Logo InfoCilento
  • Newsletter
  • Pubblicità
Canale 79
  • Attualità
  • Cronaca
  • Politica
  • Curiosità
  • Sport
  • Eventi
  • Video
  • Turismo
  • Contattaci
Logo InfoCilento
CANALE 79
Live
Cerca un articolo
  • Attualità
  • Cronaca
  • Politica
  • Curiosità
  • Sport
  • Eventi
  • Video
  • Turismo
  • Contattaci
Seguici
Cilento

Santo Stefano: il significato della Solennità del Protomartire tra fede e storia

Il primo martire cristiano celebrato il 26 dicembre: dal ministero come diacono al martirio per lapidazione e il culto in Italia

Di: Concepita Sica
Pubblicato il: 26/12/2025
Aggiornato il: 23/12/2025
Condividi
Santo Stefano

Il 26 dicembre la Chiesa cattolica, quella ortodossa e diverse confessioni protestanti celebrano la Solennità di Santo Stefano, figura centrale della cristianità e primo martire a testimoniare con il sangue la propria fede. In Italia e in molti Paesi europei questa ricorrenza è riconosciuta come festa nazionale, una tradizione introdotta dallo Stato italiano nel 1947 per prolungare la solennità del Natale.

La collocazione della festa subito dopo la nascita di Cristo non è casuale: Stefano appartiene ai “comites Christi”, ovvero i compagni di Cristo, coloro che sono stati più vicini al percorso del Signore e i primi a renderne testimonianza attraverso il sacrificio supremo.

Le origini e il ministero diaconale del Santo

Le notizie biografiche su Santo Stefano provengono principalmente dal libro degli Atti degli Apostoli. Sebbene non si conoscano l’anno e il luogo esatto della sua nascita, il nome greco Stéphanos (che significa “coronato”) suggerisce un’origine ellenistica o un’educazione legata alla cultura greca.

Stefano fu eletto tra i primi sette diaconi della Chiesa di Gerusalemme. Gli Apostoli, non riuscendo a conciliare la predicazione con l’assistenza crescente verso i bisognosi, scelsero uomini di buona reputazione per il cosiddetto “servizio alle mense”. Stefano viene descritto come un “uomo pieno di fede e di Spirito Santo” (Atti 6,5). Il suo incarico venne ufficializzato attraverso l’imposizione delle mani, rito biblico che sancisce il conferimento di un ministero.

Il martirio e la testimonianza di fede

Oltre alle opere caritative, Stefano si distinse per il fervore nella predicazione e per il compimento di prodigi. Questo attivismo attirò l’odio di alcuni Ebrei della diaspora, che lo accusarono falsamente di blasfemia contro Mosè e Dio. Condotto davanti al Sinedrio, Stefano pronunciò un lungo discorso di difesa della fede, culminato in una visione mistica: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio» (Atti 7,56).

La reazione del popolo fu violenta: il giovane diacono fu trascinato fuori dalle mura della città e lapidato. Gli storici collocano l’evento intorno al 36 d.C., in un periodo di vuoto amministrativo romano dopo la deposizione di Ponzio Pilato, che permise al Sinedrio di eseguire condanne a morte tramite lapidazione. Durante il martirio, Stefano manifestò un perdono simile a quello di Cristo, esclamando: «Signore, non imputare loro questo peccato» (Atti 7,60). All’esecuzione assistette anche Saulo di Tarso, il futuro San Paolo, prima della sua conversione.

Il ritrovamento delle reliquie e il culto in Italia

Per secoli il luogo della sepoltura rimase ignoto, fino a quando, nel 415, un sacerdote di nome Luciano ebbe una visione in cui il saggio Gamaliele indicava il luogo dove giacevano Stefano, Nicodemo e altri compagni. Il ritrovamento delle reliquie diede impulso a una venerazione vastissima, documentata anche da Sant’Agostino, il quale riferì di numerosi miracoli legati al contatto con i resti del Santo.

In Italia il culto è profondamente radicato: quattordici comuni portano il suo nome e solo a Roma si contano circa trenta chiese a lui dedicate. Un caso particolare è rappresentato dalla comunità di Sessa Cilento, l’unica nel territorio cilentano ad averlo come Santo Patrono, dove i fedeli gli dedicano antichi canti devozionali: “O Stefano glorioso, o Stefano trionfante che a Dio donasti il sangue deh pregalo per me”.

Simbologia e patrocini

Nell’iconografia classica, Santo Stefano è rappresentato con la dalmatica rossa, la veste dei diaconi che richiama il colore del sangue versato. Tra i suoi attributi figurano la palma del martirio, il libro degli Atti degli Apostoli o il Vangelo, e le pietre, simbolo del metodo con cui fu ucciso.

È considerato il patrono dei diaconi, dei muratori e dei tagliapietre. Viene inoltre invocato dai fedeli per alleviare i dolori causati dai calcoli (il cosiddetto “mal di pietra”) e per il mal di testa, a testimonianza di una devozione che unisce il piano spirituale a quello della vita quotidiana.

Condividi questo articolo
Facebook Whatsapp Whatsapp Threads Copia Link
  • Redazione
  • Contattaci
  • Pubblicità
  • Collabora
  • Come vederci
  • Scarica l’app
  • Newsletter
  • Privacy
  • Gestione reclami
  • Codice di condotta

© Copyright 2026 InfoCilento, registrazione Tribunale di Vallo della Lucania nr. 1/09 del 12 Gennaio 2009. Iscrizione al Roc: 41551. Editore: Domenico Cerruti – Proprietà: Red Digital Communication S.r.l. – P.iva 06134250650. Direttore responsabile: Ernesto Rocco | Tutti i contenuti di questo sito sono di proprietà della casa editrice, testi, immagini, video o commenti, non possono essere utilizzati senza espressa autorizzazione. Per le notizie o fotografie riportate da altre testate giornalistiche, agenzie o siti internet sarà sempre citata la fonte d’origine. Dove non sia stato possibile rintracciare gli autori o aventi diritto dei contenuti riportati, i webmaster si riservano, opportunamente avvertiti, di dare loro credito o di procedere alla rimozione. La redazione non è responsabile dei commenti presenti sul sito o sui canali social. Non potendo esercitare un controllo continuo resta disponibile ad eliminarli su segnalazione qualora gli stessi risultino offensivi e/o oltraggiosi. Relativamente al contenuto delle notizie, per eventuali contenuti non corretti o non veritieri, è possibile richiedere l’immediata rettifica a norma di legge.