L’allarme Epatite A, inizialmente circoscritto all’area napoletana, si sta propagando con rapidità verso il resto della Campania e lambisce la parte settentrionale della Calabria. I reparti di Malattie Infettive degli ospedali situati nel territorio che va da Scafati a Sapri registrano un afflusso costante di pazienti con intossicazioni alimentari e contagi accertati. Sebbene molti dei ricoverati provengano dal Napoletano, iniziano a emergere i primi casi sospetti definiti “autoctoni”.
Tra questi, desta particolare attenzione la vicenda di un giovane residente nella Piana del Sele, attualmente ricoverato all’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Eboli per una grave indigestione; il paziente ha riferito di aver consumato pesce crudo in un ristorante di sushi e si attende l’esito degli esami specifici per confermare la presenza del virus.
I numeri del contagio: ospedali sotto pressione
La pressione sulle strutture ospedaliere della provincia di Salerno è in netto aumento. Negli ultimi giorni sono stati segnalati cinque pazienti affetti da Epatite A all’ospedale “Ruggi” di Salerno, quattro all’”Umberto I” di Nocera Inferiore e due al “San Luca” di Vallo della Lucania. I dati regionali delineano un quadro preoccupante: al 18 marzo si contano 155 casi conclamati in Campania dall’inizio dell’anno, un numero destinato a crescere.
L’epicentro resta Napoli, dove l’ospedale Cotugno, centro di riferimento regionale, ha esaurito i posti letto disponibili dopo i 14 nuovi ricoveri registrati in una sola giornata. I dati diffusi dall’Asl Napoli 1 Centro confermano l’eccezionalità del fenomeno: 65 casi dal primo gennaio, un incremento di 10 volte rispetto alla media degli ultimi dieci anni e di 41 volte rispetto al triennio precedente. Il picco è evidente nell’analisi mensile: dai 3 casi di gennaio si è passati ai 19 di febbraio, fino ai 43 registrati nelle prime tre settimane di marzo.
La strategia della Regione: sorveglianza e vaccinazioni
La Regione Campania, attraverso la DG Salute, ha attivato un protocollo di contenimento rigoroso basato su sorveglianza epidemiologica, controlli serrati sulla filiera alimentare e monitoraggio dei molluschi bivalvi. Per fronteggiare l’escalation, è stato disposto il potenziamento dell’offerta vaccinale gratuita anti-HAV per le categorie più esposte.
Il piano vaccinale regionale coinvolge prioritariamente il personale sanitario, gli operatori della filiera alimentare, i pazienti fragili e la popolazione pediatrica a rischio, oltre ai contatti stretti dei soggetti infetti. L’obiettivo dell’ente è garantire una risposta uniforme e tempestiva su tutto il territorio, mantenendo elevata l’attenzione nei contesti a maggiore rischio di esposizione.
Caratteristiche del virus e modalità di trasmissione
L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV, che si trasmette principalmente per via oro-fecale. Il contagio avviene tramite l’ingestione di acqua o cibi contaminati o attraverso il contatto stretto con persone infette. Un elemento critico è rappresentato dalla contagiosità precoce: il virus è presente nelle feci già 7-10 giorni prima della comparsa dei sintomi. Il periodo di incubazione varia solitamente dai 15 ai 50 giorni, con sintomi che includono febbre, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero. Sebbene la guarigione sia generalmente completa, il decorso può risultare critico per anziani e soggetti con patologie epatiche pregresse.
Sicurezza alimentare: i rischi del pesce crudo e dei frutti di bosco
Nella trasmissione alimentare, il ruolo predominante è svolto dai molluschi bivalvi (cozze, vongole, ostriche) consumati crudi o poco cotti. Questi organismi filtratori possono accumulare particelle virali se provenienti da acque contaminate. Le autorità sanitarie chiariscono che la semplice apertura delle valve durante la cottura non è garanzia di sicurezza: il prodotto deve risultare ben cotto in modo uniforme.
Un ulteriore rischio è rappresentato dai frutti di bosco. Se freschi, devono essere lavati accuratamente; se congelati o surgelati, l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda tassativamente la bollitura a 100° C per almeno 2 minuti. È dunque vietato l’uso di frutti di bosco surgelati crudi per guarnire dolci o yogurt.
Regole di prevenzione e igiene quotidiana
Per contenere la diffusione dell’infezione, è fondamentale adottare comportamenti prudenti e rigorose norme igieniche:
- Lavaggio delle mani: con acqua e sapone per almeno 20 secondi prima di cucinare e dopo l’uso dei servizi igienici.
- Separazione degli alimenti: utilizzare utensili diversi per cibi crudi e cotti per evitare contaminazioni crociate.
- Sanificazione: pulire accuratamente i piani di lavoro e i lavelli dopo aver manipolato alimenti crudi.
- Acqua sicura: consumare solo acqua di provenienza controllata e non utilizzare acqua sospetta per ghiaccio o lavaggio alimenti.
- Responsabilità: non preparare pasti per terzi in presenza di sintomi gastrointestinali e rivolgersi immediatamente al medico in caso di ittero o stanchezza persistente.
