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Comuni montani, stop alla classificazione: l’allarme della Cisl Salerno sul rinvio Stato-Regioni

Il rinvio del Dpcm sulla classificazione dei comuni montani preoccupa la Cisl Salerno: a rischio risorse e servizi essenziali per le aree interne della provincia

Di: Redazione Infocilento
Pubblicato il: 20/01/2026
Aggiornato il: 20/01/2026
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Piaggine

Il processo di revisione della classificazione dei comuni montani attraversa una fase di stallo che rischia di compromettere gli equilibri economici e sociali delle aree interne. Il confronto tra Stato e Regioni, inizialmente fissato per il 13 gennaio per discutere il Dpcm attuativo della legge 131 del 2025, è stato ufficialmente rinviato.

Questo slittamento rappresenta un segnale critico per i territori che necessitano di risposte certe in merito allo status giuridico e ai relativi sostegni economici.

L’allarme della Cisl Salerno sulle aree interne

La Cisl di Salerno ha espresso profonda amarezza per questa decisione, evidenziando come il possibile declassamento di numerosi centri dell’entroterra salernitano possa aggravare fenomeni già presenti quali lo spopolamento, l’isolamento e la carenza di infrastrutture. La perdita dello status di comune montano comporterebbe una riduzione del reddito pro capite al di sotto della media nazionale, privando le amministrazioni locali di risorse fondamentali.

“Il rinvio dell’incontro Stato–Regioni è un fatto grave e preoccupante perché lascia sospesi centinaia di Comuni e migliaia di cittadini che vivono quotidianamente una condizione di fragilità strutturale” ha dichiarato Marilina Cortazzi, segretaria generale della Cisl Salerno, sottolineando che le aree interne non devono essere considerate una questione secondaria nell’agenda politica.

I limiti dei nuovi criteri di montanità

La critica mossa dal sindacato riguarda in particolare l’adozione di parametri basati quasi esclusivamente su aspetti morfologici e altimetrici. Secondo l’organizzazione, tale approccio non tiene conto della complessità della vita nei territori montani della provincia di Salerno.

“La montanità non è solo una quota altimetrica ma è fatta di distanza dai servizi, difficoltà di mobilità, carenza di sanità territoriale, scuole a rischio chiusura e opportunità di lavoro sempre più ridotte” ha aggiunto Cortazzi, ribadendo che ignorare tali fattori significa ignorare la realtà sociale del territorio.

La necessità di un patto sociale per il territorio

La segretaria generale ha richiamato l’attenzione sull’operato della Regione Campania, impegnata a contrastare misure penalizzanti per le aree interne, e ha invocato la creazione di un patto sociale che veda coinvolti Governo, enti locali e parti sociali. L’obiettivo è garantire uno sviluppo economico che tuteli il lavoro e la coesione sociale.

“Serve un confronto vero, serio e immediato tra Governo e Regioni che tenga insieme rigore tecnico e giustizia territoriale” ha concluso la segretaria della Cisl, auspicando una rapida riconvocazione del tavolo istituzionale. Il timore è che l’assenza di decisioni condivise possa tradursi in un ulteriore arretramento delle politiche pubbliche, lasciando indietro le comunità più fragili dell’entroterra.

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