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Cilento

Agropoli, il Presepe Vivente, San Francesco d’Assisi e San Daniele Fasanella

Un'idea-progetto di Ernesto Apicella per celebrare gli 800 anni dello storico incontro avvenuto ad Agropoli, nel dicembre del 1219, tra San Francesco d'Assisi e San Daniele Fasanella.

Ernesto Apicella
17/11/2019 11:15 AM
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L’idea-progetto si basa su un avvenimento di notevole rilevanza storica, religiosa e culturale, l’incontro avvenuto ad Agropoli nel dicembre del  1219, tra San Francesco d’Assisi e San Daniele Fasanella.

Nel 2018 proposi, attraverso le pagine web di InfoCilento, l’idea-progetto di celebrare gli 800 anni dell’incontro dei due Santi ad Agropoli, realizzando un “Presepe Vivente” che avesse le caratteristiche del primo presepe voluto a Greccio, nel lontano 1223, da San Francesco d’Assisi.

Grazie all’Amministrazione Comunale e all’Associazione “Sbandieratori e Musici del Cilento e del Vallo di Diano”, alla fattiva collaborazione della Parrocchia dei Santi Patroni Pietro e Paolo, nonché di altre numerose Associazioni, nel periodo Natalizio sarà messo in scena nel Borgo Antico di Agropoli, un “Presepe Vivente” che celebrerà questi due avvenimenti storico-religiosi.

Incontro tra San Francesco d’Assisi e San Daniele Fasanella

Il 24 giugno 1219, San Francesco d’Assisi si imbarcò su una nave, che da Ancona lo avrebbe condotto a compiere la sua missione in Terra Santa, quella di incontrare il Sultano ayyubide al-Malik al-Kamil, nipote di Saladino. Dopo varie peripezie, S. Francesco d’Assisi incontrò il Sultano, che lo accolse con cortesia e rispetto.

Al suo ritorno dalla Terra Santa, nel dicembre 1219, qualche avvenimento a noi sconosciuto, lo costrinse a dimorare nello “Spedale” Templare della Marina, dove avvenne l’incontro con S. Daniele Fasanella, all’epoca prete secolare.

Quindi, 800 anni fa, San Francesco d’Assisi incontrò ad Agropoli, San Daniele Fasanella. L’incontro è riportato in un documento francescano che  ho pubblicato, per la prima volta in assoluto, nel marzo 2015, denominato la “Lettera di un anonimo frate calabrese”. La lettera fu redatta nel 1226 a Firenze e pubblicata da vari autori tra cui F. Guagnano in “Memorie della Calabria Francescana” (1928). In essa è documentato che nel mese di dicembre del 1226, si recarono a Firenze alcuni frati calabresi per chiedere a Frate Elia, Vicario Generale dell’Ordine Francescano, il permesso di andare a confutare la setta maomettana. Tra questi c’era fra Daniele Fasanella:

“(…) fra Daniele Fasanelli di Belvedere nella parte occidentale, Ministro e nativo della mia provincia di Calabria. Questo frate ricevette l’abito nella Città di Agropoli -come disse lui stesso-  nel 1219 dal Padre Francesco dei Moriconi di Assisi, nostro fondatore, il quale anche da morto compie miracoli. Infatti mentre il Padre Francesco dimorava in quel luogo egli, che era un prete secolare, comprendendo l’opera meravigliosa del detto Padre, prese l’abito a dicembre del 1219 (…)”.


San Francesco d’Assisi e il Presepe Vivente di Greccio

Il 10 dicembre 1223, San Francesco d’Assisi tormentato dal vivo desiderio di dover celebrare la nascita di Gesù Bambino, giunto a Fonte Colombo, mandò a chiamare Giovanni Velita, signore di Greccio, e gli disse: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. Così il Poverello d’Assisi realizzò il primo “Presepe Vivente” della storia. Narra Tommaso da Celano: “Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù infervorato di amore celeste lo chiamava “il Bambino di Betlemme”, e quel nome “Betlemme” lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva “Bambino di Betlemme” o “Gesù”, passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole”.

Contesto Storico di Agropoli

Cercherò di fare una ricostruzione storica di quegli anni, in base a notizie riportate da vari testi, anche se il periodo purtroppo non è ben documentato localmente. Agropoli era sotto il dominio di Federico II di Svevia (Jesi, 26 dicembre 1194 – Fiorentino di Puglia, 13 Dicembre 1250). Imperatore che favorì l’incontro delle civiltà greca, latina e araba. Nipote di Federico Barbarossa, Federico II per tutta la prima metà del 13° secolo, si mosse con spregiudicatezza e inventiva in un complesso scenario politico, che egli influenzò fortemente e di cui fu protagonista per un quarantennio. Il centro della sua politica fu il Regno di Sicilia. La sua corte a Palermo fu il luogo d’incontro delle culture cristiana, araba, ebraica e greca.

Agropoli rientrava nella Baronia del Cilento, i cui Feudatari erano i Sanseverino, che la detennero, con alcune interruzioni, fino alla metà del Cinquecento. In quegli anni c’era Tommaso I, figlio di Guglielmo I e Isabella Guarna. Barone del Cilento, Signore di Sanseverino, 1° Conte di Marsico, sposato con Perna de Morra. Tommaso I fu giustiziato nel 1246, per ordine dell’Imperatore Federico II. Egli partecipò alla cosiddetta “Congiura di Capaccio”, ordita  dalle famiglie più antiche e potenti dell’Italia Meridionale contro l’Imperatore. Iniziata nel 1245, nell’aprile del 1246 i congiurati furono costretti a rifugiarsi nella roccaforte di Capaccio, resistettero per tre mesi, ma rimasti senza acqua, nel caldo mese di luglio, si arresero. Finiti nelle mani dell’Imperatore, furono tutti impiccati, arsi vivi, squartati o chiusi dentro a dei sacchi e gettati in mare, tra essi c’era anche Tommaso I Sanseverino.

Alcuni storici ipotizzano che ad Agropoli vi fossero due categorie di abitanti: i cittadini ed i vassalli del Vescovo di Capaccio, all’epoca  Giliberto, indizio dell’affrancamento feudale di una parte della popolazione. « La vita amministrativa ed economica della comunità era regolata da propri ordinamenti e consuetudini mentre la giustizia veniva gestita sotto la tutela del sovrano ed i rapporti con esso erano mediati da magistrati della Corona, non da signori locali » (Del Mercato).

La Vita nel Borgo di Agropoli nel XIII secolo.

Sotto il profilo sociale la società agropolese era formata da nobili, ricchi, poveri, mercanti, artigiani, bottegai, contadini, pescatori, vagabondi, disoccupati. La piazza pubblica dell’antico Borgo doveva essere, con molta probabilità, lo spazio antistante la “Cattedrale” dei Santi Pietro e Paolo. La piazza era il fulcro economico e sociale, accoglieva le manifestazioni del popolo, il mercato, le cerimonie rituali. Mentre nel Castello veniva amministrata la giustizia cittadina, si svolgevano le assemblee generali e si trasmettevano le comunicazioni ufficiali da parte dell’amministrazione comunale.

Nei palazzi vivevano più generazioni sotto lo stesso tetto. Le case dei meno abbienti erano poco più che un angusto ricovero dove si dormiva, si mangiava e si conservavano i propri scarsi averi. Il mobilio era sempre lo stesso: il letto (per chi se lo poteva permettere), un cassone dove riporre biancheria e vestiario, la tavola, la madia, qualche immancabile contenitore per i cereali o per il vino. La carne era consumata da pochi fortunati. Scarso era anche l’olio e i condimenti erano prevalentemente a base di grassi di origine animale. Poca la frutta e rarissimi i dolci (fatti con noci, miele e altra frutta secca). Tra gli odori, che in genere si impiegavano per insaporire i piatti, predominavano la cipolla e l’aglio. Per le feste più importanti si arrostivano anche il montone e la capra. Ben conosciuta era anche l’arte di conservare sotto sale le carni ed il pesce. Si faceva anche consumo di formaggi, fra i quali molto usato era il pecorino.

Presepe Vivente

Il Presepe Vivente  dovrebbe essere ambientato nell’Agropoli del XIII secolo, riproponendo la vita e i costumi dell’epoca. A far da cornice alla Sacra Famiglia, ci saranno delle scene con San Francesco d’Assisi, San Daniele Fasanella, Tommaso I Sanseverino e la sua corte, il Vescovo Giliberto e la sua curia, Nobili, Notabili, etc..

Tra le scene più significative:

San Francesco d’Assisi che tiene un sermone davanti alla grotta/capanna della Natività; San Daniele Fasanella che si spoglia dell’abito talare per vestire la tonaca francescana; la sfilata della corte di Tommaso I Sanseverino; antichi mestieri e scene di vita; etc..

All’idea progetto, sviluppata dall’Associazione “Sbandieratori e Musici del Cilento e del Vallo di Diano”, sono invitate a partecipare tutte le Associazioni, sensibili a sviluppare negli anni questo progetto storico-culturale-religioso che si basa su un avvenimento di notevole rilevanza storica per Agropoli: la presenza di San Francesco d’Assisi e di San Daniele Fasanella nel Dicembre 1219.

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