Gli scarti tessili rappresentano una crescente sfida ambientale e industriale, data la loro ampia diffusione nella vita quotidiana e la complessità della loro gestione. In Italia, dal 1° gennaio 2022 è obbligatoria la raccolta differenziata dei tessili, ma persistono criticità legate a disomogeneità territoriali, carenze nei servizi, comunicazione inefficace e insufficiente capacità impiantistica.
Il report
Il dossier di Legambiente Campania, presentato in occasione della Giornata Mondiale del Riciclo nell’ambito della campagna “Facciamo secco il sacco”, mira a migliorare la raccolta differenziata dei tessili, riducendo i rifiuti nell’indifferenziato e rafforzando riuso e riciclo.
I dati ISPRA aggiornati al 2024 mostrano in Campania una crescita significativa della raccolta tessile: da circa 10.704 tonnellate nel 2020 a 16.496 nel 2024 (+54,1%). Napoli concentra oltre la metà della raccolta totale, ma il dato pro capite regionale è di 2,95 kg/abitante, con variazioni tra province. Nonostante ciò, grandi quantità di tessili finiscono ancora nell’indifferenziato, evidenziando la necessità di migliorare il sistema.
Il commento di Mariateresa Imparato
Secondo Legambiente, è fondamentale intervenire a monte con eco-design, maggiore responsabilità dei produttori, sensibilizzazione dei cittadini e investimenti in impianti adeguati, per evitare anche infiltrazioni criminali nel settore.
“I dati mostrano una crescita della raccolta, ma anche criticità ancora aperte su qualità, tracciabilità e sbocchi. Per questo è fondamentale agire a monte, – dichiara Mariateresa Imparato, Presidente di Legambiente Campania – riducendo la ‘montagna’ dei rifiuti tessili attraverso eco-design, durabilità e una reale responsabilità dei produttori lungo tutta la filiera.
È sul terreno locale che si misura la credibilità della transizione: chiediamo alla Regione attraverso gli enti d’ambito di sostenere con decisione i Comuni per migliorare la valorizzazione degli scarti tessili con attività di sensibilizzazione e comunicazione ambientale, perché la qualità della raccolta dipende dalla chiarezza delle regole, dalla fiducia nel sistema e dalla consapevolezza delle persone. Accanto al lavoro dei territori serve però un tassello imprescindibile: investire in impianti moderni e trasparenti, capaci di trattare i tessili in modo sicuro e tracciato.
Senza un’impiantistica adeguata non si vince la sfida della sostenibilità e si lascia spazio agli ecocriminali che sfruttano le falle del sistema, con danni ambientali e rischi per la salute delle cittadine e dei cittadini, in Campania e nei Paesi dove i rifiuti finiscono illegalmente. Solo filiera, controlli e impianti insieme possono costruire un modello davvero circolare e legale.”
Infine, il dossier evidenzia differenze nella composizione dei rifiuti tessili (abbigliamento e altri prodotti), disomogeneità nella raccolta tra comuni e il rischio di attività illegali nella gestione degli indumenti usati, legate al loro valore economico lungo la filiera.
