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Inchiesta sul presunto voto di scambio a Capaccio Paestum: restano ai domiciliari Squecco, Bernardi e Pecora

Il Tribunale di Salerno conferma i domiciliari per Squecco, Bernardi e Pecora nell'inchiesta sul presunto patto politico-mafioso a Capaccio Paestum

Di: Ernesto Rocco
Pubblicato il: 24/01/2026
Aggiornato il: 24/01/2026
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Il Tribunale di Salerno ha confermato le misure restrittive nell’ambito dell’inchiesta sul presunto patto elettorale politico-mafioso che avrebbe interessato il comune di Capaccio Paestum durante le elezioni amministrative del 2019. Il gup Brigida Cavasino ha respinto le istanze di revoca o attenuazione delle misure cautelari presentate per Roberto Squecco, Antonio Bernardi e Michele Pecora, i quali rimangono pertanto agli arresti domiciliari.

Le motivazioni del rigetto del giudice

Secondo quanto stabilito dal giudice durante l’udienza preliminare, le condizioni che hanno portato alla restrizione della libertà dei tre indagati permangono inalterate. Il magistrato ha sottolineato la sussistenza dei presupposti necessari, rilevando che non sono emersi elementi tali da modificare la valutazione complessiva del rischio o della colpevolezza.

Nella decisione si legge chiaramente che la conferma delle misure è dovuta alla “sussistenza dei presupposti che ne hanno giustificato l’applicazione, sia sotto il profilo dei gravi indizi di colpevolezza, sia sotto il profilo delle esigenze cautelari”, precisando che non sono stati individuati “elementi idonei a scalfire il complessivo quadro cautelare ed a consentire una rivalutazione dello stesso”.

Il ruolo del tempo e il mutato contesto amministrativo

La difesa aveva basato le proprie richieste su diversi fattori, tra cui il comportamento corretto tenuto dagli indagati e il cambiamento dello scenario politico e lavorativo. Bernardi risulta infatti sospeso dal servizio, mentre Pecora non collabora più con l’ente comunale. Tuttavia, il giudice ha ribadito che “il mero decorso del tempo e il rispetto di tutte le prescrizioni applicate, non costituiscono elementi di per sé sufficienti ad una rivalutazione del quadro cautelare”.

Roberto Squecco, accusato di scambio elettorale politico-mafioso, aveva inoltre avanzato la richiesta subordinata di poter scontare la misura a Capaccio Paestum per stare vicino ai familiari, anziché a Montoro, ma anche tale istanza è stata rigettata. Per Squecco, Bernardi e Pecora restano in piedi le ipotesi di reato che includono anche la tentata estorsione e la rapina aggravata ai danni dell’ex primo cittadino Franco Alfieri.

La posizione di Franco Alfieri e il ricorso in cassazione

Parallelamente alla situazione dei tre indagati, si muove la posizione legale dell’ex sindaco Franco Alfieri. I suoi legali non hanno presentato alcuna istanza di revoca dei domiciliari, preferendo attendere l’esito degli approfondimenti relativi alla recente sentenza della Cassazione. La Suprema Corte ha infatti annullato l’ordinanza cautelare, rinviando gli atti al Riesame per una nuova analisi.

La tesi difensiva di Alfieri punta sulla disarticolazione del presunto clan e sulla mancanza del rischio di reiterazione del reato, sostenendo che le minacce provenissero da Squecco. Viene inoltre evidenziato come l’attuale contesto politico-amministrativo di Capaccio Paestum sia radicalmente diverso rispetto al 2019, data l’assenza di scadenze elettorali imminenti e l’insediamento di una nuova maggioranza di governo.

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