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Attualità

Il Museo del Giocattolo di Massicelle: intervista ad Antonella Gammarano

Alla scoperta del Museo del Giocattolo!

Rossella Tanzola
17/10/2020 8:00 PM
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Il Museo del Giocattolo povero si trova a Massicelle, frazione del Comune di Montano Antilia. Nacque negli anni ’90 dall’idea di insegnanti e cittadini desiderosi di recuperare i giocattoli con cui i ragazzi passavano le giornate. Oggi l’esposizione mette in risalto l’ingegnosità dei giovani d’un tempo nel costruire giochi di ogni materiale e forma. Abbiamo ascoltato Antonella Gammarano, insegnante, tra le promotrici del museo del giocattolo di Massicelle.

  • Come nasce e chi ha avuto l’idea di realizzare il museo del giocattolo?

La storia del museo del giocattolo povero risale agli anni ‘90 e deriva da un progetto didattico realizzato dall’Istituto scolastico di Massicelle nel giorno in cui un bambino portò a scuola un giocattolo fatto a mano dal proprio nonno. Si chiama Museo del giocattolo povero perchè tutti i giocattoli in esso contenuti sono stati costruiti con materiale povero, reperito nell’ambiente circostante. La raccolta rappresenta la memoria storica di un territorio e della sua gente. I giocattoli e i giochi si riferiscono ad una generazione di nonni nati nel 1990. La realizzazione rappresenta solo la tappa finale di un importante progetto didattico di storia localizzata. Grazie all’istituzione di un concorso, oggi all’interno del Museo sono cocustoditi i giocattoli non solo della tradizione cilentana ma anche di altre regioni italiane ed estere, infatti troviamo bambole provenienti dalla Russia o dall’Estonia.

  • Qual è il legame tra Massicelle e il museo?

Gli studi effettuati dalla scuola di Massicelle, promotrice del progetto, hanno portato alla luce un giocattolo povero, realizzato con materiali come legno, galle di querce, sughero, argilla etc. In questo modo l’alunno è stato reso artefice e protagonista della sua stessa crescita sperimentale. La scuola ha avuto la collaborazione di genitori, istituzioni ed enti locali. L’ex ministro Berlinguer credette fortemente nella validità del progetto facendo  costruire, da una scuola professionale di Eboli, delle apposite vetrine per la custodia dei giocattoli. Si è potuto così raggiungere un importante obiettivo: il bisogno primario di essere riconosciuti come persone per così diventare cittadini del futuro.

  • Le idee del progetto nel corso del tempo come si sono evolute?

Dal 1990 ad oggi le insegnanti del plesso di Massicelle hanno sempre continuato a portare avanti il progetto con ulteriori sviluppi, spinte dall’interesse degli alunni che si sono succeduti nel corso degli anni. Si è sviluppato così un turismo scolastico che ha visto gli alunni non solo come delle vere e proprie guide, ma anche come animatori di numerosi laboratori didattici e ricreativi. Il successo percepito ha contribuito ad innescare in tutti gli alunni stima e fiducia in se stessi, fondamentale per lo sviluppo della persona. In collaborazione con il Comune di Montano Antilia, il Gal e vari enti è stato organizzato un Festival internazionale del gioco e del giocattolo di tradizione che ha visto la partecipazione di numerosi bambini provenienti da varie parti del mondo.

  • Da dove arrivano i giocattoli della collezione?

La raccolta dei giochi è il frutto di un concorso. I giocattoli presenti all’interno del museo sono stati quasi tutti riprodotti successivamente, ne resta solo qualcuno originale. Alcuni di questi giocattoli sono lo strummolo, lo scuppettuolo, la trottolina e il fischietto. Inoltre, le ricerche condotte hanno portato alla scoperta di una curiosità interessante: lo zurriuolo. Questo giochino ha origini cilentane e risale alla prima raccolta museale, non integrata con i giocattoli derivanti dal concorso. Si tratta del giocattolo dal quale è nato il Museo, di cui si conosceva meno l’esistenza e se ne stava perdendo la memoria. A ricordarlo è stato un bisnonno di Abatemarco.

  • È stato pubblicato qualche catalogo e/o testi che raccontano la storia di questi giocattoli?

Il primo catalogo risale a molti anni fa ed è in bianco e nero, la scuola ne conserva alcune copie. Nel tempo sono stati stampati testi e pubblicazioni che raccontano la storia dei giocattoli più gettonati, oggi reperibili all’interno dell’Istituto, alcuni dei quali regalati per omaggiare le scuole che venivano a farci visita. Tutti i prodotti culturali sono stati elaborati dagli alunni e rappresentano il mezzo di comunicazione della ricerca all’estero.

  • Sono stati esposti in base ad un criterio preciso?

I giocattoli sono stati esposti all’interno di vetrinette, riordinati secondo il criterio della povertà (giocattoli sonori, maschili e femminili) e catalogati con delle apposite didascalie descrittive.

  • Ha un sito o una pagina Facebook?

Inizialmente il sito c’era, poi è stato abbandonato perché la scuola non poteva più sostenerne le spese. Oggi la lavorazione di un nuovo sito (la scuola del noi) è già in corso ed è consultabile online per reperire maggiori informazioni e approfondimenti vari sulla storia del Museo e del giocattolo povero.

 

  • Il museo è visitabile? Chi lo gestisce?

Oggi il Museo non è più ubicato nell’edificio scolastico ma è stato trasferito in una sede ristrutturata acquistata dal Comune (ex frantoio) con i fondi europei. Il Gal ha preso in gestione il Museo, che in collaborazione con la scuola, intende portare avanti dei progetti finalizzati alla valorizzazione del Museo e naturalmente dell’intero territorio.

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