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Stio, la “fiera della Croce”

La “fiera della Croce” che si tiene a Stio rappresenta una realtà storica per tutto il circondario soprattutto per la sua longevità.

Di:
Giuseppe Conte
Pubblicato il: 26/08/2015
Aggiornato il: 26/08/2015
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La “fiera della Croce” che si tiene a Stio rappresenta una realtà storica per tutto il circondario soprattutto per la sua longevità.

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Le prime notizie certe risalgono al XV secolo ma ben più anteriori sono le tracce della sua esistenza. Quella di “Santa Maria della Croce” nasce con molta probabilità come conseguenza di una importante ricorrenza religiosa, la festività di Santa Maria che si tiene l’8 Settembre, qui detta “della Croce” per la presenza di una reliquia della Croce di Cristo al suo interno. È ben noto che fin dai tempi passati i principali luoghi di culto sono stati attrattori di migliaia di persone ed è in questi contesti che si innestano con successo fiorenti luoghi di scambio sia commerciale sia culturale, per l’importanza dei suoi effetti sulla vita sociale. Numerosi pellegrini accorrevano in questo posto per omaggiare la Madonna fin dai primi giorni del mese. Ciò giustifica anche la posizione temporale della fiera che nel corso dei secoli ha mantenuto la collocazione nella prima decade settembrina pur variando la durata. Lo spiazzo antistante la chiesetta posta all’ingresso dell’abitato, invece, è sempre stato il cuore pulsante della collocazione spaziale. La cappella diviene dunque il nucleo originario di un piccolo mercato. L’afflusso costante e sempre crescente di fedeli, si pone alla base per la nascita di quella che sarà una delle fiere più importanti del Cilento odierno. Da “luogo di scambio diventa mercato” e da “mercato diventa fiera”: così venne ufficialmente istituita la “Fiera della Croce”. Nel corso del Medioevo era denotata soprattutto per il commercio della seta: venditori e compratori provenienti non solo dal Cilento ma da ogni parte d’Italia e anche da fuori nazione. Un primo sostanziale mutamento si ha con l’introduzione di altri beni di consumo: al commercio della seta si affiancano prodotti agricoli e di artigianato; si aggiungono poi vestiario e bestiame. Infine, la prima fase di trasformazione, che null’altro è che l’incremento dell’efficacia della fiera stessa, si chiude con la rivalutazione dei prodotti locali, special modo quelli caseari e quelli agricoli tipici del territorio come i rinomati fichi bianchi. Nel corso dell’ultimo secolo, invece, i cambiamenti della fiera sono stati sostanzialmente dettati da ragioni sociali e culturali. Il pellegrinaggio alla cappella di Santa Maria si è fortemente ridimensionato mentre l’assetto commerciale ha solo subito adattamenti “marginali” per effetto della modernità. Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da una riscoperta folkloristica e gastronomica. Oggi il primo giorno di Settembre Stio diviene un attrattore non solo commerciale ma anche turistico: è possibile imbattersi in un viaggio gastronomico, oltre che concedersi il classico giro tra le bancarelle.
Riemergono in questa storia i ricordi di tanti di noi. Il giorno della fiera costituiva quasi un rituale. Prima di addentrarsi lungo la via costeggiata dalle colorate bancarelle, ci si dissetava alla sorgente posta lunga la strada e si faceva rientro a casa in tarda mattinata ma solo dopo aver fatto i propri acquisti e inevitabilmente assaporato il formaggio caprino che il suo odore lasciava nell’aria…

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