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Cilento

17 maggio: San Pasquale Baylon, venerato a Stio Cilento

San Pasquale Baylon, francescano e mistico spagnolo, vissuto nel XVI secolo, venerato in tutta l’Italia Meridionale, in special modo a Stio Cilento.

Concepita Sica
17/05/2021 8:00 PM
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San Pas

Patrono del Regno delle due Sicilie, oggi San Pasquale è co-patrono di Napoli ed è venerato, oltre che in Spagna, in molte regioni italiane, in particolare nel sud Italia. È patrono delle opere eucaristiche e dei congressi eucaristici, dei cuochi, dei pasticcieri, delle nubili in cerca di marito e delle donne in generale.

La storia di San Pasquale Baylon

San Pasquale nasce a Torrehermosa in Aragona (Spagna), il 16 maggio 1540, nel giorno di Pentecoste. Figlio di Martino e di Isabella Jubera, una famiglia di modeste condizioni, san Pasquale sin da ragazzino lavora come garzone presso un allevatore di pecore, Martino Garcia. La sua vocazione spirituale e la sua spiccata devozione verso l’Eucaristia si manifestano sin da piccolo; infatti mentre è al pascolo trascorre molte ore in preghiera. Impara a leggere da solo utilizzando i libri delle preghiere. Pratica lunghi digiuni e la flagellazione per la mortificazione corporale. A diciotto anni chiede di essere ammesso al noviziato presso il convento di Santa Maria di Loreto dei Frati Minori riformati da San Pietro Alcantara. La sua richiesta viene accolta solo due anni dopo. Il 2 febbraio 1564 fa la professione solenne dei voti.

Per lungo tempo viene destinato a svolgere il servizio di portineria  e anche presso altri conventi. Sceglie di restare un semplice frate, nonostante il parere favorevole dei superiori, e di non accedere al sacerdozio, di cui non si sentiva degno. Al centro della sua vita spirituale c’è l’Eucaristia. Trascorre lunghe ore in adorazione davanti al tabernacolo, immobile, sempre in ginocchio, con gli occhi fissi e le mani giunte o sul petto. Spesse volte mentre prepara la tavola o lavora nell’orto viene rapito in dolce estasi. All’amore per Gesù Eucaristia, san Pasquale unisce anche l’affetto per la Vergine Maria di cui aveva ricevuto un’apparizione. Il Santo non solo è un fedele amante dell’Eucarestia ma anche un suo fedele apostolo. L’Eucarestia è sempre al centro dei suoi pensieri e delle sue parole: ne parla al lavoro, mentre è in viaggio e molti lo cercano per ascoltare l’entusiasmo e la profondità delle sue riflessioni. Per questa sua singolare devozione viene anche chiamato “Serafino dell’Eucaristia”.

Seppure in possesso di una modesta cultura, san Pasquale sa difendere la sua fede e in special modo l’Eucaristia ed è richiesto da molti personaggi illustri per ricevere consigli.

Nel 1576 riceve, dal ministro provinciale, l’incarico importante di compiere un viaggio a Parigi per portare dei documenti urgenti al Padre Generale della capitale francese e durante il viaggio rischia di essere ucciso dai calvinisti, mentre si trova ad Orléans, per aver tenuto testa agli oppositori ed aver confutato tutte le loro false argomentazioni sull’Eucaristia.

Di ritorno dalla sua delicata e pericolosa missione, san Pasquale compone un piccolo libro di definizioni e affermazioni sulla reale presenza di Gesù nell’Eucaristia e sul potere divino trasmesso al romano pontefice.

Una mattina, mentre sta servendo la Santa Messa, riceve la rivelazione della sua dipartita: pieno di gioia va a visitare i poveri ed i benefattori di Villa Real per l’ultima volta. Poi si ammala improvvisamente e dopo aver ricevuto il Sacro Viatico, all’alba del 17 maggio 1592, giorno di Pentecoste, nasce al cielo.

Il culto

Beatificato ventisei anni dopo la sua morte, da papa Paolo V, il 29 ottobre 1618, viene canonizzato da papa Alessandro VIII, il 16 ottobre 1690. Le sue reliquie sono custodite nella chiesa del convento di Villa Real, a Valencia.

Nel 1897 papa Leone XIII lo proclama patrono dei congressi eucaristici e delle società della Santissima Eucaristia.

Durante la guerra civile spagnola (1936-39) le sue spoglie vengono profanate e disperse. Verranno in parte recuperate nel 1952 ed ora sono custodite nel santuario dedicato al santo a Villa Real.

Alla fine del XVI secolo i frati minori Alcantarini provenienti dalla Spagna costruiscono un convento francescano a Portici, tra questi frati c’è anche il giovane Pasquale Baylon. Alla sua morte i frati Alcantarini lo scelgono come loro patrono e nelle loro attività invitano tutti ad invocare l’intercessione di San Pasquale. Al convento di Portici, intitolato a San Pietro d’Alcantara, nel 1769 viene aperta la prima scuola della città dotata di una ricca biblioteca, ritenuta la più importante della Campania. Da allora il convento viene intitolato a san Pasquale.

Da Portici il culto di san Pasquale si irradia prima a Napoli e poi in tutto il sud Italia.

Non si conosce il motivo che ha dato origine alla tradizione di invocare il Santo per le giovani in difficoltà a trovar marito. C’è una preghiera popolare, pare citata anche dalla nota scrittrice Matilde Serao, consigliata alle nubili: “San Pasquale Bailonne protettore delle donne, mannateme nu marito, rubicondo e sapurito, comme a vuje tale e quale, gloriosissimo san Pasquale”.

Al santo sembra anche legata l’invenzione dello zabaione, la cui denominazione è riferita al cognome del santo (san Baylon, Sanbaion, zabaione)

La devozione verso san Pasquale è molto viva ed il santo è particolarmente amato per la sua fede profonda verso l’Eucaristia e verso la Vergine Santissima e per la sua grande attenzione verso i poveri ed i sofferenti.

In Campania la devozione verso il Santo è molto diffusa, basti pensare che circa il 56,3% dei napoletani porta il nome di “Pasquale” e che questo è il decimo nome più presente nella regione.

A motivo del suo grande amore per l’Eucarestia, San Pasquale, nelle immagini viene raffigurato con l’abito francescano e nell’atto di adorare il Santissimo Sacramento nell’Ostensorio.

La festa

La festa in onore di san Pasquale è particolarmente sentita nella comunità di Stio Cilento, di cui il Santo è patrono, e viene celebrata in due occasioni: il 17 maggio e l’ultima domenica di agosto.

Di antica tradizione (pare istituita nel nella prima metà del XVIII secolo) la festa esprime la devozione verso il santo approdata nel paese cilentano ad opera di un francescano del vicino convento di Gioi che con le sue predicazioni dovette accendere l’attaccamento dei fedeli al santo e probabilmente i discorsi del frate saranno anche all’origine del culto di san Pasquale della vicina comunità di Orria.

Una singolare tradizione caratterizza la devozione degli stiesi verso il Santo: ovvero quella di far indossare ai bambini, nati nell’anno, in occasione della festa patronale di maggio e di quella estiva di agosto, l’abito francescano come quello di san Pasquale. Ed è davvero commovente vedere, in entrambe le circostanze, questi “san Pasqualini” in braccio alle loro madri che con gioia e gratitudine seguono la solenne processione che si snoda lungo le caratteristiche e ben curate vie del paese.

“Oh Pasquale innamorato di Gesù Sacramentato

nel gustar quel Cibo Santo, ti struggesti tutto in pianto.

Tu di un santo e puro ardore fa che bruci questo cuore:

fa che impari a lacrimare nel venire al sacro altare”.

Nei canti eseguiti durante il tempo della novena i fedeli ricordano il grande amore di san Pasquale per l’Eucaristia e nello stesso tempo chiedono che nel cuore possa nascere lo stesso ardore avuto dal santo per il Cibo del cielo.

In questi tempi di grande inquietudine il legame di san Pasquale col Cristo donatosi nella santa Eucarestia possa costituire l’esempio luminoso a cui ogni fedele deve ispirarsi per conseguire quella gioia piena che i beni terreni solo illusoriamente promettono.

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