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Processo Vassallo, padre Maurizio Patriciello: «il mio amico Fabio non c’entra niente»

Il colonnello Fabio Cagnazzo è stato prosciolto dalle accuse per l'omicidio di Angelo Vassallo. Il commento di don Patriciello e la richiesta del SIM Carabinieri.

Ernesto Rocco
31/03/2026 10:01 AM
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Don Maurizio Patriciello

La complessa vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Acciaroli ucciso nel 2010, ha vissuto nei giorni scorsi un momento importante ma che non ha mancato di suscitare perplessità. Il Gup del Tribunale di Salerno ha disposto il proscioglimento del colonnello Fabio Cagnazzo, che era stato indagato con l’ipotesi di coinvolgimento e depistaggio nelle indagini sul delitto. Per l’ufficiale dell’Arma, che ha sempre proclamato la propria estraneità ai fatti, si conclude un calvario umano e professionale durato anni, culminato in sette mesi di custodia cautelare in un carcere militare e nella sospensione del servizio prima della riabilitazione da parte del Tribunale amministrativo.

Il volto umano dietro la divisa: il racconto di don Patriciello

A commentare con forza la notizia è padre Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, legato da una amicizia a Cagnazzo. Il sacerdote ha ripercorso i momenti drammatici vissuti durante le visite nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, descrivendo il contrasto tra l’immagine dell’uomo d’azione e la sofferenza del detenuto.

“L’antica, fiera, immagine dell’ufficiale che avevo conosciuto era svanita. Davanti a me, stavolta, c’era un uomo in lacrime, distrutto, preoccupato per la vita dei suoi anziani genitori, che si lacerava l’animo dal dolore e dalla vergogna per l’accusa del tutto assurda che gli veniva rivolta”, ha dichiarato don Patriciello.

Il parroco ha sottolineato come la sentenza restituisca onorabilità non solo all’uomo, ma all’intera istituzione: “Il colonnello Fabio Cagnazzo è stato prosciolto dai capi di imputazione. Non dovrà affrontare nessun processo. Detto in parole povere, il mio amico Fabio con quell’orribile uccisione non c’entra niente“.

L’impatto sui giovani e il valore dell’esempio

Secondo padre Patriciello, la riabilitazione di Cagnazzo rappresenta un messaggio fondamentale per le nuove generazioni e per chi indossa la divisa. In un contesto sociale spesso segnato da scandali che coinvolgono servitori dello Stato, la notizia del proscioglimento assume un valore educativo. Il sacerdote ha evidenziato la necessità di comunicare l’innocenza con la stessa forza mediatica con cui era stata diffusa l’accusa: “La notizia bella, incoraggiante, luminosa, deve essere data almeno con la stessa enfasi con cui fu data quella, orribile, del suo probabile coinvolgimento“.

Resta tuttavia il peso di un’esperienza che ha segnato profondamente la vita dell’ufficiale. “Non è possibile vedersi rovinati l’onorabilità, la carriera, la salute, la vita per valutazioni errate dei magistrati”, ha aggiunto il parroco, auspicando che questa vicenda possa servire da monito per il futuro della giustizia italiana.

La posizione del sindacato dei Carabinieri

Anche il Sindacato Italiano Militari Carabinieri (SIM) ha espresso una posizione netta sulla conclusione del procedimento, parlando di un “fango mediatico” che ha tentato di demolire decenni di onorato servizio allo Stato. L’organizzazione sindacale ha accolto con favore la decisione del Gup, chiedendo ora passi concreti per il pieno reintegro dell’ufficiale.

“La verità ha parlato. Come sapevamo avrebbe fatto. Il SIM Carabinieri è al fianco del Colonnello — ieri, oggi e domani. Ma una sentenza non basta: chiediamo con fermezza il ripristino immediato di carriera, ruolo e dignità”, ha comunicato il sindacato in una nota ufficiale.

Le perplessità

Nonostante il proscioglimento di Cagnazzo, la famiglia Vassallo e l’opinione pubblica continuano a chiedere con determinazione che si faccia piena luce sull’identità dei reali esecutori e mandanti dell’omicidio del sindaco pescatore. Ma anche sulla questione depistaggio c’è chi continua a non essere convinto della realtà dei fatti. Inizialmente, infatti, gli investigatori sono stati indirizzati su Bruno Humberto Damiani, come possibile assassino. Per l’uomo, accusato all’epoca anche di essere al centro di un giro di spaccio, sono cadute tutte le accuse ed anzi oggi è stato ammesso come parte civile. Perché gli investigatori lo hanno ritenuto inizialmente il possibile colpevole se non ci sono stati depistaggi?

«Contrasti e contraddizioni che stanno portando il processo in una condizione di confusione inconcepibile», è il laconico commento di Antonio Vassallo, figlio del sindaco pescatore.

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