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Incendio a Velia, lettera aperta dell’associazione Genius Loci: non ci si accontenti di tornare alla normalità

L'auspicio è di un cambio di rotta per un reale sviluppo dell'area archeologica

Redazione Infocilento
04/07/2017 7:00 PM
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L’auspicio è di un cambio di rotta per un reale sviluppo dell’area archeologica

Dopo l’incendio che tra il 18 e il 19 giugno ha minacciato l’area archeologica “non possiamo porci nei confronti di Velia con inspiegabile ed ingiustificabile leggerezza, una leggerezza che sa di negligenza; se non ci si attiva in maniera decisa e determinata quando un sito patrimonio dell’umanità va a fuoco, evidentemente non meritiamo questo riconoscimento Unesco”. Inizia così una lettera aperta che l’associazione Genius Loci, tramite il presidente Giuseppe Di Vietri ha voluto indirizzare tra gli altri ai sindaci dei comuni di Ascea e Casal Velino, al Parco e al Mibact.

Nella missiva si evidenzia la gravità dell’episodio per il quale viene chiesto che “si accertino le responsabilità, non solo di chi ha causato il rogo ma anche di chi ha il compito di fare di Elea-Velia un’area protetta”.

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“Ciò – precisano dall’associazione – non per il gusto di puntare il dito (cosa che non sarebbe nemmeno fuori luogo) ma semplicemente per individuare coloro i quali dovranno adoperarsi in futuro, andando oltre le belle parole, oltre la lamentazione, oltre la pratica autoassolutoria che ha portato alla normalizzazione di una situazione di perenne emergenza di cui questo incendio ne è solo piccola parte”.

Per l’associazione Genius Loci, però, l’incendio che ha minato l’area archeologica di Velia deve essere anche una “spinta propositiva” per rilanciare l’area, senza accontentarsi di un mero ritorno alla normalità di un Parco che “nella sua storia recente è stato già soggetto ad incendi periodici, alcuni dei quali decisamente violenti, devastanti”.

La “normalità” per Elea-Velia non è un obiettivo da seguire e nella missiva se ne spiegano ampiamente le ragioni: “La normalità di Elea-Velia diventa la normalità di un sito che vede di anno in anno, di rogo in rogo, compromesso il suo equilibrio e la sua unicità di eccezionale valore, l’unicità di un Parco archeologico in cui elementi naturalistici hanno lo stesso valore delle evidenze di natura antropica, “combined works of natures and man” secondo la definizione dell’Unesco in cui la dimensione culturale e quella naturale sono necessarie e parimenti consustanziali. Velia richiede – così come specifica l’Unesco – una conservazione dell’ambiente considerato nella sua interezza e ciò non avviene nella normalità di Velia, dove non c’è cura e progettazione del paesaggio, l’aspetto naturalistico continua ad essere trascurato ed insieme a quello archeologico resta in vero scarsamente valorizzato e promosso. La normalità di Velia è quella infatti di un sito che ha riaperto oggi così come ha chiuso prima dell’incendio, con gli antiquarium della Cappella palatina, della Chiesa di S. Maria e della Masseria Cobellis, chiusi per mancanza di personale. La normalità di Velia è quella di un Parco che tiene chiuso al pubblico un elemento di grande attrazione, come la Torre. E’ frustrante visitare il parco passando da Porta Marina, le Terme Romane, Porta Rosa e, arrivati sull’acropoli, trovarsi la porta della Torre chiusa. E’ ingiusto, anche e sopratutto per la comunità del golfo di Velia, non poter godere di un luogo così suggestivo e identificativo. La normalità di Velia è quella di un sito relegato dietro al ponte della ferrovia, totalmente scollegato dal contesto, dall’irraggiungibile stazione ferroviaria e con una segnaletica pessima. La normalità di Velia è quella di una Carta della qualità dei servizi che riporta la presenza di zone di sosta che fino a poco tempo fa erano costituite da panchine di legno divelte e con chiodi arrugginiti che sbucavano fuori. La normalità di Velia è quella di un sito internet istituzionale della Soprintendenza in cui trovi pure la Carta della qualità dei servizi (che non ci sono) ma che durante i giorni di chiusura totale non indicava che il parco archeologico fosse temporaneamente chiuso. Per di più se si prova a cliccare sulla sezione “ulteriori informazioni” ci si ritrova su un sito che vende abbigliamento. La normalità di Velia è quella di un sito che, al di là dei consueti ottimistici proclami, stenta a decollare. La normalità di Velia è quella di un sito con una vecchia galleria ferroviaria utilizzata come deposito e con l’impianto di areazione rotto da anni. La normalità di Velia è quella di un sito coi depositi pieni di roba che rimangono inaccessibili ai più. Reperti non solo velini ma anche di altri siti, come quelli rinvenuti nella necropoli lucana di Chiusa delle Grotte vicino Pattano, lì rinchiusi e inaccessibili.
La normalità di Velia è infatti quella di un parco archeologico che non interagisce con i siti archeologici della Civitella, di Roccagloriosa, di Sacco a Sapri, i cui reperti sono chiusi nei depositi di Velia e che gioverebbe per la Conoscenza che fossero esposti. La normalità di Velia è quella di un sito che si è visto ignobilmente vandalizzare da alcuni miserabili senza volto il percorso in braille per ipovedenti realizzato su delle tartarughe di terracotta. Vigliacchi miserabili. La normalità di Velia è quella di un sito che beneficia del PON Cultura e Sviluppo ma il progetto finanziato “Velia Città delle acque” è ignoto ai portatori di interesse e alla comunità locale. La normalità di Velia è quella di un sito che aspetta da dodici anni che venga applicata una Legge che gli è stata dedicata: la Legge Regionale 5 del 2005 che ha istituito, attorno al perimetro del Parco, una zona di riqualificazione paesistico ambientale su cui la Soprintendenza e i Comuni di Ascea e Casalvelino avrebbero dovuto redigere un piano particolareggiato di riqualificazione che ancora non è stato fatto. La normalità di Velia è quella di un sito a cui vengono assegnati dal Ministero 300.000 euro (Decreto Dirigenziale del 27 ottobre 2014) per interventi definiti urgenti, e dopo sei mesi anziché iniziare i lavori si fa una presentazione di questi finanziamenti all’interno del Parco, con tanto di buffet e autorità varie, in attesa del taglio dell’erba, della manutenzione del verde, dell’adozione di misure antincendio, dell’installazione di telecamere e di altre misure a cui erano destinati”.

L’incendio, dunque, deve essere solo un punto di partenza per ripartire e andare al di là della “normalità”, avviando un concreto un cambio di rotta: “Vi è la necessità di strutturare il Tavolo tecnico di coordinamento come qualcosa in più che un Tavolo dove si discute del taglio dell’erba bensì un Tavolo che si ponga come vera e propria governance del Parco archeologico, che fornisca una visione e individui degli obiettivi concreti e misurabili da raggiungere nel giro di tre-cinque-dieci anni  – auspicano dall’associazione – Un Tavolo tecnico di coordinamento che esprima una visione condivisa ed elabori una strategia che ponga il Parco archeologico all’interno di un disegno d’area e ciò è nevralgico perché i riconoscimenti Unesco sono riconoscimenti di valori d’area che riescono ad essere valorizzati solo se dialogano strategicamente col contesto. Bisogna rafforzare, dare centralità e rendere operativa quella infrastruttura immateriale che è il Tavolo tecnico di coordinamento andando oltre il semplice taglio dell’erba, così facendo si può pensare ad un Parco Archeologico di Elea-Velia che si ponga come matrice e motrice di sviluppo per il territorio, uno sviluppo locale a base culturale”.

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