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Ovodonazione cos’è, quando si ricorre, come si svolge, quanto costa

A cura di Redazione Infocilento
Pubblicato il 27 Luglio 2022
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Punti nascita

Chi decide di regalare i propri ovuli deve recarsi presso una clinica specializzata in fecondazione assistita sottoporsi ad una serie di esami e poi ad un piccolo prelievo per il prelievo degli stessi.

Con la consulenza degli esperti del settore, gli amici di https://www.fertilab.it, cercheremo di rispondere a questi quesiti: cos’è l’ovodonazione? Quando ci si ricorre? Come si svolge e quanto costa?

Cos’è l’ovodonazione e quando si ricorre

Come detto, la donazione degli ovociti è il prelievo degli ovuli direttamente dall’organo riproduttivo in una donna che prima di sottoporsi all’intervento è stata appositamente stimolata.

Una volta prelevati gli ovuli, questi ultimi vengono fecondati in vitro e poi impiantati nella donna che ha problemi di fertilità.

Ecco quindi che l’ovodonazione risulta la soluzione ideale per tutte quelle donne che, in condizioni di sterilità comprovata, non possono attecchire naturalmente ad una gravidanza.

Si ricorre alla donazione di ovociti quando la donna interessata al concepimento è in età avanzata, quando soffre di scarsa riserva ovarica precoce o congenita, quando ha avuto o ha malattie che rendono difficoltosa la capacità riproduttiva, anche in presenza di anomalie cromosomiche o genetiche, di poliabortività e di inseminazione naturale andata a vuoto.

In tutti questi casi il medico può consigliare la fecondazione in vitro con ovulo di donatrice.

Sorge a tal punto spontaneo domandarsi se la donatrice di ovuli debba avere o meno dei requisiti particolari.

Ebbene le cliniche specializzate che conservano ovociti per favorire la fecondazione assistita delle proprie pazienti, pretendono dalle donatrici alcune specifiche caratteristiche.

Ad esempio la donna deve avere un’età compresa tra 20 e 35 anni, deve poter dimostrare di trovarsi in una perfetta condizione di salute fisica e mentale, deve avere un processo ovulatorio ben funzionante e deve avere un limite massimo di dieci nati con i propri gameti.

Per evitare spiacevoli sorprese si fanno anche ricerche genetiche al fine di capire se chi dona ovuli è per caso portatrice sana di malattie congenite, ereditarie o genetiche (anche per questo  la donatrice non può essere stata adottata, poiché è imprescindibile conoscere l’anamnesi medica).

Come si svolge la donazione degli ovociti

Lo svolgimento della donazione di ovociti parte dalla selezione delle donatrici, che come abbiamo detto devono essere giovani e molto fertili (due requisiti imprescindibili per garantire un recupero ottimale di ovociti in termini di numero e qualità).

Si precisa che l’ovodonazione è volontaria e in forma anonima: prima di procedere al prelievo degli ovociti, si valuta la storia clinica della persona e della sua famiglia, la si sottopone a visita ginecologica e si fanno  test specifici per escludere malattie infettive.

Viene poi compilata una sorta di tabella preferenziale, in cui vengono segnate le caratteristiche immunologiche (gruppo sanguigno) e fenotipiche della donatrice.

Ciò serve per capire se sussiste o meno compatibilità con quelle dei futuri genitori, favorendo in un certo qual modo  il naturale processo di integrazione familiare.

Passiamo ora allo svolgimento vero e proprio dell’intervento di prelievo degli ovuli.

Si parte con la stimolazione  dell’attività  ovarica  della  donatrice, attraverso la somministrazione alla stessa di una cura ormonale. Così facendo si induce la maturazione di più follicoli e la proliferazione di più ovociti prima che si verifichi  l’ovulazione naturale (per poter raccogliere le cellule uovo è prima necessario localizzarle).

Da quando comincia la stimolazione fino al prelievo vero e proprio, la donatrice è tenuta a fare delle ecografie periodiche e a dosare anche di frequente i livelli ormonali per individuare in questo modo il momento più ideale per andare ad aspirare gli ovuli fecondabili mediante puntura follicolare (intervento chirurgico per estrarre gli ovociti della donna dall’interno dei follicoli antrali maturi).

Una volta che i follicoli saranno abbastanza stimolati da avere un diametro approssimativo di 18 mm, la clinica programma il prelievo degli ovuli e somministra con la cosiddetta punta follicolare l’ormone hCG per indurre l’ovulazione tra le 36 e le 48 ore successive.

Per il prelievo degli ovuli, si effettua una puntura transvaginale ecoguidata (quindi dalla vagina della donatrice), per cui la donatrice viene sottoposta ad una blanda anestesia locale, affinché il ginecologo possa effettuare l’intervento (di solito l’intervento viene effettuato in presenza anche di un embriologo e di un anestesista) della durata di circa 20 minuti.

Attraverso l’uso dello speculum, il ginecologo si fa strada nella cervice, introduce l’ecografo e poi effettua la puntura con l’ago di aspirazione.

L’ecografia serve al medico per localizzare i follicoli ed effettuare la puntura di questi ad uno a uno, nel punto giusto raccogliendo il liquido che contengono, dentro il quale è presente l’ovocita.

Mantenendo sempre una temperatura di 37° C, il materiale prelevato viene trasferito al laboratorio, dove gli specialisti embriologi recuperano e selezionano gli ovociti maturi, e li preparano all’uso.

Il costo

L’ovodonazione ha un costo, che ovviamente affronta la paziente interessata alla fecondazione eterologa. In Italia in media ha un costo di circa 4 mila euro.

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