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Cilento

La frana di Niscemi “scuote” Agropoli: appello per la messa in sicurezza della rupe

Dopo la frana di Niscemi, il consigliere Massimo La Porta lancia l'allarme sul rischio idrogeologico ad Agropoli. Riflettori puntati sulla fragilità della Rupe e sulla classificazione P4

Di:
Ernesto Rocco
Di:Ernesto Rocco
Inizia l'attività giornalistica nel 2003, collaborando con il mensile "Il Cilento Nuovo". Successivamente diventa addetto stampa dell'U.S.Agropoli 1921, ruolo che manterrà fino al 2013 e che...
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Pubblicato il: 31/01/2026
Aggiornato il: 31/01/2026
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Agropoli Porta

Le immagini devastanti che arrivano da Niscemi, in Sicilia, dove una frana ha recentemente ferito il territorio, hanno riacceso con forza il dibattito sulla sicurezza idrogeologica in tutta Italia. Non si tratta solo di solidarietà, ma di un campanello d’allarme che risuona fino alle coste del Cilento. Il consigliere comunale di Agropoli, Massimo La Porta, ha sollevato una questione urgente: il parallelo tra la tragedia siciliana e la fragilità strutturale del promontorio agropolese.

Un’instabilità dinamica e prevedibile

Secondo l’analisi di La Porta, la tragedia di Niscemi non deve essere archiviata come una “fatalità improvvisa”. Al contrario, rappresenta l’esito di processi geologici lenti e spesso ignorati. Se in Sicilia il problema è legato allo scivolamento di terreni argillosi, ad Agropoli la minaccia è costituita dalla falesia su cui poggia il centro storico.

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La documentazione scientifica prodotta dall’Università di Napoli Federico II è netta: la Rupe non è un blocco statico, ma un organismo in costante mutamento. Le fratture interne alla roccia, sollecitate incessantemente dall’azione erosiva del mare, minano la stabilità del promontorio. Il crollo del Fortino nel 2023 non è stato un caso isolato, ma il sintomo visibile di un deterioramento strutturale che prosegue da decenni.

La criticità della classificazione P4

Il dato che più preoccupa è la classificazione di pericolosità della zona, indicata come P4. Questo acronimo tecnico definisce un rischio “molto elevato”, segnalando una condizione in cui l’instabilità non è un’ipotesi remota, bensì la norma operativa del terreno.

La Porta sottolinea come sia necessario un cambio di paradigma: abbandonare la gestione dell’emergenza post-evento per passare a una prevenzione strutturale. Intervenire solo dopo che i massi sono già caduti non è più sostenibile, né dal punto di vista economico né da quello della sicurezza pubblica.

Un appello alla responsabilità politica

La sfida che attende le istituzioni, sia locali che regionali, è la pianificazione di lungo periodo. Proteggere il borgo antico di Agropoli significa salvaguardare non solo un simbolo storico e culturale, ma anche l’economia turistica e la vita dei residenti.

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