Luisa Sanfelice: “l’eroina” involontaria che sfidò i Borbone tra amore e tradimento. Per anni visse nel castello di Agropoli

Dal castello di Agropoli al patibolo di Piazza Mercato: chi era Luisa Sanfelice, la nobildonna che divenne il simbolo del 1799 napoletano

Luisa Sanfelice

L’11 settembre 1800, il boia poneva fine alla vita di Luisa Sanfelice in una Piazza Mercato gremita a Napoli. Una fine atroce che l’ha consegnata per sempre alla storia, trasformandola nel simbolo immortale della Repubblica Napoletana e ispirando generazioni di scrittori.

Dalla nobiltà di Agropoli alla Rivoluzione

Nata Maria Luisa Sanfelice (detta Luigia) il 28 febbraio 1764, era figlia del generale borbonico Pedro de Molina. A 17 anni, il matrimonio con il cugino Andrea Sanfelice le aprì le porte dell’alta nobiltà, legando il suo nome ai Duchi di Agropoli e Laureana. Proprio il Castello Angioino Aragonese di Agropoli rimase per anni, tra il 1783 e il 1791, la sua residenza d’elezione e il teatro dei suoi anni più sereni.

Il salvacondotto fatale: un triangolo pericoloso

La vita di Luisa cambiò drasticamente con i moti rivoluzionari del 1799. Coinvolta quasi suo malgrado negli intrighi politici, divenne protagonista di un episodio decisivo: l’ufficiale borbonico Gerardo Baccher, perdutamente innamorato di lei, le consegnò un salvacondotto per proteggerla dall’imminente controrivoluzione.

Tuttavia, mossa dall’amore per il giacobino Ferdinando Ferri, Luisa consegnò il documento a quest’ultimo. Il gesto permise ai repubblicani di scoprire la congiura e giustiziare i fratelli Baccher, segnando però il destino della nobildonna: per i monarchici, lei era ormai la traditrice da abbattere.

Il processo e l’esecuzione in Piazza Mercato

Con il ritorno dei Borbone, la vendetta fu implacabile. Luisa fu arrestata e processata. In un disperato tentativo di prendere tempo, simulò una gravidanza, ma dopo il trasferimento a Palermo la verità emerse. L’11 settembre 1800, a soli 36 anni, fu giustiziata con una brutalità che scosse l’opinione pubblica: prima sgozzata e poi decapitata.

L’eredità: da Croce a Dumas

Il sacrificio della Sanfelice ha alimentato la letteratura e la storiografia per secoli. Da Pietro Colletta a Benedetto Croce, fino al celebre romanzo di Alexandre Dumas padre, la sua vicenda è diventata il paradigma della lotta per la libertà. Con l’Unità d’Italia, la sua figura è stata definitivamente riabilitata, elevandola a martire della Repubblica Partenopea.

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