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Nicola Monaco, il sacrificio del partigiano di Sacco: a 20 anni scelse il plotone d’esecuzione per non tradire l’Italia

La storia di Nicola Monaco, il giovane partigiano di Sacco fucilato a 20 anni. Dalla Resistenza nelle Langhe alla Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Di: Redazione Infocilento
Pubblicato il: 31/03/2026
Aggiornato il: 31/03/2026
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Nicola Monaco

Il 31 marzo 1945, a poche settimane dalla Liberazione, si spegneva a Sant’Albano Stura la giovane vita di Nicola Monaco. Originario di Sacco, nel salernitano, Monaco non è stato solo un soldato, ma un simbolo di resistenza morale e civile che ancora oggi interroga le coscienze. A soli 20 anni, dopo aver subito torture e interrogatori estenuanti, affrontò il plotone d’esecuzione con una fermezza che colpì persino i suoi carcerieri.

Dal Cilento alle Langhe: la scelta della Resistenza

Nato nel 1924 in un piccolo comune dell’entroterra cilentano, Nicola Monaco si trovava in Piemonte al momento dell’armistizio dell’8 settembre 1943. Studente di ragioneria prestato alle armi, non ebbe esitazioni: scelse la via dei monti, unendosi alle prime formazioni partigiane nelle Langhe.

Inquadrato nel 1° Gruppo Divisioni Alpine, si distinse rapidamente per audacia e capacità organizzative, partecipando a numerose azioni di sabotaggio e scontri a fuoco contro le forze nazifasciste. La sua figura divenne un punto di riferimento per i compagni di lotta, tanto da assumere incarichi di responsabilità nonostante la giovanissima età.

L’eroica resistenza e la cattura

La vicenda che condusse al suo martirio ebbe inizio durante una rischiosa missione. Circondato da forze nemiche superiori per numero e armamento, Monaco non si arrese, combattendo strenuamente fino all’ultima cartuccia per coprire la ritirata dei suoi commilitoni.

Una volta catturato, il suo comportamento fu talmente fiero da indurre gli stessi ufficiali nemici a concedergli l’onore delle armi sul campo. Tuttavia, la sua prigionia si trasformò in un calvario: trasferito nelle carceri fasciste, fu sottoposto a violenze e torture affinché rivelasse le posizioni dei depositi e dei comandi partigiani.

Il rifiuto del tradimento e la Medaglia d’Oro

Nonostante le sofferenze inflitte, Nicola Monaco mantenne un silenzio assoluto, proteggendo la vita dei suoi compagni e la prosecuzione della lotta di liberazione. Come riportato nelle cronache dell’epoca e nella motivazione ufficiale della Medaglia d’Oro al Valor Militare, alle minacce dei suoi aguzzini rispose con parole che sono rimaste scritte nella storia:

“Preferisco morire piuttosto che tradire”.

La sua fine venne decretata per fucilazione. Testimoni e documenti dell’epoca descrivono i suoi ultimi istanti con ammirazione: «A testa alta, sorridente, si avviava al luogo del supplizio e si immolava da eroe, come da eroe aveva combattuto. La sua voce non tremò nel lanciare l’ultimo grido: “Viva l’Italia!”».

Un’eredità che vive tra Sacco e Salerno

Oggi, la memoria di Nicola Monaco è viva non solo nel comune natio di Sacco, che gli ha intitolato la piazza principale, ma in tutta la provincia di Salerno. La sezione provinciale dell’ANPI porta orgogliosamente il suo nome, a testimonianza di un legame indissolubile tra il sacrificio del singolo e la libertà di una nazione intera. Ricordare Nicola Monaco significa non solo onorare un caduto, ma celebrare la forza di una generazione che, nel momento più buio, scelse di non piegare la testa.

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