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Cilento

18 anni fa moriva l’anarchico Giovanni Marini: era originario di Sacco

La storia dell'anarchico di Sacco, sostenuto da Moravia e Fò

Comunicato Stampa
23/12/2019 5:30 PM
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Diciotto anni fa, il 23 dicembre 2001, moriva a Salerno Giovanni Marini. Era originario di Sacco dove ha abitato fino all’età di 10 dieci anni. Poi con la famiglia si trasferì a Salerno. Iscrittosi al Partito Comunista ne uscì ben presto per le sue posizioni anarchiche. A ventisei anni emigrò al Nord e a Monza iniziò a lavorare in fabbrica come operaio. Dopo pochi mesi il licenziamento, a causa del suo impegno politico e nel 1970 rientrò a Salerno.

Il 7 luglio 1972 sul Lungomare di Salerno, verso le 19.30 Marini e Giovanni Scariati, entrambi aderenti ai gruppi anarchici, ebbero un primo diverbio con Carlo Falvella e Giovanni Alfinito, entrambi militanti del Fronte Universitario d’Azione Nazionale, con cui si erano casualmente incrociati.

Scariati raccontò poi alla polizia di aver evitato il degenerare della situazione portando via l’amico. Dopo circa due ore in via Velia si ripeté il diverbio, ma ai due anarchici si era aggiunto Francesco Mastrogiovanni (il maestro di Castelnuovo Cilento morto in regime di Tso all’ospedale di Vallo della Lucania). Marini, che nel frattempo si era recato a casa e si era armato di un coltello, impugnò l’arma e affrontò i due missini. Falvella, fu pugnalato all’aorta e morì poco dopo in ospedale e Alfinito fu invece ferito all’inguine. Nel corso della colluttazione anche Mastrogiovanni fu ferito alla gamba. Dopo lo scontro i tre anarchici fuggirono rendendosi irreperibili, ma Marini la sera stessa si costituì ai carabinieri e fu arrestato.

Marini così ammise il 9 luglio 1972: «Mentre vedevo il Mastrogiovanni fermo vicino a una macchina, in stato di choc, in quanto lo so emotivo, e Gennaro (Scariati) fermo a poca distanza, nel difendermi dallo sconosciuto fascista che mi dava calci e pugni e il suo amico, l’Alfinito, che colpiva Mastrogiovanni…io ho estratto un coltello che avevo in tasca e rivolto ai due, impugnando l’arma, ma senza colpire, ho detto :”Andate via!” Poiché gli stessi continuavano nell’atteggiamento innanzi descritto mi sono diretto verso L’Alfinito, che poco distante colpiva il Mastrogiovanni: ho cominciato a colpirlo con il coltello. Subito dopo, mentre l’altro giovane fascista mi veniva incontro disarmato- dico meglio con un pezzo di ferro in mano- l’ho colpito non ricordo con quanti colpi. Il giovane è rimasto all’inpiedi mentre io, buttato il coltello a terra, sono scappato nei vicoli di Salerno.»

Poco dopo l’omicidio e la confessione di Giovanni Marini, Soccorso Rosso Militante organizzò una campagna tesa a dimostrare l’innocenza di Marini nel corso della quale Dario Fò si schierò in prima linea.

A questo punto Giovanni Marini il 25 agosto 1972, con una lettera dal carcere rettificò la propria posizione: «La verità è che quella sera del 7 luglio io e il compagno Scariati ricevemmo molte provocazioni da noi non accolte. Perché convinti, come sempre, del vuoto politico delle risse, e perché ci eravamo accorti del gironzolare minaccioso di una squadra di picchiatori di Avanguardia nazionale dell’MSI allo stesso bar dove presi la spallata che mi spostò letteralmente. Anche a via Velia, quando continuò l’aperta sfida fascista, io e Scariati passammo avanti senza rispondere, all’attesa che si realizzasse il loro piano. E a molti metri di distanza, solo quando non vidi al mio fianco Mastrogiovanni, mi accorsi che era aggredito, che stava per terra e corsi in suo aiuto. Fin qua è d’accordo anche l’Alfinito, al quale ho rifiutato la parola nei confronti. Egli non ha negato che il mio intervento fu dopo, a rissa iniziata.»

Giovanni Scariati fu prosciolto in istruttoria. Francesco Mastrogiovanni, fu imputato per rissa. Marini invece restò in carcere, per essere messo sotto processo, insieme a Mastrogiovanni, il 28 febbraio 1974. In questo periodo, Marini divenne un leader di un movimento per i diritti dei carcerati. Entrò infatti nella redazione del periodico “Carcere Informazione” diretto da Giuliano Capecchi ed edito dal Centro di documentazione di Pistoia. Nella redazione c’erano anche Giovan Battista Lazagna e lo scrittore Vittorio Baccelli.

Il processo Marini e la sua lunga detenzione in carcere, uniti alla ricostruzione secondo cui lo scontro in cui era morto Falvella fosse da attribuirsi a una provocazione dei fascisti fecero di Marini un eroe della sinistra extraparlamentare italiana.

In favore di Marini si mobilitò anche Umberto Terracini, già presidente dell’Assemblea Costituente e firmatario della Costituzione italiana, che successivamente entrerà nel collegio difensivo. In un anno e mezzo, durante la detenzione preventiva, viene trasferito in 15 carceri in tutta Italia, lottando e denunciando le condizioni igieniche-sanitarie delle prigioni tramite un documento firmato “I carcerati rossi”. Per questo subisce violenti pestaggi. In tutta Italia nascono movimenti di solidarietà e manifestazioni per la liberazione dell’anarchico.

La situazione di tensione condusse anche a un trasferimento del processo da Salerno a Vallo della Lucania per motivi di ordine pubblico. Nel 1975 Marini fu condannato a dodici anni di carcere (successivamente ridotti a nove, di cui ne furono scontati sette) per omicidio preterintenzionale aggravato e concorso in rissa.

Fu durante la carcerazione che scrisse il libro di poesie E noi folli e giusti, che vinse il Premio Viareggio, sezione “Opera prima”.Numerosi personaggi di spicco della cultura italiana si espressero a favore dell’opera poetica di Marini; tra gli altri, Alberto Moravia, Camilla Cederna e Dario Fo. Oltre ai folli e giusti, Marini scrisse diverse altre opere, tra cui Di sordomuti post, Antonio per inerzia, Il bambino chiamato Zio Ciccio.

Dopo sette anni venne rimesso in libertà (1979), confinato per un anno, e tre ancora da scontare[18] in libertà vigilata, Marini ottenne un lavoro da parte del presidente della Comunità Montana Vallo di Diano di Padula, il socialista Gerardo Ritorto. Nonostante questa opportunità, Marini andò progressivamente emarginandosi sia dalla politica che dalla vita sociale in genere. Nel dicembre del 1982, appena terminato il periodo di libertà vigilata fu arrestato a Salerno con l’accusa di appartenenza alle Brigate Rosse, risultando poi innocente.

Marini morì di infarto il 23 dicembre 2001, all’età di 59 anni.

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