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Attualità

La Campania “capitale” di azzardomafie: ecco il report di Libera

Nel 2024, in Campania si spende per il gioco d’ azzardo una cifra pari a 20 miliardi e 584 milioni. Nella nostra regione si spende 3.692 euro all’anno a abitante, bambini compresi (va ricordato che l’azzardo è vietato fino a 18 anni).

Redazione Infocilento
08/11/2025 1:40 PM
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Sala slot

L’Italia si conferma un paese in cui il gioco d’azzardo rappresenta un fenomeno di dimensioni colossali, sia per giro d’affari che per impatto sociale. Solo nel 2024, il volume di denaro “giocato” ha superato i 157 miliardi di euro. Parallelamente, almeno 18 milioni di italiani hanno “tentato la fortuna” nell’azzardo nell’ultimo anno, spaziando tra videopoker, slot-machine, Gratta e Vinci e sale bingo.

La crescita esponenziale del settore porta con sé un allarmante aumento delle problematiche correlate. Il quadro sanitario e sociale, delineato anche dall’Istituto Superiore di Sanità, indica che i giocatori patologici ammontano a 1 milione e 500 mila persone, corrispondenti al 3% della popolazione maggiorenne. A questi si aggiungono 1 milione e 400 mila persone a rischio moderato (2,8%). Complessivamente, si parla di 2 milioni e 900 mila individui affetti da ludopatia o a rischio.

L’impatto non si limita al singolo: per ogni giocatore problematico, si stima che altre sette persone, principalmente i familiari, siano coinvolte, portando il totale delle persone colpite da “azzardo passivo” a 20 milioni e 400 mila, circa il 40% della popolazione. Queste conseguenze non sono solo economiche, ma riguardano anche l’isolamento sociale, l’ansia e la perdita stimata di 7,6 punti percentuali di qualità della vita.

Il “grande affare” delle mafie nell’azzardo

Dove l’economia del gioco d’azzardo raggiunge tali cifre, si inserisce l’interesse pervasivo della criminalità organizzata. L’azzardo è diventato “una delle voci più remunerative del bilancio mafioso”, come evidenziato dal dossier “Azzardomafie” di Libera. Il mondo del gioco è una “grande roulette” utilizzata per il riciclaggio di denaro proveniente da altri traffici, l’imposizione di beni e servizi (come le slot machine), l’estorsione ai giocatori vincenti, l’usura per gli sfortunati e la truffa allo Stato tramite la manomissione degli apparecchi.

La Direzione Nazionale Antimafia (DNA) e la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) hanno censito, tra il 2010 e il 2024, 147 clan operanti in business legali e illegali del settore, coinvolgendo 25 Procure Antimafia e interessando ben 16 regioni su tutto il territorio nazionale.

La remuneratività dell’investimento mafioso nel settore è confermata dai dati forniti dal Generale della Guardia di Finanza Nicola Altiero, vicedirettore operativo della Dia, il quale ha dichiarato che: “un euro investito dalle mafie nel narcotraffico produce profitti per 6-7 euro, uno investito nell’azzardo 8-9, con molti meno rischi”.

La Campania come capitale di “Azzardomafie”

Il dossier di Libera identifica la Campania come la capitale di “Azzardomafie”. La regione guida la classifica generale dei clan censiti, con 40 organizzazioni coinvolte in attività di gioco tra il 2010 e il 2024, seguita dalla Calabria (39 clan) e dalla Sicilia (38 clan). La Campania è anche la regione con il più alto numero di sale gioco e scommesse confiscate alle mafie (20), precedendo il Lazio (14) e la Sicilia (9).

A conferma della pressione criminale sul territorio, tra il 2023 e il 2025 sono stati registrati 21 episodi di attentati, incendi e bombe ai danni di sale gioco e scommesse in Italia. Quasi la metà di questi, ben 10, si è verificata in Campania, concentrandosi tra Napoli e provincia.

In termini di spesa pro capite, la Campania è la regione in testa alla classifica nazionale, con un giocato pari a 3.692 euro all’anno per abitante (bambini compresi), seguita dall’Abruzzo con 3.319 euro. Tra i capoluoghi di provincia, Napoli è terza città d’Italia per giocato complessivo (3 miliardi e 453 milioni), mentre la provincia di Salerno presenta la spesa pro capite più alta in Campania con 4.186 euro all’anno.

L’appello di Libera e la criticità delle politiche statali

Di fronte a questo scenario, il presidente nazionale di Libera, Luigi Ciotti, ha espresso profonda preoccupazione: “Il dossier ci restituisce l’immagine di un Paese in bilico: da un lato, la voglia di riscatto sociale e di un benessere per molti irraggiungibile; dall’altro, un meccanismo che, legale o illegale che sia, continua a speculare sulla vita delle persone”. Ciotti ha inoltre sottolineato la grave contraddizione etica dello Stato che, pur incassando proventi dalle tasse sul gioco, non li reinveste in misura adeguata per la prevenzione e la cura delle vittime. “Occorrono politiche che mettano al centro la salute della gente, non il guadagno delle aziende o dell’erario!”.

Libera critica la legislazione attuale, definita “frammentaria, incoerente, asimmetrica e ambivalente”, che non riesce a stabilire un confine chiaro tra gioco legale e criminale e che, attraverso norme come quelle contenute nella Legge di Bilancio 2025, continua ad ampliare l’offerta di giochi riducendo al contempo gli strumenti di prevenzione e cura, un fattore che “di fatto, favorisce le mafie”.

Tra le proposte avanzate da Libera per un intervento strutturale e articolato, spiccano la necessità di: mantenere l’autonomia degli Enti locali per una regolamentazione più restrittiva; impedire ogni forma di pubblicità del gioco d’azzardo; evitare la compartecipazione di Regioni ed Enti locali al gettito delle slot e videolottery e, infine, non aumentare l’offerta di giochi da parte dello Stato.

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