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Cilento

Cassazione, ancora domiciliari per Franco Alfieri. Ecco le motivazioni

La Cassazione motiva la scelta di respingere il ricorso di Franco Alfieri e confermare gli arresti domiciliari

Redazione Infocilento
14/03/2026 7:40 PM
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Franco Alfieri

La Suprema Corte di Cassazione, Quinta Sezione Penale, ha fornito le motivazioni della decisione presa nel novembre scorso in cui ha rigettato il ricorso dei legali Francesco Alfieri, contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Salerno, confermando la misura cautelare degli arresti domiciliari per l’ex sindaco di Capaccio Paestum, accusato di scambio elettorale politico-mafioso.

Il patto siglato all’ombra del “metodo mafioso”

Al centro dell’inchiesta si staglia un presunto accordo illecito stretto tra Alfieri, all’epoca candidato alla carica di primo cittadino, e Roberto Squecco, soggetto già condannato per associazione di stampo mafioso. Secondo l’impianto accusatorio validato dai giudici di legittimità, Squecco avrebbe promesso ad Alfieri un pacchetto di voti.

In cambio di tale sostegno elettorale, Alfieri avrebbe garantito il mantenimento della disponibilità della struttura balneare “Lido Kennedy” a Capaccio Paestum e la candidatura di Stefania Nobili, moglie dello stesso Squecco, la quale avrebbe partecipato consapevolmente alla stipula del patto.

La “fama criminale” come elemento di prova

I giudici della Cassazione hanno ritenuto infondate le lamentele della difesa, la quale sosteneva la mancanza di prove circa l’effettiva appartenenza di Squecco a clan camorristici nel periodo interessato. La sentenza sottolinea come l’esistenza dell’intesa possa essere desunta da indicatori ritenuti sintomatici quali la fama criminale del procacciatore di voti e la sua forza intimidatrice sul territorio.

Nell’ordinanza viene rimarcato come lo spessore criminale di Squecco fosse un “fatto notorio” nell’area del Cilento e della Piana del Sele, consolidato dai legami storici con il clan guidato da Giovanni Marandino. La Corte ha evidenziato che la percezione diffusa nel tessuto socio-economico locale rendeva la promessa di voti fondata su un background di estrazione mafiosa non solo credibile, ma concretamente realizzabile.

Le esigenze cautelari e il rischio di inquinamento

Oltre all’interpretazione degli indizi, la Suprema Corte ha confermato la sussistenza delle esigenze cautelari. I giudici hanno ravvisato il pericolo di inquinamento probatorio, legato alla capacità dell’indagato di influenzare testimoni e persone informate sui fatti, e il rischio di reiterazione del reato.

Nonostante le dimissioni di Alfieri dalle cariche pubbliche, secondo gli ermellini, la rete di contatti e l’influenza politica esercitata sono state considerate fattori idonei a mantenere attuale il rischio di condizionamento dell’amministrazione locale.

La situazione attuale

Per Alfieri, intanto, anche l’ultima richiesta di revoca della misura cautelare è stata respinta nonostante, soltanto nel gennaio scorso, proprio gli ermellini avessero annullato con rinvio il provvedimento (leggi qui). Una situazione, dunque, che resta complessa nonostante in tanti inizino a pensare che una detenzione, seppur domiciliare, così lunga, sia ad oggi eccessiva. Pare che i giudici abbiano altri elementi.

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4 commenti
  • Franco Costantino ha detto:
    14 Marzo 2026 alle 20:04

    🫣

    Rispondi
  • Massimo De Rosa ha detto:
    14 Marzo 2026 alle 20:03

    le toghe nere, i giudici politicizzati di destra ?🤣

    Rispondi
  • Mauro Mascia ha detto:
    14 Marzo 2026 alle 19:55

    Ne ha fatte di tutti i colori!
    Lasciatelo dove merita!

    Rispondi

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