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Santa Lucia: culto e tradizioni nel Cilento

Oggi 13 Dicembre, si celebra Santa Lucia, una santa molto venerata anche nel Cilento. Tante le parrocchie che la venerano

A cura di Concepita Sica
Pubblicato il 13 Dicembre 2021
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È una figura molto cara alla devozione cristiana. Invocata per la protezione degli occhi, è tra i santi più popolari, più amati e più venerati al mondo. È, inoltre, una delle sette donne menzionate nel Canone Romano, principale ed antica Preghiera Eucaristica.

Invocata per le malattie degli occhi e per le carestie, Santa Lucia è la patrona della vista, degli oculisti e degli elettricisti. Tantissime città e numerosi paesi sono posti sotto il suo patrocinio; a lei sono intitolate diverse chiese, cappelle, monumenti. Impossibile annoverare gli affreschi ed i dipinti realizzati nei secoli sulla Santa.

Quella del 13 dicembre, inoltre, è tra le feste più celebrate ed amate. Dal sapore fortemente religioso, tuttavia a questa ricorrenza sono legate moltissime tradizioni. Breve storia della Santa Santa Lucia nacque a Siracusa sul finire del III secolo (283 circa) da una nobile e ricca famiglia.

La storia

A pochi anni dalla nascita rimase orfana del padre e, sotto le amorevoli cure della madre Eutichia, crebbe alla luce dei valori cristiani. Secondo le consuetudini del tempo, Lucia era stata promessa sposa ad un giovane nobile e ricco, ma pagano; tuttavia ella, fin da fanciulla, si era consacrata segretamente a Dio. La madre soffriva da anni di flussi emorragici ed aveva speso ingenti quantità di denaro per curarsi ma senza risultati.

La figlia allora risolutamente decise di condurre la madre a Catania per recarsi a pregare sulla tomba di sant’Agata, per ottenere la guarigione. Mentre si trovavano nei pressi della tomba sentirono proclamare il brano del Vangelo che riferiva l’episodio della guarigione dell’emorroissa. Le due donne si avvicinarono e inginocchiate, tra le lacrime, pregarono la santa martire.

Lucia ebbe allora una visione in cui la santa di Catania le annunciava la guarigione della madre e nel contempo gli onori che avrebbe ricevuto a Siracusa (ovvero le annunciava il martirio). Ritornate a casa, Lucia rivelò alla madre il suo proposito di consacrarsi a Dio ed il suo desiderio di donare tutti i suoi beni ai poveri. Esacerbato dai continui rinvii del matrimonio e dalla notizia dell’alienazione dei beni patrimoniali di Lucia, il promesso sposo decise di vendicarsi del suo rifiuto denunciando la ragazza al locale tribunale romano.

In quegli anni infuriava la crudele persecuzione dei cristiani ad opera di Diocleziano. Lucia venne arrestata ed in seguito al suo fermo rifiuto di sacrificare agli dei pagani venne sottoposta a processo ed interrogata dal governatore Pascasio. Dopo un fitto interrogatorio, in cui la fanciulla, senza timore, faceva emerge la sua profonda fede in Cristo con risposte intessute di appropriate citazioni bibliche, il governatore la condannò alla pena del postribolo (casa di piacere), ma nessuno riuscì a spostarla, nessun soldato, nessun mago e nemmeno diverse coppie di buoi: ella era diventata immobile come una roccia. Venne così condannata ad essere bruciata viva.

Le fiamme divamparono e nonostante le avessero gettato addosso pece, resina, legname, olio, non venne toccata. Rimasta miracolosamente illesa dai numerosi supplizi, dopo aver profetizzato l’imminente fine della persecuzione di Diocleziano e la pace per i cristiani, venne finita con un colpo di spada. Era il 13 dicembre del 304. Il suo corpo venne devotamente sepolto nelle catacombe che da lei presero il nome. Il culto Un’epigrafe marmorea del IV secolo, ritrovata a Siracusa nelle catacombe di Santa Lucia, è la testimonianza più antica del culto verso la santa.

Sul finire del IV secolo sorgevano già in tutta Italia delle chiese a lei dedicate. Il corpo di Santa Lucia si trova oggi nella chiesa dei santi Geremia e Lucia a Venezia. L’allontanamento dalla terra natale è frutto delle numerose vicende storiche susseguitesi nel tempo. Le reliquie della santa rimasero a Siracusa per molti secoli. Dalle catacombe erano state poi spostate nella chiesa eretta in suo onore. Durante l’invasione saracena dell’878 le reliquie vennero nascoste. Nel 1039 un generale bizantino portò le reliquie a Costantinopoli.

Durante la Quarta Crociata (1202-1204) i Cavalieri cristiani anziché liberare la Terra Santa si dedicarono a saccheggiare la capitale bizantina. Le reliquie di Santa Lucia vennero portate a Venezia e collocate nella Chiesa di San Giorgio Maggiore, il 18 gennaio 1205. Quasi un secolo dopo, durante un pellegrinaggio, alcune imbarcazioni si rovesciarono causando la morte di molti fedeli; si decise così di spostare in città le reliquie della Santa.

Nel 1313 venne edificata una chiesa in onore di Santa Lucia, ma nel XIX secolo, a causa della decisione del governo austriaco di costruire lì la stazione ferroviaria, questa venne demolita ed il corpo della Santa venne trasferito nella chiesa di San Geremia dove si trova ancora oggi. Nell’iconografia cristiana Santa Lucia viene raffigurata solitamente con la palma, simbolo del martirio, a cui spesso sono associati il giglio, simbolo della verginità, ed il Vangelo a cui era ispirata la sua vita; infine talvolta si trova la spada per ricordare il modo in venne uccisa. Nella maggioranza dei casi l’immagine presenta un piattino in cui sono riposti gli occhi.

Quest’ultimo elemento iconografico si può ricondurre al significato del nome (Lucia, la luce, elemento essenziale per la vista), oppure al fatto che sin dall’antichità ci sono testimonianze di miracoli di guarigione degli occhi. Lo stesso Dante Alighieri attesta di essere guarito da un grave danno alla vista dopo aver invocato spesso Santa Lucia; il Sommo Poeta, poi, come gesto di riconoscenza, inserisce la Santa nella “Divina Commedia”.

Le tradizioni

Le tradizioni nella notte tra il 12 ed il 13 dicembre, in molte città dell’Italia del Nord, i bambini aspettano con fervida emozione la consegna dei doni che Santa Lucia farà cavalcando il suo asinello. Un lenzuolo bianco posto al centro della stanza più importante della casa accoglierà i doni che la Santa porterà in base ad i desideri espressi dai bambini nella letterina.

Prima di mettersi a letto i bambini lasciano dei biscotti e del latte per ricolmare Santa Lucia delle sue fatiche ed anche un po’ di paglia per il suo asinello. Pur non essendo festa nazionale, il 13 dicembre tutta la Svezia si ferma per celebrare Santa Lucia tra canti, concerti, dolci tipici natalizi e luci. È la festa più amata e sentita dagli svedesi.

In ogni città viene eletta ed incoronata una “Santa Lucia”, una ragazza che deve saper cantare. Bambine e ragazze indossano una veste bianca con una cintura rossa e mettono in testa una corona con delle candele elettriche, invece per la “Santa Lucia” eletta le candele sono vere. Tra le tradizioni legate a Santa Lucia, più caratteristiche e diffuse nella nostra penisola, vi è quella de “li iuorni condati” (i giorni contati), un metodo di previsioni metereologiche che trae origini dal sapere contadino. Si trattava di contare i giorni a partire da Santa Lucia fino al 24 dicembre e di attribuire ad ogni giorno un mese dell’anno.

Per cui il tempo metereologico che si fosse presentato il 13 dicembre corrispondeva all’andamento del clima del mese di gennaio; il 14 dicembre corrispondeva a febbraio e così via. I “giorni contati” servivano a stabilire le condizioni del tempo che si sarebbero verificate nel mese corrispondente e per tutto l’anno. Qualcuno più meticoloso annotava le condizioni metereologiche del mattino e della sera a cui facevano corrispondere la prima metà e la seconda metà del mese.

Questo metodo con tutta probabilità serviva per programmare semine e raccolti. In un tempo in cui tutto era affidato alla custodia perenne della memoria lo svolgersi di alcune ricorrenze era ritmato dalla scansione forte e decisa di armoniose filastrocche che riecheggiano con viva commozione nella calda voce della saggezza popolare: “Barbara portao la nova ca a li sei era Nicola a li otto era Concetta a li tririci era Lucia a li vindicingo lo Messia” (racconto di Sica Elia)

La festa nel Cilento

Anche nel Cilento è molto sentita questa festività. Qui tante sono le Parrocchie che portano il suo nome.

A Magliano Vetere vi è uno dei più suggestivi Santuari dedicato alla Santa, incastonato interamente nella montagna. A Sacco e Laurino si trova un’antichissima cappella in nome di Santa Lucia. Una frazione di Sessa Cilento ne porta il nome ed ogni anno il paese di Santa Lucia accoglie numerosi fedeli per la celebrazione del rito religioso in suo onore. Anche Montecorice e Cannalonga tengono vivo questo giorno con celebrazioni religiose. Nel Vallo di Diano tra i comuni dove esiste questa devozione troviamo Teggiano e Sassano.

TAG:CilentoCilento Notiziecultosanta luciatradizioni
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