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Attualità

Vallo della Lucania: presentato ieri il lungometraggio “Il Maestro + Margherita”

In lode di una comunità cilentana

Giuseppe Di Vietri
18/12/2018 11:29 AM
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Enorme successo nella serata di ieri 17 dicembre a Vallo della Lucania per la presentazione del film “Il Maestro +  Margherita” presso il cineteatro La Provvidenza. Lungometraggio scritto da Giovanni Laurito, diretto da Gianni Petrizzo e girato a Cannalonga. Un lavoro straordinario accolto con emozione e partecipazione da una sala gremita fino all’inverosimile, con numerosissime persone che hanno assistito alla proiezione in piedi. Ma in questo breve articolo non farò critica cinematografica, innanzitutto perché non me ne compete, ma soprattutto perché il grande ed esemplare valore non è nell’opera, nel prodotto, ma nel processo. Ed è su questo aspetto su cui vorrei soffermarmi ed invitare a riflettere, anche chi vi ha concorso direttamente, perché quanto realizzato dalla Comunità di Cannalonga è la più grande operazione culturale realizzata nell’Area del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni da quando questo esiste e, non a caso, dietro c’è la mano di un saggio e sapiente Don Luigi Rossi, che interpreta il ruolo della Chiesa come una agenzia di socializzazione primaria orientata alla determinazione della personalità di base dei membri della società, inducendoli ad interiorizzare i valori e le abitudini che costituiscono il patrimonio culturale del sistema sociale. Questo lungometraggio infatti non è solo un prodotto culturale ma è una operazione culturale, di produzione di senso, di costruzione di comunità: uno strumento di sviluppo territoriale community based in cui la comunità non è riduttivamente intesa come soggetto passivo o semplice portatore di interessi (stakeholder), ma come portatore di risorse (assetholder), cioè portatore di risorse economiche, relazionali e culturali che la rendono protagonista della co-produzione.

E’ stato infatti sì realizzato un lungometraggio utilizzando risorse locali, ponendo cannalonghesi avanti e dietro le macchine da presa, è stato sì realizzato un documento storico che fissa per il futuro alcuni aspetti dei luoghi e delle persone (su tutti mi piace ricordare la parlata antica e autentica di Francesco Maio, con una prestazione da caratterista navigato), ma nella storia di questo giovane maestro salernitano che nei primi anni ‘60 viene spedito tra le montagne per il suo primo incarico, oltre al messaggio formale che è quello dell’istruzione come strumento di emancipazione, ce ne sono altri più permeanti che affermano il valore dello stare insieme quale moltiplicatore delle potenzialità dei singoli: una comunità che non è stata semplice oggetto di narrazione ma protagonista della creazione dell’opera producendo senso e significati ben prima della proiezione del film. Partecipazione, condivisione, inclusione, coesione, fiducia: non semplice collaborazione, intesa come capacità di condividere i mezzi, ma più permeante cooperazione, cioè la capacità di tenere insieme i mezzi con i fini dell’agire comune. Un’operazione ammirevole da cui trarre ispirazione che si inserisce pienamente nello spirito della Convenzione di Faro sul valore dell’eredità culturale per le comunità nonché nello spirito della Costituzione che sancisce la cultura non limitatamente al pregio delle cose ma in quanto fattore nei processi di sviluppo della persona umana (art. 3,2 Cost.) quali presupposti per aumentare la quantità e la qualità della vita della comunità e dei contributi personali al progresso materiale e spirituale della società (art. 4,2 Cost.). Questa operazione realizzata a Cannalonga esprime quei valori costituzionali che declinano la cultura nel suo essere fattore di rafforzamento della civiltà, attraverso il riconoscimento di affinità valoriali con la propria individualità storica, col proprio senso di comunità, che fu e che è. In questa visione il lungometraggio Il Maestro + Margherita è un vero e proprio bene culturale il quale non ha un valore in sé ma in quanto testimonianza materiale avente valore di civiltà. Una civiltà che produce e riproduce se stessa, per affermarsi, per riconoscersi, per legittimarsi nei confronti della propria individualità storica, per autoconservarsi, per garantire continuità ai propri valori e generarne di nuovi. Una comunità vivente e vitale.

Nel film viene citato Ungaretti quando afferma che una poesia è tale perché custodisce un segreto, e  il segreto di quest’opera risiede nell’essere epicentrica, nel suo essere luogo in cui qualcosa ha origine, da cui si manifesta con maggiore intensità per poi espandersi generando nuovi centri. Ma l’opera non è il lungometraggio, bensì poesia è il percorso che ha portato al film. La proiezione di ieri è stato infatti solo il momento conclusivo di un interessantissimo e percorso che pone il (percorso che ha portato al) lungometraggio come un bene relazionale che abilita l’elaborazione di punti di vista, relazioni e prospettive; un bene che stimola la produzione di significati. Per questi motivi qualche anno fa criticavo l’installazione in Piazza a Vallo della Lucania di quella statua di Rabarama, sottolineando quanto fosse antiquato, futile e autoreferenziale quel metodo che, lontano dalle pratiche contemporanee della Public Art tese oggi in una dimensione estetica relazionale, si è sostanziato in una mera operazione di decorazione urbana. Quell’operazione costò 120.000 euro, a Cannalonga ne hanno spesi 5.000 e i risultati non sono lontanamente paragonabili. Il segreto de Il Maestro + Margherita sono le persone che hanno partecipato alla co-creazione, sono loro il segreto o, meglio, sono loro ad essere portatrici del segreto, dei loro segreti. Se l’opera non è il lungometraggio ma bensì l’operazione che ha condotto al lungometraggio, ciò significa che “artista” è chi ha dato impulso e guidato questo processo: “artista” è il gran sacerdote di questo rito. A ben vedere quindi, ciò significa che sono le persone che hanno partecipato ad essere l’opera d’arte, sono loro ad essere portatrici del segreto, dei lori segreti, che li rendono poesia. L’operazione fatta a Cannalonga rientra pienamente nello spirito della Scultura Sociale dell’artista tedesco Joseph Beuys, intesa come un processo permanente di continuo divenire dei legami ecologici, politici, economici, storici e culturali che determinano l’assetto sociale.

Partecipazione, condivisione, inclusione, coesione, fiducia: per queste ragioni sono grato alla comunità cannalonghese. E non da vallese quale abitante di Vallo della Lucania, ma quale orgoglioso cittadino della Valle di Novi. Orgoglioso anche grazie a voi. Grazie, grazie, grazie e ancora applausi, per tutti voi. Per tutti noi.

“La felicità non è dove stai, ma come ci stai e con chi ci stai.”

Lorenzo

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