Un dolore che non può diventare normalità. Non possiamo più leggere il nome di un giovane lavoratore e parlare di fatalità. La morte di Carmine Albero, rimasto coinvolto in un fatale episodio mentre svolgeva le proprie mansioni all’interno di un cantiere situato in via Fiano a Nocera Inferiore, è una ferita che brucia nella coscienza collettiva, un dolore che attraversa famiglie, comunità, istituzioni. È l’ennesima vita spezzata mentre si costruiva il proprio futuro, mentre svolgeva un lavoro che avrebbe dovuto garantirgli dignità e sicurezza. Ogni volta che il lavoro si trasforma in morte, viene tradita la sua essenza più profonda. E questa verità pesa, come donna e come sindacalista, ma soprattutto come cittadina che crede nel valore sacro della vita.
Un appello che non può restare inascoltato
Pochi mesi fa, a nome della FENEAL UIL di Salerno, è stato consegnato a Sua Santità un “Memoriale e Invocazione per i Lavoratori”. In quella lettera si affermava con forza: «Il lavoro è vita, e mai può diventare morte». E ancora: «Ogni vittima del lavoro è una ferita che lacera la fraternità umana». Non erano parole simboliche. Erano un grido. Un appello urgente. La risposta del Santo Padre, giunta attraverso la Segreteria di Stato, ha dato voce a quel dolore: il ricordo delle vittime del lavoro sarà portato all’Altare, e l’impegno per la dignità dei lavoratori è stato definito un valore imprescindibile.
Papa Leone ha richiamato un principio che oggi risuona con ancora più forza: al centro del lavoro deve esserci la persona, non il profitto. La Benedizione Apostolica impartita ai lavoratori, alle loro famiglie e a chi si batte per la sicurezza non può restare un gesto simbolico. È un richiamo morale che interpella tutti: istituzioni, imprese, parti sociali.
La sicurezza non è un costo: è il confine tra vita e morte
Davanti alla morte di Carmine Albero, diventa ancora più evidente che la sicurezza non è burocrazia, non è un ostacolo, non è un peso economico. È il confine tra la vita e la morte. Per questo la memoria di Carmine deve trasformarsi in responsabilità concreta. Non basta commuoversi, non basta indignarsi. Serve agire. Prevenzione reale, non solo dichiarata. Formazione continua, che renda ogni lavoratore consapevole e protetto. Controlli rigorosi, costanti, non episodici. Cultura della sicurezza, che parta dalle scuole e arrivi nei cantieri, nelle fabbriche, negli uffici. Ogni vita salvata è una vittoria della comunità. Ogni vita persa è una sconfitta di tutti.
Un impegno che deve unire
Da cristiana e da sindacalista, Patrizia Spinelli ha scelto di farsi voce di chi non può più parlare. Oggi quel dovere diventa ancora più urgente. La morte di Carmine non può essere archiviata come una tragica fatalità: deve diventare un punto di svolta. Il lavoro deve essere sempre vita. Mai morte.
