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Attualità

Il Vallo di Diano nel calendario 2026 di Cono Cimino: tra poesia, dialetto e nostalgia

Una galleria di artigiani, contadini e mestieranti di un’epoca non lontana, fissati in immagini che sembrano durare quanto le storie che li accompagnano

Di: Erminio Cioffi
Pubblicato il: 19/02/2026
Aggiornato il: 19/02/2026
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Non è soltanto un calendario, né semplicemente una raccolta di versi, l’Almanacco 2026 di Cono Cimino è un’opera che attraversa il tempo e lo trasforma in memoria condivisa. A coglierne con precisione la natura è stato il prof. Giuseppe Mea definendolo appunto almanacco: un intreccio di personaggi, scene di vita e sentimenti.

L’opera del 2026

Dopo il Calendario 2025, che aveva introdotto il lettore alla dimensione del tempo circolare, tipico della cultura contadina, dove tutto si rigenera e nulla si perde davvero, l’opera del 2026 compie un passo ulteriore e più intimo. Qui il tempo diventa affetto, ricordo, nostalgia. È l’universo emotivo dell’autore a emergere con forza: un mondo fatto di volti, mestieri, parole e relazioni

È il dolore silenzioso di chi vede svanire non solo antichi mestieri, ma anche quei codici non scritti che regolavano la vita sociale delle comunità locali. Un patrimonio di lingua e socialità che resiste ancora nei modi di dire, nelle espressioni colorite, ma che rischia di dissolversi con il passare delle generazioni.

Tra poesia, storia e dialetto

Una galleria di artigiani, contadini e mestieranti di un’epoca non lontana, fissati in immagini che sembrano durare quanto le storie che li accompagnano.

L’Almanacco 2026 è un atto d’amore verso una lingua, una comunità e una storia collettiva. Un abbraccio che unisce autore, lettori e territorio, nel segno di una memoria che resiste e che, grazie alla poesia, continua a parlare al presente.

Un augurio chiude il volume, semplice e antico, come le cose che contano davvero:
“Si st’annàta vai bbòna ni virìmu l’annu chi vèni, si st’annàta màlu vài, nu ni virìmu né mmu e né mmai.”

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