Logo InfoCilento
  • Newsletter
  • Pubblicità
Canale 79
  • Attualità
    AttualitàMostra di più
    Pollica cresce, tanti lavori in corso: più servizi per la comunità. A InfoCilento parla il sindaco, Stefano Pisani
    8 Aprile 2026
    Fonderie Pisano
    Fonderie Pisano: l’azienda punta alla delocalizzazione ma lancia l’allarme sulla continuità produttiva
    8 Aprile 2026
    Francesco Castiello
    Vallo della Lucania: la Biblioteca Comunale sarà intitolata alla memoria del Sen. Francesco Castiello
    8 Aprile 2026
    Nuovi McDonald’s: aperture a Villammare e ad Agropoli
    8 Aprile 2026
    Battipaglia, clima
    Battipaglia: presentata la V Edizione dello “School Workshop on Climate Change”
    8 Aprile 2026
  • Cronaca
    CronacaMostra di più
    Intervento di emergenza sul Monte Cervati: escursionisti in difficoltà tratti in salvo
    8 Aprile 2026
    Sala Consilina, fiamme in montagna: distrutti dieci ettari di bosco
    8 Aprile 2026
    Roccadaspide incidente
    Paura a Roccadaspide, incidente sulla SS166 degli Alburni: tre i veicoli coinvolti
    8 Aprile 2026
    Rifiuti e criminalità, focus su traffici internazionali: ecco la relazione in Prefettura
    8 Aprile 2026
    Fuochi d'artificio
    Giro di vite sui fuochi d’artificio a Salerno: prima sanzione da mille euro
    8 Aprile 2026
  • Politica
    PoliticaMostra di più
    Campania, Matera: “manovra da 38 miliardi per far crescere la Regione”
    8 Aprile 2026
    Agropoli, Mutalipassi: «progetto politico prosegue. Aperti ai dissidenti alle nostre condizioni»
    8 Aprile 2026
    Luigi Guerra
    Luigi Guerra nel Consiglio del Consorzio Velia: nuovo incarico per il sindaco di Lustra
    8 Aprile 2026
    Municipio Battipaglia
    Battipaglia, opposizione astensionista: via libera alla variante per il “Durante/Dopo di Noi” tra responsabilità e maturità politica
    8 Aprile 2026
    Andrea Bellandi
    Elezioni amministrative: l’Arcidiocesi di Salerno blinda gli spazi parrocchiali
    8 Aprile 2026
  • Curiosità
    CuriositàMostra di più
    Agostino Di Bartolomei
    Nasceva oggi Agostino Di Bartolomei: il mito del Capitano e l’ombra di quel tragico addio nel Cilento
    8 Aprile 2026
    Il Cilento festeggia i 103 anni di nonna Raffaela: un secolo di storia tra Giungano e Cicerale
    8 Aprile 2026
    Cento anni di storia e radici: Atena Lucana festeggia il secolo di vita di Nonna Francesca Caggiano
    7 Aprile 2026
    Francesco Pastore - Francesco Ferraro
    Tragedia stradale a Campagna: due anni fa la morte in servizio dei carabinieri Pastore e Ferraro
    7 Aprile 2026
    Picnic
    Lunedì dell’Angelo: tra fede e tradizione, ecco perché festeggiamo la Pasquetta
    6 Aprile 2026
  • Sport
    SportMostra di più
    Calcio: ecco le date dei Playoff dall’Eccellenza alla Prima Categoria
    8 Aprile 2026
    Tensione a Salerno: il messaggio della Curva Sud a Vincenzo De Luca
    8 Aprile 2026
    Alfredo Della Calce
    Lutto nel calcio salernitano: addio ad Alfredo Della Calce, tecnico della Salernitana Women
    8 Aprile 2026
    Sport ed emozioni a Vallo della Lucania: campi da tennis intitolati a Cesare Iacovitti ed Angelico Sacco
    7 Aprile 2026
    Gabriele Notabella
    Battipaglia, Balnaea sport&wellness: il nuoto in età scolastica e prescolastica
    7 Aprile 2026
  • Eventi
    EventiMostra di più
    Paestum workshop
    A Paestum il workshop sulla promozione dei borghi italiani: se ne parla al Next
    8 Aprile 2026
    Principessa Costanza
    “IncontrArti a Teggiano”: i giovani raccontano la Principessa Costanza: giovedì 9 aprile le premiazioni
    7 Aprile 2026
    Tiro al Prosciutto
    Campora, l’antica sfida dei briganti: torna la storica festa del Tiro al Prosciutto
    6 Aprile 2026
    Chiesa Palinuro
    Fede e tradizione a Palinuro: la comunità celebra la Santa Patrona Maria di Loreto
    6 Aprile 2026
    San Mauro La Bruca
    San Mauro la Bruca progetta il futuro: una nuova visione per il turismo locale
    6 Aprile 2026
  • Video
  • Turismo
  • Contattaci
Logo InfoCilento
CANALE 79
Live
Cerca un articolo
  • Attualità
  • Cronaca
  • Politica
  • Curiosità
  • Sport
  • Eventi
  • Video
  • Turismo
  • Contattaci
Seguici
Cilento

Nasceva oggi Carlo Pavone, lo storico originario di Torchiara. Ecco il suo legame con il Cilento

La famiglia era radicata nel Cilento, uno dei territori maggiormente coinvolti nei conflitti dell'età rivoluzionaria

Carmela Di Marco
30/06/2022 10:00 PM
Condividi
Panorama di Torchiara

Nacque a Torchiara, il 30 giugno 1823 da Donato e Orsola Cagnano. La famiglia Pavone fu un esempio di borghesia colta provinciale napoletana, caratterizzata dalla presenza di professionisti, proprietari, sacerdoti, spesso con solide vocazioni intellettuali.

La famiglia Pavone e il legame con il Cilento

Era radicata nel Cilento, uno dei territori maggiormente coinvolti nei conflitti dell’età rivoluzionaria e napoleonica, segnato sia dalla mobilitazione controrivoluzionaria dei vescovi e dei guerriglieri sanfedisti (1799), sia, di converso, da un forte sostegno di forze locali al successivo esperimento di modernizzazione del decennio francese.

Carlo e il fratello Angelo appartenevano a una generazione integrata nelle reti culturali europee (ne erano un esempio lo zio Giuseppe o il concittadino Agostino Magliani), ma furono protagonisti anche di una intensa battaglia politica, intrecciata con contrasti municipali, tensioni sociali, banditismo e un uso quasi quotidiano della violenza privata.

Negli anni della loro adolescenza nel Cilento si registrarono decine di interventi delle forze di sicurezza mirati a demolire le reti cospirative e a reprimere moti liberali, come quelli del 1828 e del 1837, che portarono all’arresto in entrambi i casi dello zio Domenico. All’inizio degli anni Quaranta, Carlo si recò a Napoli, come tutti i rampolli della borghesia provinciale.

La carriera di Carlo Pavone

Fece gli studi letterari alla scuola di Francesco De Sanctis e quelli giuridici con Roberto Savarese, vincendo poi il concorso per diventare giudice circondariale. Nella capitale si inserì in un’élite che, attraverso una decennale partecipazione alla lotta politica, aveva dato forma alla tradizione liberale meridionale. Il movimento era coordinato da Carlo Poerio, Francesco Paolo Bozzelli, Mariano D’Ayala e dai suoi conterranei Matteo De Augustiniis e Francesco Antonio Mazziotti.

Nel 1844 un tentativo di rivolta (che portò alla disastrosa spedizione dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera) era stato sgominato. Quando, quattro anni dopo, il 12 gennaio del 1848, iniziò la rivoluzione a Palermo, lo stesso gruppo decise l’insurrezione nel Cilento con l’obiettivo – fallito – di coinvolgere tutte le province napoletane.

Si rinnovò uno schema collaudato nelle rivolte precedenti: i notabili locali, come i Pavone, arruolarono amici, gregari, familiari e spesso vecchi militanti dei sommovimenti passati. Chiedevano la costituzione, ma non mancavano inediti appelli: i cilentani diedero vita a un ‘comando generale delle armi dell’indipendenza italiana’.

Al vertice c’erano Costabile Carducci, Leone Vinciprova, i fratelli Del Mercato e Magnoni, Carlo e Angelo Pavone. Tre colonne insurrezionali iniziarono a percorrere il Cilento. Una era guidata da Pavone: il suo ciclo operativo era un modello delle rivolte dell’epoca. La formazione entrava in un paese, abbatteva i simboli della monarchia, nominava un governo provvisorio, pretendeva un contributo dalla cassa comunale e poi continuava verso altri centri.

La composizione stessa della banda (professionisti, proprietari, artigiani, contadini) mostrava un conflitto civile di carattere spiccatamente politico-ideologico, trasversale alle fratture sociali e familiari del territorio, e capace di assorbirle. Gli avversari locali erano oggetto di vendette politiche e personali; ne furono vittime alcuni capi urbani, accusati di essere i delatori dei giustiziati del 1828, ma tutti riconobbero, nel successivo processo svoltosi nel 1852, il ruolo moderatore di Carlo Pavone.

La rivolta restò isolata e l’arrivo di poderose formazioni borboniche annunciò un’inevitabile sconfitta, impedita solo dalla concessione della costituzione. Poco tempo dopo il nuovo governo costituzionale favorì una amnistia di cui beneficiarono, fra gli altri, anche i Pavone. I liberali cilentani ottennero un discreto peso nella politica della capitale, il controllo dei comuni e della guardia nazionale, determinando l’elezione alla Camera napoletana delle loro figure di riferimento che vinsero in tutti i collegi locali.

La rivoluzione moltiplicò anche antiche e nuove tensioni

La rivoluzione moltiplicò anche antiche e nuove tensioni, come l’atavico brigantaggio meridionale (i Pavone furono fra gli autori di un documento a favore di una decisa azione di repressione). La crisi del 15 maggio 1848, di cui furono protagonisti anche i cilentani molto presenti nella capitale, spezzò però il tentativo di accordo tra la monarchia e i costituzionali. Il movimento liberale si divise: alcuni confermarono un’opposizione legalitaria, i settori più radicali tentarono la via delle armi in Calabria e nel Cilento. Il distretto di Torchiara fu, nel secondo caso, il centro dell’insurrezione. Il comando operativo fu composto da Carlo Pavone, Antonio Curcio, Diego De Mattia e Filadelfo Sodano, quadri storici della rivoluzione salernitana. Ritentarono la marcia su Vallo senza successo.

La reazione borbonica fu efficace. I calabresi furono sconfitti, i cilentani spazzati via: Carducci fu assassinato da una squadriglia realista, Curcio fu ucciso in uno scontro con la gendarmeria, De Angelis e Sodano furono arrestati (il secondo morì in carcere), De Mattia fuggì a Malta. I Pavone cercarono di nascondersi, utilizzando le reti di solidarietà locali. Angelo fu scoperto dopo un anno: processato e condannato, uscì di prigione nel 1854 per restare al domicilio forzoso fino al 1860. Nel luglio del 1849 anche Carlo fu catturato. Fece l’esperienza dei processi politici che marcarono la storia del Regno delle Due Sicilie.

Il dibattimento per i moti del Cilento (insieme a quelli per il 15 maggio e per la setta dell’Unità italiana) fu tra i più importanti. Furono indagate oltre tremila persone, quattrocento furono sottoposte a giudizio, in gran parte condannate. A Carlo Pavone fu comminata la pena capitale, commutata in venticinque anni di ferri; a Nisida e poi a Procida condivise un’altra esperienza fondante del liberalismo meridionale, il carcere politico. Nel frattempo, il suo distretto restò uno dei centri della cospirazione.

Nel settembre 1853 fu scoperto in corrispondenza con Michele Magnoni, tra gli organizzatori della futura spedizione di Sapri. Nel 1858 le pressioni internazionali resero complicata la gestione dei prigionieri. Pavone fu tra coloro che accettarono la deportazione nel nuovo continente, insieme a personaggi come Poerio, Giuseppe Pica, Emilio Petruccelli, Nicola Nisco. L’esito del viaggio fu opposto a quello immaginato da Ferdinando II. Alcuni familiari dei prigionieri riuscirono a imbarcarsi a Cadice sulla nave americana che li aveva accolti per l’ultima parte del viaggio. Poi tutti insieme convinsero il comandante a cambiare rotta, lasciandoli in Irlanda, e da lì raggiunsero Londra, ricevendo un’entusiasmante accoglienza dalla stampa e dalla popolazione.

L’esilio

L’esilio, l’ultima esperienza che mancava al curriculum rivoluzionario di Pavone, fu molto breve. Si trovava in Piemonte quando, nell’estate del 1860, precipitò la crisi del Regno meridionale. Il 9 luglio, dopo la concessione della costituzione da parte di Francesco II, egli si imbarcò per Napoli, insieme a tanti altri esuli. Ancora una volta, la sua biografia testimoniava il ruolo del notabilato provinciale nella lotta politica napoletana. Furono quei quadri patriottici a garantire il cambio di regime nelle istituzioni meridionali. Pavone prese parte alla nuova insurrezione cilentana dell’agosto 1860, poi assunse la segreteria generale del governatorato garibaldino di Salerno.

Istituita la Luogotenenza, si dimise per rientrare in magistratura. Nominato giudice circondariale nel suo Cilento, partecipò con determinazione all’ultimo atto della crisi napoletana, la repressione della resistenza legittimista e del brigantaggio. Come i suoi coetanei del 1848, Pavone conosceva bene il conflitto civile meridionale, l’intreccio tra tensioni sociali e scontri ideologici, lotte fra clan e odi familiari.

Cercò di impedire abusi e prepotenze dei vincitori, scagionando persone ingiustamente accusate, e nello stesso tempo contrastò sul campo le azioni della guerriglia legittimista e delle bande criminali. Riuscì a sopravvivere a un attentato – perpetrato a Vatolla nel settembre del 1861 – e si impegnò in prima persona contro la più importante formazione borbonica locale, quella partita da Roma e sbarcata nel Cilento al comando dell’avvocato Giuseppe Tardio.

La sua carriera continuò come giudice istruttore a Teramo e a Santa Maria Capua Vetere, poi come questore a Caltanissetta, in anni segnati nuovamente da un duro scontro politico. In ogni caso, come buona parte dei quadri della rivoluzione, continuò con successo la sua ascesa nelle istituzioni, sostenuto da Magliani e De Sanctis, assumendo la carica di presidente dei tribunali di Caltanissetta e di Lanciano. Diventò poi anche consigliere della Corte d’appello di Potenza e, infine, di Roma. Svolse un ruolo attivo e si impegnò per la riforma della selezione e dell’organizzazione del personale giudiziario, pubblicando alcuni discorsi su questi temi.

Come tutta la sua generazione, Pavone si misurò anche con la battaglia politica e intellettuale, ma con minore successo. Scrisse drammi e alcune pubblicazioni storiche occasionali. Legato agli ambienti della Destra storica, si impegnò su temi come il trasferimento della capitale o il corso forzoso, ma non riuscì mai a vincere le sue personali battaglie elettorali, risultando sempre sconfitto nel suo collegio cilentano (appannaggio dei radicali, come gli altri del territorio).

Gli ultimi anni di vita

Negli ultimi anni di vita, analogamente a quasi tutti i suoi coetanei, si impegnò nella sacralizzazione della propria epopea, sia attraverso gli scritti sia nelle molteplici istituzioni di veterani, come quella per i danneggiati politici napoletani. Morì a Torchiara il 25 gennaio 1899. La famiglia Pavone rappresentò un esempio d’integrazione della borghesia meridionale nelle istituzioni unitarie. Il nipote, Andrea Torre, fu un esponente importante del liberalismo e soprattutto del giornalismo, in prima fila in battaglie come il Congresso per le nazionalità del 1918.

Il figlio di Carlo, Giuseppe, ebbe ruoli importanti nell’esercito; raggiunse il grado di generale di divisione e, poco prima di morire, nel 1943, fu protagonista di un tentativo di creare dei reparti impegnati a fianco degli alleati contro i tedeschi. Tra i suoi eredi c’è anche uno dei maggiori storici italiani del Novecento, Claudio Pavone.

Condividi questo articolo
Facebook Whatsapp Whatsapp Threads Copia Link
  • Redazione
  • Contattaci
  • Pubblicità
  • Collabora
  • Come vederci
  • Scarica l’app
  • Newsletter
  • Privacy
  • Gestione reclami
  • Codice di condotta
  • Facebook
  • X
  • Youtube
  • Google news
  • Instagram
  • Linkedin

© Copyright 2025 InfoCilento, registrazione Tribunale di Vallo della Lucania nr. 1/09 del 12 Gennaio 2009. Iscrizione al Roc: 41551. Editore: Domenico Cerruti – Proprietà: Red Digital Communication S.r.l. – P.iva 06134250650. Direttore responsabile: Ernesto Rocco | Tutti i contenuti di questo sito sono di proprietà della casa editrice, testi, immagini, video o commenti, non possono essere utilizzati senza espressa autorizzazione. Per le notizie o fotografie riportate da altre testate giornalistiche, agenzie o siti internet sarà sempre citata la fonte d’origine. Dove non sia stato possibile rintracciare gli autori o aventi diritto dei contenuti riportati, i webmaster si riservano, opportunamente avvertiti, di dare loro credito o di procedere alla rimozione. La redazione non è responsabile dei commenti presenti sul sito o sui canali social. Non potendo esercitare un controllo continuo resta disponibile ad eliminarli su segnalazione qualora gli stessi risultino offensivi e/o oltraggiosi. Relativamente al contenuto delle notizie, per eventuali contenuti non corretti o non veritieri, è possibile richiedere l’immediata rettifica a norma di legge.