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San Biagio: storia, miracoli e la tradizione del 3 febbraio

Scopri la storia di San Biagio, il santo protettore della gola. Dalle origini in Armenia alle tradizioni italiane come la benedizione delle candele e il panettone

Di: Concepita Sica
Pubblicato il: 02/02/2026
Aggiornato il: 02/02/2026
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San Biagio

Il 3 febbraio la Chiesa celebra San Biagio, una delle figure più amate della cristianità. Invocato fin dall’antichità come uno dei quattordici santi “ausiliatori”, la sua figura è legata alla guarigione di mali specifici, in particolare quelli che colpiscono la gola. Oltre a essere il patrono di laringoiatri e musicisti di strumenti a fiato, è considerato anche il protettore degli animali. Diverse comunità del Cilento e Vallo di Diano celebrano questa figura.

Dalla medicina all’episcopato: la vita di Biagio di Sebaste

Nato a Sebaste, in Armenia, nel III secolo, Biagio dedicò la sua giovinezza agli studi medici. Nonostante il desiderio di ritirarsi in monastero, alla morte del vescovo della sua città fu scelto dal popolo come successore. La sua vita fu un costante servizio ai poveri, segnata dal difficile clima delle persecuzioni cristiane sotto Diocleziano e Licinio.

Per sfuggire alla cattura e non lasciare i fedeli senza una guida, si rifugiò in una grotta sul monte Argeo, da dove continuò a comunicare con la comunità attraverso messaggi segreti. Tuttavia, venne infine scoperto e arrestato. Davanti al rifiuto di rinnegare la propria fede e sacrificare agli dei pagani, subì terribili torture: fu fustigato e le sue carni vennero straziare con pettini di ferro, gli strumenti usati per cardare la lana.

Il martirio e il legame con l’Italia

La condanna definitiva prevedeva l’annegamento in un lago, ma il santo, secondo la tradizione, riuscì a camminare e sedersi sulle acque. Il giudice ne ordinò quindi la decapitazione, avvenuta nel 316.

Il culto di San Biagio è radicato in tutta Italia. Sebbene molte comunità vantino il possesso di sue reliquie, è Maratea a custodire gran parte del corpo del martire. La storia narra che un’imbarcazione diretta a Roma, carica delle reliquie, fu sorpresa da una tempesta e dovette approdare sulla costa lucana; da allora, i resti riposano in una cappella che fu posta sotto la tutela degli Asburgo nel 1629.

Il miracolo della spina e il rito delle candele

L’episodio che ha reso San Biagio il patrono della gola risale al momento del suo arresto. Mentre veniva condotto in prigione, una madre disperata gli presentò il figlio che stava soffocando a causa di una spina di pesce conficcata in gola. Il santo pronunciò una preghiera e il bambino guarì istantaneamente.

In memoria di questo miracolo, ogni 3 febbraio si rinnova il rito della benedizione: il sacerdote incrocia due candele (benedette il giorno precedente, durante la Candelora) sotto il mento dei fedeli, recitando una preghiera di intercessione. In alcune zone, questo rito viene sostituito dall’unzione della gola con olio benedetto.

Pane, animali e la leggenda del panettone

Le tradizioni legate al santo sono numerose. In molte comunità si distribuisce il pane benedetto, poiché si dice che Biagio stesso lo consigliò come rimedio per rimuovere le lische dalla gola. Essendo vissuto in isolamento sul monte Argeo circondato dalla fauna selvatica, è invocato anche per la salute degli animali.

A Milano, invece, sopravvive la curiosa tradizione del “panettone di San Biagio”. Si usa consumare a colazione l’ultimo avanzo dei dolci natalizi per proteggersi dai malanni. L’usanza nasce dal miracolo di un frate che, dopo aver mangiato quasi interamente un panettone portato da una fedele per la benedizione, vide il dolce ricomparire miracolosamente intero e raddoppiato di volume proprio il 3 febbraio.

La devozione nei canti

Ancora oggi, la devozione si esprime attraverso inni tramandati nei secoli, come quello che lo definisce “bel candido giglio di Sebaste”, invocando il suo aiuto per lenire le asprezze e gli affanni della vita quotidiana.

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