Pisciotta resta senza il suo distributore di benzina. La chiusura dell’impianto, avvenuta per cessazione dell’attività, segna la fine di un servizio essenziale che per anni ha garantito rifornimento a residenti e visitatori, nonostante condizioni operative sempre più complesse.
Un servizio essenziale che scompare
Dai commenti dei cittadini emerge innanzitutto dispiacere, soprattutto perché la chiusura colpisce un piccolo centro del Cilento, già alle prese con criticità strutturali e logistiche. In molti riconoscono che i titolari dell’attività avranno avuto valide ragioni per interrompere il servizio, dopo averlo mantenuto attivo in un contesto definito da più parti difficile e poco favorevole alle attività economiche.
C’è chi si chiede, non senza una punta di amara ironia, come il distributore sia riuscito a restare aperto così a lungo. Un’osservazione che, più che una critica, suona come il riconoscimento di uno sforzo prolungato nel tempo, portato avanti nonostante l’isolamento del paese e le evidenti difficoltà legate alla gestione di un impianto di carburante in un’area periferica.
Il distributore come presidio, non solo come attività
La chiusura riapre anche una riflessione concreta: come può un paese a vocazione turistica restare privo di un servizio così fondamentale? Nei commenti online si fa riferimento a un isolamento che avrebbe segnato Pisciotta per decenni, incidendo pesantemente sulla sostenibilità economica delle attività locali. In questo quadro, il distributore viene visto come un presidio che ha resistito finché possibile, più che come un’attività venuta meno per mancanza di volontà.
L’invito al “mea culpa” collettivo non risparmia la comunità, ma è accompagnato da una critica verso chi, nel tempo, avrebbe contribuito a creare le condizioni di marginalità che oggi presentano il conto.
⛽ Il paradosso del servizio perduto: una riflessione necessaria
La chiusura dell’unico distributore di Pisciotta è una notizia che fa male, perché ogni serranda che si abbassa è un pezzo di autonomia che il nostro territorio perde. Ma, oltre ai disagi oggettivi, questa vicenda ci mette davanti a uno specchio e ci pone una domanda scomoda: cosa abbiamo fatto noi, come comunità, per evitare che accadesse?
Spesso accade un fenomeno paradossale: quando un servizio è attivo e sotto casa, molti cittadini preferiscono “servirsi altrove”. Si va nel centro più grande per risparmiare pochi centesimi, si acquista online o nei centri commerciali, ignorando che quel piccolo risparmio personale sta lentamente prosciugando l’economia del proprio vicino, del proprio borgo.
Poi, quando la saracinesca si chiude definitivamente e l’impianto smette di erogare, esplodono le lamentele. Ci si accorge che il distributore non era “un lusso”, ma un pilastro della quotidianità. Le proteste, però, a quel punto rischiano di diventare lamentele sterili. Un’attività commerciale, per quanto essenziale, non può sopravvivere solo sulla carta o come “ruota di scorta” per le emergenze; ha bisogno della lealtà costante della comunità che serve.
Se vogliamo evitare lo spopolamento e l’isolamento dei nostri borghi, dobbiamo capire che scegliere i servizi locali è un atto politico e civile. Supportare l’economia di prossimità oggi è l’unico modo per non trovarsi, domani, a dover fare chilometri per un servizio che avevamo a due passi da casa e che non abbiamo saputo difendere con le nostre scelte quotidiane.
Che questa chiusura sia un monito: la comodità non è un diritto acquisito, è un equilibrio che si regge sulla fiducia reciproca tra chi offre un servizio e chi lo utilizza.
È stato stoico Marco a tenere in vita l’impianto a Marina Campagna, una strada poco trafficata rendendolo antieconomico per le aziende di distribuzione carburanti. Ha inciso anche la mancata comprensione dei concittadini, molti dei quali non incentivavano l’attività, preferendo fare rifornimento fuori comune.
Comunque davvero una cosa negativa per il paese che in estate si riempie di turisti. Peccato ma capisco chi chiude
A che punto lo stato ci ha ridotto, troppo attività chiudono
Io proporrei alla società che porta il carburante di fare un bel self service ,cosa ne pensate
Daniele Franzon non sarebbe niente di diverso, visto che io non ero stipendiato. E anche se un Distributore è solo Self, ha comunque bisogno di qualcuno per fare la contabilità, controllare il quantitativo, fare l’ordine del carburante, rimuovere i contanti e essere reperibile sempre nel caso si blocchi, quando ti vengono vari tipi di controlli a sorpresa e quando hai le varie revisioni.
E fidati che quando avevo il Self spesso capitava che dovevo andare a sbloccarlo perché si incastravano soldi rovinati, bloccando tutto.
Lo so all’apparenza sembrerebbe più facile, ma non lo è. Forse sarebbe anche peggio, perché chi non è in grado di farsela da solo andrebbe altrove.
Marco Greco purtroppo dispiace era un servizio per tante persone abituati alla quotidianità grazie per il lavoro svolto. Pensavo che il self era più facile