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Neonato morto a Vallo, la mamma si difende: “non gli ho fatto violenza”

La donna è ai domiciliari in una casa protetta

A cura di Carmela Santi
Pubblicato il 5 Ottobre 2019
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“Ho messo al mondo mio figlio ma non gli ho fatto violenza”. Olga Iacob interrogata ieri mattina dal giudice per le indagini preliminari Sergio Marotta ha risposto alle domande. Rispetto a qualche giorno fa, quando subito dopo il parto, era stata ascolata dalla polizia giudiziaria, ha ammesso di aver partorito ma ha ribadito di non essere stata violenta con il bambino e di non saper spiegare le gravi ferite riportate alla testa dal piccolo. Il neonato, il cui corpicino senza vita é stato ritrovato martedì sera chiuso in una valigia, è morto per lo sfondamento del cranio ed altre ferite riportate alle ossa.

L’interrogatorio è avvenuto nella stanza del reparto di ginecologia dell’Ospedale San Luca dove la donna, trentenne di nazionalità moldava é stata ricoverata subito dopo il parto per una copiosa emorragia. Dopo il parto ha tagliato da sola il cordone ombelicale con una lametta usa e getta poi vista la gravità delle sue condizioni si è decisa a chiedere aiuto. Con l’aiuto di un interprete e assistita dall’avvocato Antonio La Greca, ieri mattina la donna accusata di omicidio volontario ha ricostruito in parte quello che è accaduto nell’abitazione di Angellara dove lavorava come badante.

Ha ammesso di aver partorito, poco o nulla invece su quello che è accaduto dopo. Al termine dell’interrogatorio il gip ha disposto per la trentenne gli arresti domiciliari non convalidando la richiesta del sostituto procuratore Paolo Itri che ne chiedeva l’arresto in carcere. Secondo il gip vallese, infatti, non sussisterebbe il pericolo di fuga avendo la donna il domicilio presso l’abitazione di Angellara. Ieri sera intorno alle 19 ha lasciato l’ospedale San Luca. É stata trasferita in una casa protetta a Novi Velia.

“Rimane una pagine di una profonda tristezza – le parole del procuratore capo presso il tribunale di Vallo della Lucania Antonio Ricci – andremo avanti nelle indagini per capire fino in fondo questa storia. Stiamo aspettando anche l’esito dei rilievi eseguiti dal Ris che giovedì mattina ha effettuato un sopralluogo nell’abitazione di Angellara” . Sono stati eseguiti prelievi nella camera da letto dove Olga dormiva e dove avrebbe partorito da sola e dove i Carabinieri della compagnia di Vallo della Lucania guidati dal capitano Annarita D’Ambrosio hanno ritrovato la valigia con il corpicino senza vita. Al momento sarebbe escluso il coinvolgimento di altre persone. Olga ha tenuto nascosta a tutti la gravidanza così come non ha chiesto aiuto al momento del parto. Il figlio potrebbe essere stato concepito con il marito in Moldavia prima di arrivare in Italia. I due hanno già due figli. Si erano separati ma stavano cercando di riconciliarsi. La donna avrebbe dato poche informazioni sulla su famiglia e sul marito. Forse ha taciuto la gravidanza per paura di perdere il lavoro.

Non convalidata la richiesta di arresti in carcere per la donna moldava, resta però ferma l’accusa di omicidio. Intanto la comunità di Vallo della Lucania si prepara a dare l’ultimo saluto al neonato. La salma è stata dissequestrata appena dopo l’autopsia eseguita mercoledì scorso. Le esequie sono in programma domenica 6 ottobre, alle ore 9, nella Chiesa della Madonna delle Grazie, nel centro cittadino. Saranno celebrate dal parroco Don Aniello Adinolfi. Si prevede una grande partecipazione ai funerali. La vicenda, infatti, ha scosso tutti, non soltanto la piccola frazione di Angellara dove si è consumato il dramma. A dimostrazione di quanto la comunità sia rimasta colpita dall’accaduto, la decisione dell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Antonio Aloia, di impiegare fondi dell’Ente per sostenere le spese dei funerali e per dare una degna sepoltura al piccolo, la cui vita su questa terra è durata soltanto qualche istante.

Sul manifesto preparato dal Comune a cura dell’agenzia Gelbison si legge “Affideremo il piccolo Angelo alla Vergine Maria affinché lo accolga tra le sue braccia materne”.

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