Le recenti sentenze del TAR e del Consiglio di Stato hanno ulteriormente animato il dibattito politico a Camerota, dichiarando illegittimo l’operato del Comune in merito agli interventi sulla falesia. Nonostante i pronunciamenti giudiziari, nei giorni scorsi la maggioranza ha confermato la fiducia al sindaco Scarpitta, scatenando la dura reazione dei consiglieri di minoranza.
Il nodo dei ritardi e i fondi regionali
Uno dei punti centrali della polemica riguarda la tempistica degli interventi. Secondo il cronoprogramma della Regione, i lavori avrebbero dovuto prendere il via nell’ottobre 2023. L’opposizione sottolinea come sia trascorso oltre un anno senza che il cantiere venisse aperto, mettendo a rischio un progetto già finanziato per un valore di € 5.498.251,35.
I consiglieri Domenico Spiniello, Marina Bagnato, Giuseppe Molfese, Giangaetano Petrillo e Giada Cusati pongono interrogativi diretti sulla gestione dei fondi pubblici e sul mancato rispetto delle scadenze regionali. Sostengono, inoltre, che se i suggerimenti di prudenza avanzati nel 2024 fossero stati accolti, oggi i lavori sarebbero già conclusi, evitando uno scontro legale dall’esito prevedibile.
La contestazione sull’urgenza a Cala del Cefalo
L’amministrazione comunale aveva giustificato le proprie scelte operative parlando di un “pericolo imminente” nell’area di Cala del Cefalo. Tuttavia, questa tesi è stata smentita in due gradi di giudizio. Secondo quanto riportato dai consiglieri di minoranza: l’urgenza dichiarata non sarebbe supportata da alcuna relazione geologica; sono stati eseguiti lavori senza autorizzazione nel tratto di Cala del Cefalo, come emergerebbe dal progetto esecutivo; la scelta di concentrarsi su un’area priva di reale urgenza avrebbe rallentato la definitiva messa in sicurezza della zona.
Una richiesta di trasparenza
L’opposizione definisce la situazione come una vera e propria “frana amministrativa” e accusa il sindaco di aver mentito consapevolmente, pregiudicando la sicurezza stradale. Viene chiesto con forza alla maggioranza di smettere di minimizzare le sentenze e di spiegare ai cittadini chi si assumerà la responsabilità dei danni economici derivanti dal contenzioso.
“I documenti parlano chiaro”, concludono i consiglieri, ribadendo che il rispetto della legge non è facoltativo e che la verità sulla gestione di questo appalto sta finalmente emergendo.
