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“U’ Munacieddo” ospite d’eccezione alla Festa del Borgo di San Giovanni, tra saperi e sapori del Cilento

“U’ Munacieddo” ospite d’eccezione alla Festa del Borgo di San Giovanni, tra saperi e sapori del Cilento

Al via la XV edizione della Festa del Borgo

Al via la XV edizione della Festa del Borgo

L’immaginario cilentano prenderà vita e animerà le strade del piccolo borgo di San Giovanni, frazione del comune di Stella Cilento, in occasione della XV edizione della Festa del Borgo, nei giorni 9,10,11 e 12 agosto 2016.
Rinsaldando l’antico connubio tra saperi e sapori della tradizione, l’evento sarà, infatti, caratterizzato dalla presenza di un ospite d’eccezione, figlio adottivo del Cilento, nato napoletano durante il regno di Alfonso V d’Aragona e noto a tutti come “Munacieddo”.
Spiritello maligno o benefattore per convenienza, il “piccolo monaco” partenopeo, che il folclore vuole rampollo sventurato dell’amore ostacolato tra un garzone di bottega e la figlia di un ricco mercante di stoffe, è approdato nell’inconscio sociale cilentano da circa un ventennio e da allora non ha mai smesso di dare adito a chiacchiericci e leggende che lo vedono benvoluto da alcuni e inviso ad altri, a seconda dei doni o delle malefatte di cui è considerato responsabile.
Vederlo apparire e scomparire per le case e gli orti di un paese ha significati che tracciano un solco neppure tanto sottile nella storia sociale di un luogo, ovvero nei modi in cui la vita dei centri più o meno piccoli della Campania di un tempo interseca il macro tessuto che la società è stata in un determinato secolo.
Il risvolto realistico della leggenda narra infatti dei “pozzari” della Napoli sotterranea e non soltanto, figure ben conosciute nel XIX secolo e oltre, poiché vera e propria classe sociale di liberi professionisti cui era demandata la funzione di occuparsi delle cisterne d’acqua delle case dei privati, alle quali si accedeva per il solo tramite di pozzi e stretti cunicoli che passavano per gli orti e sotto i pavimenti. Il facile ingresso che essi avevano nelle abitazioni, inoltre, li rese i primi indiziati in caso di ruberie di denaro o preziosi, e amanti e rei non confessi di palpeggiamenti inopportuni alle gonnelle delle donne, oltre che, colpa la distrazione e la dimenticanza, proprietari sbadati di beni trovati per caso nelle vicinanze degli accessi ai pozzi e presi per doni di un qualche folletto condiscendente.
La Festa del Borgo quest’anno ci presenterà dunque una versione gioiosa e divertente di questo lascito della realtà e del Mythos popolaresco, mescolando il “Munacieddo” ai canti e ai balli del Cilento, e promettendo ai più fortunati tra gli avventori, il tesoro contenuto nel suo cappuccio.

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