Il Consiglio di Stato ha tracciato una linea di confine netta, ma non priva di spiragli, nella complessa e ultra-ventennale vicenda delle Fonderie Pisano di Salerno. La Quarta Sezione di Palazzo Spada, tramite l’ordinanza n. 01870/2026, ha confermato in gran parte il provvedimento con cui la Regione Campania aveva disposto la decadenza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e la conseguente chiusura dello stabilimento, ritenendo prioritari i diritti alla salute e all’ambiente rispetto agli interessi economici aziendali.
I giudici amministrativi hanno tuttavia teso una mano alla storica azienda di Fratte, sospendendo temporaneamente l’obbligo di presentare il piano di dismissione e ripristino ambientale. Questa decisione evita effetti irreversibili sulla struttura e concede alla società un’ultima possibilità per adeguare i propri impianti tecnologici alle stringenti normative europee.
Lo scontro sul rispetto delle linee guida europee e la sentenza CEDU
All’origine del blocco vi è il decreto dirigenziale n. 94 del 25 marzo 2026 della Regione Campania, che ha bocciato il progetto di riesame dell’AIA presentato dalle Fonderie Pisano a causa del mancato adeguamento alle nuove “BAT Conclusion” (Best Available Techniques) fissate dalla Decisione di Esecuzione (UE) 2024/2974. Lo stabilimento siderurgico, attivo dai primi anni Sessanta e progressivamente inglobato in un quartiere ad alta densità abitativa, è classificato come industria insalubre di prima classe.
Il quadro normativo e di fatto si è ulteriormente aggravato in seguito alla recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) del 6 maggio 2025. I giudici di Strasburgo hanno condannato lo Stato italiano per non aver protetto i residenti dall’inquinamento, ravvisando la violazione dell’articolo 8 della Convenzione sul diritto al rispetto della vita privata e familiare. Nella “sentenza pilota” della CEDU è emerso chiaramente come non «sia stato conseguito un giusto equilibrio tra l’interesse dei ricorrenti a non subire gravi danni ambientali che avrebbero potuto compromettere la loro vita privata, da una parte, e l’interesse della società nel suo complesso, dall’altra». Di conseguenza, l’autorità internazionale ha sancito che «le autorità siano venute meno al loro obbligo positivo di adottare tutte le misure necessarie per garantire l’effettiva tutela del diritto dei ricorrenti al rispetto della loro vita privata».
Il bilanciamento degli interessi operato da Palazzo Spada
Nel respingere il ricorso principale della società, che evidenziava il grave danno economico e il rischio occupazionale per oltre cento nuclei familiari, il Consiglio di Stato ha stabilito che la salvaguardia della salute pubblica non può essere subordinata alla continuità aziendale. I magistrati hanno rimarcato come l’incompatibilità dell’impianto con il tessuto urbano circostante fosse nota fin dal Piano Urbanistico Comunale del 2006, che condizionava l’espansione residenziale alla delocalizzazione della fonderia.
Secondo il Collegio, le conseguenze di un’inerzia ventennale non possono giustificare la prosecuzione di un’attività a forte impatto ambientale. Anche la proposta avanzata dall’azienda di ridurre i volumi produttivi è stata giudicata insufficiente a fronte dei danni cumulativi da esposizione subiti dalla popolazione. Sul fronte dei lavoratori, i giudici hanno rilevato l’assenza di ostacoli per un ricorso tempestivo agli ammortizzatori sociali, inclusa la Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) per riorganizzazione aziendale.
Lo stop alla dismissione: spiraglio aperto per l’adeguamento
Nonostante la conferma dello stop alla produzione, l’ordinanza ha parzialmente accolto le istanze delle Fonderie Pisano bloccando il punto 3 del dispositivo regionale. L’imposizione immediata di un piano di smantellamento avrebbe infatti prodotto effetti irreversibili, impedendo definitivamente qualsiasi tentativo di conformare il sito ai nuovi standard tecnologici.
Viene così lasciata alla società la facoltà di apportare le necessarie integrazioni e dare nuovo impulso al procedimento di riesame. La palla passa ora al Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sede di Salerno, a cui il Consiglio di Stato ha ordinato di fissare con massima urgenza l’udienza pubblica per la trattazione del merito della causa. Le spese della fase cautelare sono state compensate tra le parti in ragione della complessità giuridica e costituzionale della controversia.
