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Domani si celebra la Candelora, ecco le tradizioni legate alla festività

Domani, 2 febbraio. ricorre la Candelora, ovvero la presentazione di Gesù al Tempio, ecco le tradizioni legate a questa festività

A cura di Concepita Sica
Pubblicato il 1 Febbraio 2022
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Quaranta giorni dopo il Natale, la Chiesa celebra la festa della Presentazione di Gesù al Tempio. In oriente questa celebrazione è chiamata “festa dell’Incontro” (hypapanté); è il primo incontro ufficiale di Gesù col suo popolo nelle persone dell’anziano Simeone e di Anna.

Questa celebrazione affonda le radici nelle pagine del Vangelo di Luca, dove è riportato un episodio riguardante l’infanzia di Gesù. Quaranta giorni dopo la nascita, Maria e Giuseppe, secondo quando previsto dalla tradizione religiosa ebraica, portano Gesù al Tempio di Gerusalemme per presentarlo al Signore.

In base alla prescrizione contenuta nel libro del Levitico (cf. Lv 12,2-8) era prevista la presentazione al tempio del proprio figlio e l’offerta di un olocausto. La madre poteva presentare al Tempio il proprio nato solo dopo che fosse trascorso il tempo della purificazione; era di quaranta giorni per la nascita di un bambino e di sessantasei giorni per una bambina. Solitamente per l’olocausto offerto un agnello; per i più poveri, invece, l’offerta consisteva in una coppia di colombe o di tortore. La presentazione del primogenito avveniva anche per realizzare il suo riscatto, poiché il bambino apparteneva a dio (cf. Nm 18,14-18).

La storia della festa

La celebrazione di questa festa è sorta con ogni probabilità a Gerusalemme. La pellegrina più famosa dell’antichità, Egeria, che visita i luoghi santi verso la metà del VI secolo, riferisce ampiamente della presenza di questa festa a Gerusalemme già nel IV secolo. Stando al racconto di Cirillo, risalente al V secolo, in occasione di questa festa ad Alessandria si svolgeva una processione con luci e fiaccole.

L’imperatore Giustiniano introduce la festa a Costantinopoli spostandola dal 14 febbraio al 2 febbraio. A Roma viene introdotta solo alla fine del VII secolo, con papa Sergio e denominata “Purificatio Sanctae Mariae”, cioè Purificazione di Maria. Viene festeggiata con una processione condotta dal Foro Romano a Santa Maria Maggiore. Poiché avviene di notte, si tiene una grande processione di candele (da qui trae origine la tradizione che ha dato alla festa il nome di Candelora).

La festa ha una connotazione squisitamente mariana; soltanto a partire dalla riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II viene recuperato il carattere cristologico di tale celebrazione.

Il rito

Durante la celebrazione si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, come venne chiamato il bambino Gesù dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio.

Quelle candele hanno un elevato significato teologico: rimandano a Cristo “luce” venuto ad illuminare gli uomini e a dissipare le tenebre e richiamano la realtà dell’Incarnazione: «Il cero che oggi la Chiesa ci offre – scrive sant’Anselmo – è il simbolo dell’unione di Cristo con la natura umana: la cera rappresenta la natura umana di Cristo, opera dell’ape verginale, Maria, lo stoppino all’interno è l’anima di Cristo, la fiamma che brilla è la divinità di Cristo».

Con le candele accese i fedeli svolgono una breve processione da un luogo fissato fino alla chiesa parrocchiale, dopo si entra processionalmente sempre con la candela accesa.

La festa nella tradizione

Le candele benedette durante la celebrazione del 2 febbraio vengono custodite ed accese in casa durante le tempeste metereologiche oppure nei momenti di difficoltà, per trovare in quella fiammella la Luce vincitrice delle tenebre.

Con queste candele benedette, spesso, si compie il rito della benedizione della gola nel giorno della festa di san Biagio, il 3 febbraio.

Nella tradizione popolare la festa della candelora offriva uno sguardo sulle previsioni metereologiche, relative al tempo dei mesi successivi, mediante una suggestiva filastrocca:

“Quann’è la Cannelora

O neveca o chiove

O chiove o mena viento

Quaranta iuorni re maletiempo”.

In un mondo sempre più ripiegato su se stesso ed avvolto da grigie coltri di odio e di sofferenza, il bisogno di luce si fa ogni giorno più forte. Le candele accese di questa celebrazione aiutino a riscoprire la bellezza di quella verità che scaturisce dal nostro battesimo, ovvero di essere luce e portatori di luce.

“Sei diventato luce di Cristo. Cammina sempre come figlio della luce” (Rito del Battesimo degli adulti).

L’impegno comune di esser luce è di certo preludio di un mondo radioso.

TAG:candeloraCilento
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