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Curiosità

Nel Cilento si celebra San Nicola. Tradizioni, storie e festeggiamenti legati al santo

Storie e tradizioni. Ecco dove viene celebrato

Di: Concepita Sica
Pubblicato il: 06/12/2023
Aggiornato il: 03/12/2024
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San Nicola Roscigno

Il crepitio della legna che arde e le faville che volano alte sui tetti della case sono il segno dell’inizio dei festeggiamenti in onore di San Nicola, che nel rione “Spio” di Vallo della Lucania prendono il via con l’accensione del monumentale falò.

Le settimane precedenti la festa sono caratterizzate dall’affannosa e meticolosa ricerca dei ceppi più belli da portare nella piazza antistante la cappella di San Nicola.

Di giorno in giorno i passanti vedono crescere il mucchio di legna, che diventa alto come una torre, con grande soddisfazione di tutti.

È un evento fortemente atteso a Vallo della Lucania, così come in tantissime comunità cilentane.

La storia di San Nicola

Di Myra nacque probabilmente nel 270 d.C. a Patara di Licia, attuale Turchia, da una ricca famiglia. I suoi genitori, pare, morirono di peste e Nicola utilizzò il suo patrimonio per aiutare i più bisognosi, calando cibo e denaro dalle finestre e dai camini.

In seguito lasciò la città natale e si trasferì a Myra (oggi Denre), sempre una città della Licia, provincia dell’impero bizantino.

Alla morte del vescovo di Myra il popolo acclamò Nicola come nuovo vescovo a motivo della bene che egli costantemente elargiva alla comunità.

Durante la persecuzione di Diocleziano (305) venne imprigionato ed esiliato. Nel 313 venne liberato da Costantino e così poté riprendere il suo ministero episcopale.

Non si hanno notizie certe circa la sua partecipazione al Concilio di Nicea del 325, tuttavia secondo la tradizione avrebbe fermamente condannato l’Arianesimo e in un momento d’impeto avrebbe anche preso a schiaffi Ario.

In una preghiera risalente agli inizi del VI secolo si fa allusione alla presenza del vescovo di Myra a Nicea, poiché in un passaggio egli viene chiamato “regola di fede”. Morì a Myra il 6 dicembre, probabilmente del 343.I miracoli sono nutriti i racconti relativi ai miracoli attribuiti al santo di Myra durante la sua vita.

Nelle biografie si racconta che egli fosse animato da grande carità sin da ragazzo, come si evince dalla storia riguardante le tre fanciulle.

Nicola aveva saputo che una famiglia stava attraversando un periodo di grande difficoltà economica e che il padre, nel timore di non poter offrire alle sue tre figlie denaro sufficiente per poter far fare loro un matrimonio decoroso, le avrebbe invogliate a prostituirsi, allo scopo di riuscire a raccogliere denaro per i matrimoni.

Il ragazzo decise allora di intervenire e, seguendo l’insegnamento di Gesù

“Non sappia la tua sinistra cosa fa la tua destra” (Mt 6,3), si prodigò per questa famiglia in totale anonimato.

Raccolte delle monete d’oro in un sacchetto, avvicinatosi alla finestra della casa delle tre sfortunate fanciulle, le lanciò all’interno dell’abitazione e si dileguò.

Con quel denaro il padre riuscì ad organizzare il matrimonio della figlia maggiore.Dopo qualche tempo Nicola ripeté il gesto e così venne organizzato il matrimonio anche della seconda figlia.

Poi rinnovò ancora il gesto di carità anche per la terza figlia, ma questa volta venne inseguito dal padre delle fanciulle, desideroso di conoscere l’identità del benefattore che aveva salvato l’onore della famiglia.

Il ragazzo venne raggiunto e riconosciuto come il generoso vicino di casa che però si fece promettere il segreto sulla vicenda. Evidentemente la promessa non venne mantenuta perché la storia venne ritenuta troppo importante per essere taciuta.

A questo episodio è legato il fatto di raffigurare l’immagine di San Nicola con in mano tre sfere dorate.

Un altro avvenimento importante, ricordato con grande fervore, è quello legato alla grave carestia che aveva messo in ginocchio la popolazione di Myra.

Una storia narra che il vescovo apparve in sogno a dei mercanti siciliani chiedendo loro di portare il grano nella sua città, previo il dono di una caparra.

Quando questi mercanti si confrontarono sul sogno e ritrovarono la caparra salparono subito per Myra e rifornirono la città di grano.

Un’altra storia, sempre legata a quella carestia, parla di alcune navi cariche di grano, provenienti da Alessandria d’Egitto e in rotta per Costantinopoli, fecero sosta nel porto di Myra.

Il vescovo Nicola chiese al capitano di avere un po’ di grano per sfamare la popolazione, ma questi rispose che gli era impossibile offrirlo dal momento che il grano era stato pesato e se fosse stato notato l’ammanco lui sarebbe stato punito.

Nicola riuscì a convincerlo e così il grano fu scaricato e la popolazione sfamata. Le navi alessandrine giunsero a Costantinopoli con la stessa quantità di grano con la quale erano partite.

A questi miracoli è legata la tradizione del pane di San Nicola.Un altro evento miracoloso, abbastanza noto, legato all’intercessione del vescovo di Myra, è la risurrezione di tre bambini che un malvagio macellaio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne.

Mentre San Nicola era in viaggio, qualcuno sostiene per prendere parte al Concilio di Nicea, si fermò in un’osteria dove gli venne servito un pasto dichiarato essere a base di pesce; ma il vescovo, per ispirazione divina, si accorse che si trattava di carne umana. Così chiese all’oste di essere condotto nel luogo dove era conservato quel “pesce”.

Si fermò in preghiera ed ecco che le carni dei bambini si ricomposero ed allegramente saltarono fuori dalle botti. L’episodio, che spinse l’oste alla conversione, è anche all’origine del patrocinio di San Nicola sui bambini.Un altro episodio significativo della vita del Santo riguarda tre bambini così poveri da non avere nulla da mangiare e ai quali egli donò tre mele che nella notte divennero tre preziose mele d’oro che una volta vendute aiutarono la famiglia a vivere bene.

Da questa storia nasce la tradizione di molti Paesi del Nord Europa e del Nord Italia di portare, in occasione della festa di San Nicola, dei regali ai bambini, tra cui non mancano delle belle mele lucide e a volte colorate.

Ecco il culto

Dopo la morte di San Nicola le reliquie rimasero nella cattedrale di Myra fino 1087. Quando poi la città venne assediata dai musulmani le città di Bari e Venezia si contesero la corsa alle reliquie.

Una flotta di una sessantina di marinai baresi organizzò una spedizione con cui riuscirono ad impossessarsi di una cospicua parte del corpo del santo e a portarla a Bari.

Qui le reliquie del santo vennero accolte con solennità l’8 maggio 1087, data che è rimasta nella tradizione barese.

San Nicola è uno dei santi più popolari di tutto il cristianesimo. Venerato in tutto il mondo, a lui sono dedicate chiese, monumenti e opere d’arte.

È patrono di numerose località in Europa mentre in Italia vanta quasi 300 patronati.È considerato il patrono di marinai, pescatori, farmacisti, profumieri, bottai, bambini, ragazze da sposare, studenti, avvocati, prostitute, mercanti commercianti e vittime di errori giudiziari.È il Santo che mette d’accordo cattolici, ortodossi e protestanti.

Quest’ultimi, come è noto, non ammettono il culto dei santi, eppure essi tengono in grande considerazione la figura di Nicolaus. Sinterklass o Sint­Nicolaas, riconducibile al Santo di Myra, varcò l’Oceano, sulle navi dei coloni olandesi, ed approdò nel Nuovo Mondo, diventando Santa Claus.

Dietro quel cappuccio bianco, poi diventato commercialmente rosso, c’è la mitria del vescovo di Myra.

Dove si festeggia San Nicola nel Cilento

La diffusa presenza del culto di San Nicola nel Cilento è testimoniata dal nome dato ad alcuni paesi o località, dalla presenza di numerose chiese e cappelle a lui dedicate e dal patrocinio a cui sono affidate tantissime comunità.Intere generazioni di cristiani nel territorio cilentano hanno trovato nel vescovo di Myra non solo la figura del potente intercessore ma soprattutto un modello di vita che ha offerto un’autentica testimonianza di fede e di carità.In una cultura in cui si vorrebbe incentrare il sistema valoriale intorno al successo socio-economico, al benessere, al progresso tecnico-scientifico, la proposta di esemplarità dei santi potrebbe risultare antiquata eppure costituisce ancora uno spazio pedagogico prezioso. I santi insegnano a vivere la vita in maniera autentica.

“O vescovo di Mira Santo Nicola di Bari, proteggi i tuoi cari, i tuoi devoti”. I fedeli da secoli implorano cantando la potente intercessione del santo e soprattutto oggi in questo tempo di grandi turbamenti fisici, sociali e spirituali, elevano ancora più ardentemente ferventi preci in onore di San Nicola: “Siamo liberati dai pericoli della vita, dalla guerra, dalla fame o glorioso San Nicola grande padre. Amen”

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