Le immagini devastanti che arrivano da Niscemi, in Sicilia, dove una frana ha recentemente ferito il territorio, hanno riacceso con forza il dibattito sulla sicurezza idrogeologica in tutta Italia. Non si tratta solo di solidarietà, ma di un campanello d’allarme che risuona fino alle coste del Cilento. Il consigliere comunale di Agropoli, Massimo La Porta, ha sollevato una questione urgente: il parallelo tra la tragedia siciliana e la fragilità strutturale del promontorio agropolese.
Un’instabilità dinamica e prevedibile
Secondo l’analisi di La Porta, la tragedia di Niscemi non deve essere archiviata come una “fatalità improvvisa”. Al contrario, rappresenta l’esito di processi geologici lenti e spesso ignorati. Se in Sicilia il problema è legato allo scivolamento di terreni argillosi, ad Agropoli la minaccia è costituita dalla falesia su cui poggia il centro storico.
La documentazione scientifica prodotta dall’Università di Napoli Federico II è netta: la Rupe non è un blocco statico, ma un organismo in costante mutamento. Le fratture interne alla roccia, sollecitate incessantemente dall’azione erosiva del mare, minano la stabilità del promontorio. Il crollo del Fortino nel 2023 non è stato un caso isolato, ma il sintomo visibile di un deterioramento strutturale che prosegue da decenni.
La criticità della classificazione P4
Il dato che più preoccupa è la classificazione di pericolosità della zona, indicata come P4. Questo acronimo tecnico definisce un rischio “molto elevato”, segnalando una condizione in cui l’instabilità non è un’ipotesi remota, bensì la norma operativa del terreno.
La Porta sottolinea come sia necessario un cambio di paradigma: abbandonare la gestione dell’emergenza post-evento per passare a una prevenzione strutturale. Intervenire solo dopo che i massi sono già caduti non è più sostenibile, né dal punto di vista economico né da quello della sicurezza pubblica.
Un appello alla responsabilità politica
La sfida che attende le istituzioni, sia locali che regionali, è la pianificazione di lungo periodo. Proteggere il borgo antico di Agropoli significa salvaguardare non solo un simbolo storico e culturale, ma anche l’economia turistica e la vita dei residenti.

Sono anni che se ne parla e non è stato fatto nulla
Abbiamo troppi “GAL” nel pollaio per provvedere alle cose serie…con quelli si “MAGNA” di più.