Si riaccendono i riflettori giudiziari sulla vicenda Ifil, la società di consulenza immobiliare al centro di un complesso iter processuale. Dinanzi al collegio della Corte d’Appello di Salerno, la procuratrice generale Lerose ha formalizzato le proprie richieste, insistendo per la condotta illecita di Piero De Luca. Per il parlamentare del Partito Democratico, la Procura generale ha chiesto una condanna a due anni di reclusione.
La vicenda trae origine dal fallimento della società che faceva capo a Mario Del Mese. In primo grado, i giudici avevano assolto De Luca junior con la formula “il fatto non costituisce reato”. Tuttavia, la Procura ha impugnato tale sentenza, portando il caso al secondo grado di giudizio.
Al centro dell’accusa i biglietti aerei per il Lussemburgo
Il fulcro della contestazione mossa a Piero De Luca riguarda il pagamento di diversi biglietti aerei per il Lussemburgo, acquistati tra il 2009 e il 2011, periodo in cui l’attuale deputato lavorava all’estero. Secondo l’accusa, tali titoli di viaggio, per un valore complessivo di 23.026 euro, sarebbero stati saldati direttamente dalla Ifil.
Nonostante la Procura generale abbia ammesso che non sono emerse prove circa il ruolo di De Luca come socio occulto, la pg ha ribadito in aula che l’imputato fosse a conoscenza della provenienza dei fondi per quei voli. Durante l’arringa, non è stato fatto riferimento alle quietanze prodotte dalla difesa — rappresentata dal professor Andrea Castaldo — volte a dimostrare l’avvenuta restituzione di tali importi.
Le posizioni degli altri imputati e le strategie difensive
Le richieste della Procura generale non hanno riguardato solo il figlio dell’ex governatore, ma l’intero assetto dei coinvolti nel crac della società.
Le difese hanno iniziato a esporre le proprie tesi. L’avvocato Michele Tedesco, difensore di Ferraro, ha segnalato un errore materiale nelle date dei pagamenti dei biglietti, sostenendo che l’unico assegno di responsabilità del suo assistito fosse stato rimborsato, configurando una “bancarotta riparata”.
Il legame tra il fallimento Ifil e il crac Amato
L’indagine sulla Ifil è strettamente connessa al fallimento dello storico Pastificio Amato. Le perquisizioni condotte dalla Guardia di Finanza tra il 2014 e il 2015 avevano evidenziato come la Ifil fosse il perno di una trattativa per la ristrutturazione dell’azienda.
Secondo quanto riferito agli inquirenti da Giuseppe Amato jr, la società di Del Mese avrebbe ricevuto somme di denaro dalla Amato Spa. Parte di questi fondi sarebbe servita a remunerare un’attività di intermediazione presso il Comune di Salerno per agevolare le concessioni edilizie nell’area dell’ex Pastificio. È proprio dall’analisi dei documenti contabili emersi in questo filone investigativo che sono stati individuati i flussi finanziari relativi ai viaggi di Piero De Luca e le altre spese che avrebbero condotto la società al dissesto finanziario.

Il PD è uguale a fratelli di cella, resterà al suo posto indisturbato,vedi la Santanchè, la riforma voluta fortemente dalla destra per salvare anche il pd
Ma figuratevi se lo condanneranno
La mela 🍎 non cade mai lontano dall’albero
Pierino, ma cosa mi combini…”adesso, chi glielo dice a papà, quando stasera torna a casa”?!
Finirà a tarallucci e vino come spesso accade.
Tale padre tale figlio
Speriamo che non finisca in una bolla di sapone come al solito
Adesso interviene papà a cambiare il pannolino e a mettere tutto a tacere la famiglia non si tocca ,io li capisco fanno i propri interessi pero veramente sono una cozzaglia di deficienti chi li sostiene o riceve il contentino?
E fico che dice 😂😂😂