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Applausi e commozione a Prignano Cilento: l’Opera dei Turchi si conferma cuore della tradizione

Grande successo per l'Opera dei Turchi a Prignano Cilento. Ieri la piazza ha celebrato i miracoli di San Nicola e il suggestivo volo dell'angelo. Leggi il racconto

Di: Roberta Foccillo
Pubblicato il: 07/04/2026
Aggiornato il: 07/04/2026
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Il sipario è calato, ma l’eco delle emozioni risuona ancora tra i vicoli di Prignano Cilento. Nella giornata di ieri, il lunedì in Albis ha ritrovato il suo cuore pulsante con la messa in scena dell’Opera dei Turchi, la secolare sacra rappresentazione che ha trasformato Piazza Plebiscito in un teatro della fede. Un evento che ha confermato, ancora una volta, come l’identità di questo borgo sia indissolubilmente legata al culto di San Nicola di Bari e alla capacità della sua gente di farsi custode di una speranza che sfida i secoli.

Il volo dell’Angelo e il prodigio che ha incantato la piazza

Il momento più atteso, quello che ha saputo strappare un lungo applauso alla platea gremita, è stato senza dubbio il “volo dell’angelo”. Con la Chiesa Madre a fare da solenne sfondo, la figura celeste ha attraversato lo spazio aereo della piazza per scendere in soccorso del giovane Diodato. La tensione drammatica ha raggiunto il culmine durante il serrato confronto verbale tra il prigioniero e il sovrano saraceno, il quale, schernendo la fede del ragazzo, aveva sentenziato: “Ah, sciocco, sciocco! Se San Nicola fosse realmente un Santo miracoloso, verrebbe qui a liberarti dalla nostra schiavitù!”.

La liberazione del fanciullo, avvenuta sotto gli occhi di centinaia di fedeli e turisti, ha suggellato il primo atto di una narrazione che fonde l’asprezza della schiavitù con la dolcezza della protezione divina. La partecipazione dei residenti, che hanno interpretato i ruoli con un’intensità quasi vibrante, ha restituito tutta l’autenticità di un testo che non si legge nei libri, ma si impara nel silenzio della devozione domestica.

La vittoria sulla malvagità: il monito dell’oste e il miracolo dei fanciulli

La seconda parte della rappresentazione ha esplorato i toni più scuri e simbolici del miracolo nicolaiano. La messa in scena del macabro inganno dell’oste, colpevole di un crimine contro l’infanzia, ha tenuto il pubblico in un silenzio carico di attesa fino al gesto salvifico del Santo. La resurrezione dei tre fanciulli ha rappresentato il culmine morale dell’evento, ribadendo la vittoria della luce sulle tenebre e della giustizia sull’arbitrio.

Il rogo dell’oste, momento finale carico di simbolismo catartico, ha chiuso la rappresentazione tra il compiacimento della folla, non per spirito di vendetta, ma per il ripristino dell’ordine divino violato. I figuranti, visibilmente emozionati al termine della performance, hanno testimoniato quanto questa tradizione sia un impegno fisico e spirituale che coinvolge l’intera comunità prignanese.

Una tradizione viva che guarda al futuro del Cilento

Il bilancio della manifestazione di ieri va oltre la cronaca di un evento religioso. L’Opera dei Turchi si conferma come uno dei pilastri del patrimonio immateriale del Cilento, capace di attrarre visitatori affascinati da un’Italia che conserva ancora la sua anima più vera. La tramandazione orale, colonna portante di questo dramma popolare, si è dimostrata ancora una volta solida: i giovani interpreti hanno raccolto con orgoglio il testimone dai veterani, assicurando che il grido di libertà di Diodato e la protezione di San Nicola continueranno a riecheggiare in Piazza Plebiscito anche negli anni a venire.

Prignano Cilento ha dimostrato, ieri pomeriggio, che la cultura popolare non è un residuo del passato, ma una forza viva capace di aggregare, educare e ispirare.

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