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L’allarme dell’Ance: in Campania 5 anni per realizzare un’opera pubblica

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L’allarme dell’Ance: in Campania 5 anni per realizzare un’opera pubblica

Per la realizzazione delle infrastrutture finanziate dalle politiche di coesione la forbice tra Nord e Sud è pari a 3 anni e 4 mesi. Particolarmente critica per lungaggini e macchinosità si rivela la fase della progettazione preliminare. Il presidente Lombardi: «Situazione insostenibile: anche 14 anni e mezzo per il completamento di un’opera di importo superiore a 100 milioni di euro. Le maggiori penalizzazioni ricadono sulle spalle della filiera delle costruzioni».

In Campania per realizzare un’opera pubblica finanziata dalle politiche di coesione sono necessari mediamente cinque anni (media Italia 4 anni e 5 mesi). La nostra regione si colloca, insieme con la Liguria (5 anni) tra le ultime tre (preceduta da Sicilia, 6,9 anni e Basilicata 5,8) in questa specifica graduatoria estrapolata dalla Svimez dallo studio sul tema: “I tempi di attuazione e di spesa degli interventi infrastrutturali delle politiche di coesione” di Carla Carlucci, Fabio De Angelis e Maria Alessandra Guerrizio, pubblicato sulla “Rivista economica del Mezzogiorno”, trimestrale della Svimez edito da Il Mulino e diretto da Riccardo Padovani.

La regione più virtuosa da questo punto di vista è l’Emilia Romagna (3,8 anni), mentre quella più lenta è la Sicilia (7 anni). Ma non mancano alcune sorprese, come la Calabria che, con la media di 4,2 anni, supera il Veneto (4,6) ed il Friuli (4,7). Lo studio ha preso in considerazione la dinamica dei tempi di attuazione e di spesa di circa 35.000 opere pubbliche finanziate con misure che fanno riferimento alla politica di coesione nazionale ed europea nel periodo 1999-2013 per un valore complessivo superiore ai 100 miliardi di euro. E’ significativo evidenziare che una percentuale molto consistente di questi finanziamenti si concentra nelle regioni meridionali: Calabria (17,6%); Puglia (12%); Campania (11,6%) e Sicilia (oltre 10%). Sotto il profilo dell’individuazione degli enti attuatori risulta che poco meno della metà (15.621) sono Comuni al di sotto di 50.000 abitanti, mentre 1.829 interventi sono stati gestiti da Comuni con popolazione superiore ai 50.000 abitanti. Le Province hanno promosso 1.889 interventi, le Regioni 1.337 ed i gestori di rete 2.250. In capo ai Ministeri risultano 914 interventi.

La Campania

È interessante entrare nel merito dei cosiddetti tempi di attraversamento che a livello nazionale pesano per il 61% sui tempi complessivi di attuazione. Gli autori della ricerca hanno individuato cinque fasi inerenti un’opera pubblica: progettazione preliminare, definitiva, esecutiva, affidamento ed esecuzione dei lavori. Grande attenzione è stata dedicata all’analisi dei ritardi che si accumulano soprattutto nei tempi di “attraversamento”: tempi che – è scritto in una nota della Svmez diffusa il 31 marzo scorso – rallentano l’iter dell’opera” impendendole di passare alla fase successiva per i motivi più diversi (attese di finanziamenti o di decisioni da parte di Enti differenti dall’Ente attuatore; pronunce e sentenze dell’Autorità Giudiziaria o altri incidenti di percorso). In Campania le tre fasi relative alla progettazione (preliminare, definitiva ed esecutiva) richiedono 2 anni e 6 mesi di attività. Le procedure di affidamento assorbono 8 mesi, mentre l’esecuzione vera e propria dei lavori si concentra in 1 anno e 6 mesi, per un totale complessivo di 5 anni. Praticamente, in media, 7 mesi in più rispetto all’indicatore che emerge a livello nazionale. Ma i tempi di attesa nelle fasi di progettazione ed affidamento dei lavori al Sud arrivano a pesare – sui tempi complessivi – addirittura per circa il 65%. Il momento più “complesso” è quello della progettazione preliminare dove, nella media nazionale, il peso arriva a sfiorare il 75%. La Svimez segnala, inoltre, che i ritardi sono direttamente proporzionali al costo dell’opera: in quelle di importo superiore a 100 milioni di euro pesano per il 45% del tempo totale, mentre per le opere al di sotto dei 100.000 euro arrivano a pesare per il 72%.

Se, invece, si analizzano i tempi complessivi di attuazione (a livello nazionale), le opere di importo inferiore ai 100.000 euro impiegano in media quasi 3 anni per giungere a compimento, mentre quelle di importo superiore ai 100 milioni di euro superano in media i 14 anni e mezzo.

Tempi di attuazione nei singoli settori di intervento

A livello settoriale al Sud gli interventi che richiedono tempi di attuazione più dilatati (7,2 anni) riguardano quelli che rientrano nell’ambito della categoria trasporti, seguiti da quelli inerenti le risorse idriche (5,6 anni), le strade (5,1 anni); lo smaltimento reflui e rifiuti (5 anni); cultura e servizi ricreativi (5 anni). Nel segmento critico della difesa del suolo occorrono 4,1 anni per la realizzazione di un’opera, mentre tutti gli interventi che fanno riferimento alla filiera dell’edilizia si compiono in media in 3 anni e mezzo.

L’affidamento dei lavori

Tra le criticità più rilevanti per il Sud si configurano quelle legate al percorso di affidamento dei lavori. Rispetto alla media nazionale sforano i tempi abbondantemente Calabria (+15%), Puglia (+21%) e Basilicata (+31%). Ma addirittura quasi raddoppiano rispetto al tempo medio necessario a livello nazionale Sicilia e Campania (+48%). Situazione molto difficile anche per i tempi dell’esecuzione dei lavori: sforano la media nazionale in maniera ampia la Campania (+12,6%), il Lazio (+18%) e l’Abruzzo (+24%). Ma c’è chi fa peggio: nella fase di esecuzione dei lavori raddoppia i tempi la Basilicata (+51%). Sorprende anche in questo caso la Calabria che, invece, accelera (-4,8%).

Per quanto concerne il completamento della spesa la Campania rientra tra le regioni del Mezzogiorno (con Molise e Puglia) che riescono a contenere i tempi in valori inferiori alla media nazionale.

Alla chiusura dei cantieri (per attività amministrative successive alla fine dei lavori) al Sud resta ancora da spendere il 32%, 4 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale del 28% del costo totale dell’opera. Al Nord il residuo si attesta al 22%: ben 10 punti percentuali al di sotto della media delle regioni del Mezzogiorno. Va aggiunto che – come segnala sempre la Svimez – “più i progetti sono piccoli più si è lenti a spendere: a livello nazionale nei progetti di importo inferiore ai 100.000 euro a cantieri chiusi resta da spendere ancora il 49% del totale, contro il 14% dei progetti di importo superiore ai 100 milioni di euro”. Per quanto riguarda più specificamente l’esecuzione dei lavori nell’edilizia la spesa rimanente si attesta intorno al 25%.

il commento del presidente di ance salerno antonio lombardi

«Lo studio della Svimez – dichiara il Presidente di ANCE Salerno Antonio Lombardi – dimostra con estrema chiarezza l’incapacità degli Enti pubblici di valutare con esattezza i tempi della spesa relativi alla realizzazione di opere pubbliche. La complessità dei percorsi amministrativi si riflette in maniera esponenziale sull’aumento dei costi derivanti dall’allungamento all’infinito dei tempi. In questo modo – continua Lombardi – si generano contenziosi infinitamente lunghi che aumentano i costi delle imprese e dello Stato. E’ un cane che si morde la coda: da un lato i soggetti attuatori dilatano i tempi ed aumentano i costi; dall’altro lo Stato deve fare fronte alla crescita delle risorse da reperire per il completamento di opere che restano incompiute per decenni».

«Occorre – conclude Lombardi – procedere in maniera urgente alla semplificazione delle procedure soprattutto nella fase della progettazione e dell’affidamento dei lavori: il 61% della durata complessiva della realizzazione di un’opera si perde proprio per mettere a punto il progetto e l’affidamento. Per non parlare del tempo perso nella progettazione preliminare. Senza mettere mano a nuove procedure più efficaci e più rapide, sarà veramente difficile immettere liquidità nei circuiti economici e produttivi dei singoli territori. Ancora una volta deve essere ribadito che non esiste un problema di risorse, ma soltanto una gravissima criticità della capacità di spesa».

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