Il recente rapporto dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre offre una fotografia complessa della provincia di Salerno, inserendola in un contesto di luci e ombre che caratterizza l’economia del Mezzogiorno in vista del 2026.
Le stime di crescita per il 2026
Dopo un 2025 caratterizzato da una crescita piuttosto contenuta (+0,35%), le previsioni per il 2026 indicano un’accelerazione per il territorio salernitano. Si stima infatti un incremento del PIL provinciale pari allo 0,62%. Questo dato, sebbene inferiore alla media nazionale dello 0,7%, rappresenta un segnale di resilienza per l’economia locale.
Il confronto con il passato e la regione
Guardando al medio periodo, Salerno ha mostrato una vitalità non trascurabile. Negli ultimi sei anni, la crescita complessiva è stata del 9,2%, una performance che ha permesso alla provincia di superare i ritmi di sviluppo di Napoli e Avellino e di allinearsi a realtà come Benevento e Caserta. Tuttavia, all’interno del panorama regionale, Salerno resta l’ultima provincia campana nella classifica della crescita prevista per il 2026, posizionandosi al 48esimo posto su base nazionale.
Il paradosso del PIL pro capite
Il dato più critico emerge però dall’analisi dei valori assoluti. Nonostante la crescita percentuale degli ultimi anni, la ricchezza effettiva prodotta per ogni singolo abitante rimane tra le più basse d’Italia. Salerno occupa infatti l’80esima posizione sulle 107 province italiane per PIL pro capite, risultando il fanalino di coda in Campania secondo i dati Istat.
La fine dell’effetto bonus e l’incognita PNRR
Come per gran parte del Sud, anche l’economia salernitana ha beneficiato in modo massiccio dei bonus statali (in particolare l’edilizia) e dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il rapporto avverte che, con l’esaurirsi di queste spinte propulsive e l’avvicinarsi della scadenza del PNRR nell’estate 2026, il rischio concreto è che la provincia possa faticare a consolidare i progressi fatti.
Il divario con il Centro-Nord resta evidente non solo nei numeri della crescita, ma soprattutto nella capacità strutturale di generare reddito. Per Salerno, la sfida del prossimo biennio sarà trasformare i flussi di investimento straordinari in una base economica solida e duratura, capace di risalire le classifiche nazionali della qualità della vita e della ricchezza prodotta.
