da qui il nome “Donato”, scelto per esprimere il dono ricevuto dal Signore.

La festa

Immersa nel verde tra Monteforte e il fiume Alento, sorge una suggestiva cappella dedicata al Santo. È qui che, all’alba del giorno della festa, i fedeli di Monteforte si recano in pellegrinaggio. Intorno alle 6 del mattino, la processione con l’immagine di San Donato, accompagnata da vivaci “cente” votive, attraversa le vie del paese per poi inoltrarsi nella natura, portando la benedizione ai campi e alle coltivazioni. Alla cappella si celebra la prima messa della giornata.

Negli ultimi due anni, le restrizioni legate alla pandemia hanno impedito lo svolgimento di questa tradizione tanto amata. La festa, infatti, richiama non solo gli abitanti del borgo, ma anche chi è emigrato in altre zone d’Italia e all’estero, oltre a numerosi fedeli dei paesi vicini.

Un tempo, le campagne di Monteforte si illuminavano con i “focari”, grandi falò accesi per annunciare la festa ai paesi limitrofi. Il crepitio della legna e le scintille che si levano al cielo evocano, in un volo immaginativo, il fuoco della rivolta cilentana che coinvolse i fratelli Capozzoli, celebri cospiratori carbonari.

La formazione

San Donato ricevette la sua formazione a Roma, sotto la guida del sacerdote Epigmenio. Tra i suoi compagni di studio c’era Giuliano, futuro imperatore e suddiacono della Chiesa romana. San Pier Damiani, nei suoi sermoni, scrive: “Ecco che nel campo del Signore crescono assieme due virgulti, Donato e Giuliano, ma uno di essi diverrà cedro del Paradiso, l’altro carbone per le fiamme eterne”.

La storia

Nel 303, durante la persecuzione dei cristiani voluta da Diocleziano, San Donato perde i genitori e il maestro. Decide allora di lasciare Roma e trasferirsi ad Arezzo, dove prosegue gli studi con l’anacoreta Ilariano, conducendo una vita di contemplazione e penitenza. Il vescovo Satiro, colpito dai prodigi compiuti dal giovane, lo ordina diacono. Dopo due anni di ministero tra una popolazione ancora in gran parte pagana, viene ordinato sacerdote.

Alla morte del vescovo, San Donato viene acclamato dal popolo come suo successore e riceve l’ordinazione episcopale a Roma nel 346 da papa Giulio I. La sua opera evangelizzatrice, accompagnata da numerosi miracoli, gli vale il titolo di “Apostolo della Toscana”.

I miracoli

La tradizione attribuisce a San Donato numerosi miracoli: la guarigione del figlio epilettico del prefetto di Arezzo, il recupero della vista da parte di una donna cieca, la risurrezione di Eufrosina che consente il recupero di una somma di denaro, e il celebre miracolo del calice. Durante la distribuzione dell’Eucaristia, alcuni pagani frantumano il calice di vetro. Dopo una preghiera, San Donato ne ricompone i frammenti e continua a somministrare il vino consacrato, che non fuoriesce nonostante manchi un pezzo. Il prodigio porta alla conversione di settantanove pagani.

Un mese dopo, San Donato viene arrestato durante la persecuzione voluta da Giuliano l’Apostata, suo ex compagno di studi. Il prefetto Quadraziano lo condanna alla decapitazione, eseguita il 7 agosto del 362.

Il culto

Il vescovo Gelasio, suo successore, fa costruire una tomba nel luogo del martirio, che diventerà la cattedrale di Arezzo. Nel 1384, la reliquia viene trafugata da Enguerrand de Coucy, ma successivamente restituita grazie all’intervento di Sinibaldo Ordelaffi, signore di Forlì.

San Donato è considerato protettore degli epilettici per la guarigione miracolosa del bambino, e patrono di Arezzo. Il suo culto è diffuso in tutta Italia, con celebrazioni solenni nel Cilento, in particolare a Monteforte, Montecicerale e Buonabitacolo.

L’iconografia

San Donato è raffigurato con paramenti episcopali: mitra, pastorale e Vangelo. La mano destra è nell’atto di benedire, con tre dita sollevate, mentre la sinistra regge il pastorale o il libro sacro. Accanto alla sua immagine compaiono spesso simboli come il calice, che richiama il miracolo, e la mezza luna, legata alla protezione contro l’epilessia, un tempo chiamata “mal di luna”.

La Festa

Circondata da una natura verdeggiante, tra Monteforte ed il fiume Alento, si trova una graziosa cappella in onore di San Donato. È qui che si recano in pellegrinaggio i fedeli di Monteforte nel giorno della festa: all’alba, intorno alle 6 del mattino la processione con l’immagine del Santo, preceduta da numerose e coloratissime “cente” votive, attraversa le vie del paese, poi si inoltra nella natura portando la benedizione ad i campi ed alle coltivazioni. Alla cappella si celebra la prima messa del giorno in onore del Santo. Tuttavia sono due anni che a causa delle restrizioni anti-covid non è possibile vivere questa bella e suggestiva tradizione.

È una festa molto sentita che vede convergere nel borgo cilentano non solo i tanti abitanti migrati in luoghi disparati della penisola e all’estero ma anche numerosi fedeli dai paesi limitrofi.

Un tempo le campagne montefortesi erano teatro degli spettacolari “focari” realizzati per testimoniare ai paesi vicini lo svolgersi della festa. Quel crepitio di legna che arde e le faville che si elevano al cielo richiamano alla memoria, con volo pindarico, il fuoco della rivolta cilentana che vide coinvolti i fratelli Capozzoli, noti cospiratori carbonari.

A Montecicerale, San Donato è il compatrono della comunità, insieme a San Nicola. Durante la festa del 7 agosto entrambe le immagini dei santi vengono portati in processione per le vie del paese.

Gran sorte avesti

Monteforte beato

allorquando Donato

per suo ti accettò.

È questo il motivo del canto che risuona nella chiesa nel tempo della novena e che nel giorno della festa viene fatto vibrare nell’aria calda del cielo d’agosto.

Di Monteforte tu sei protettore

l’amabil santo che ci sostiene.

Tu sei la luce del nostro cammino

tu ci guidi verso Gesù.

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