Alfonso Gatto, il poeta dell’amore e della libertà: Salerno celebra il cinquantennale della scomparsa

Salerno celebra Alfonso Gatto nell'anniversario della scomparsa. Ritratto del poeta ermetico, giornalista e partigiano che fece della vita un'opera d'arte

Alfonso Gatto

Domani, 8 marzo, ricorre l’anniversario della morte di Alfonso Gatto, la figura intellettuale più radiosa e poliedrica della Salerno del Novecento. Poeta tra i massimi esponenti dell’ermetismo italiano, Gatto ha saputo affiancare il proprio nome a giganti come Montale, Ungaretti, Quasimodo e Luzi, segnando profondamente il rinnovamento della lirica nazionale. Tuttavia, la sua eredità non può essere circoscritta alla sola letteratura: la sua esistenza è stata un’esplosione di vitalità che lo ha visto protagonista come giornalista, pittore, critico d’arte e militante politico.

Un intellettuale poliedrico tra impegno e peregrinazioni

Nato nel cuore del centro storico di Salerno, tra i vicoli delle Fornelle, Alfonso Gatto visse una giovinezza segnata da difficoltà economiche che lo costrinsero ad abbandonare gli studi al Liceo Tasso. La sua fu una vita di costante movimento tra Milano, Firenze e Roma, ma il legame con la sua terra rimase indissolubile, cristallizzato nel celebre verso “Salerno, rima d’inverno”.

Uomo di profondi ideali, Gatto non restò a guardare durante gli anni bui del regime: fu un antifascista convinto, arrestato nel 1936 per le sue posizioni politiche, e partecipò attivamente alla Resistenza. La sua carriera giornalistica lo portò a collaborare con L’Unità al fianco di Gianni Rodari, e a raccontare l’Italia del dopoguerra anche attraverso lo sport, con memorabili cronache dal Giro d’Italia.

“Sognando di volare”: la passione per lo sport e la vita

Proprio al ciclismo è legato uno degli aneddoti più celebri della sua vita. Nonostante la passione per la bicicletta, Gatto confessava una singolare incapacità nel condurla. Dopo una lezione impartitagli nientemeno che da Fausto Coppi, il poeta scrisse versi che ancora oggi risuonano come un manifesto esistenziale:

“Cadrò, cadrò, sempre fino all’ultimo giorno della vita, ma sognando di volare”.

La sua sensibilità si estendeva anche al calcio, diviso tra il tifo per il Milan e l’amore per la Salernitana, alla quale dedicò persino delle odi durante i periodi trascorsi in Serie C.

L’eredità artistica: dalla Street Art ai musei a cielo aperto

Scomparso tragicamente nel 1976 a causa di un incidente stradale, Alfonso Gatto riposa oggi a Salerno sotto un epitaffio firmato dall’amico Eugenio Montale, che recita:

“Ad Alfonso Gatto per cui vita e poesie furono un’unica testimonianza d’amore”.

Oggi la sua città lo celebra non solo attraverso la toponomastica, ma con una vibrante operazione di street art. Il rione Fornelle, grazie all’impegno della Fondazione Gatto, è stato trasformato in un museo a cielo aperto dove i murales riproducono i suoi versi, mentre la scalinata di via Velia accoglie i passanti con le opere dell’artista Green Pino. Anche il mondo accademico e scolastico ne onora la memoria, con il liceo di Agropoli a lui intitolato.

Le celebrazioni per il cinquantennale

In occasione dei cinquant’anni dalla scomparsa, il territorio salernitano si mobilita con una serie di iniziative di alto profilo:

  • La Pro Loco di Eboli organizza un evento poetico presso la Sala Concerto San Lorenzo (inizio ore 18.00)
  • L’Università di Salerno inaugura l’8 marzo un ciclo di incontri presso la Galleria Il Catalogo.
  • L’ANPI di Salerno ha ufficialmente intitolato la locale sezione al poeta, omaggiando il suo passato di partigiano e uomo libero.
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