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Cilento

La storia di Francesco Uboldi: da Varese al Cilento per accudire caprette

Francesco ha lasciato il nord per accudire e curare le caprette dell'associazione "Giovani Speranze"

Arturo Calabrese
06/03/2020 12:00 PM
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Un tempo si abbandonavano i campi coltivati del Sud per andare al Nord a cercare lavoro. Si lasciavano la zappa, la vanga, l’orto, gli animali per lavorare in fabbrica, sulle strade, alla costruzione di case o ponti. Cominciò così, nell’immediato secondo dopoguerra, la migrazione verso le regioni settentrionali e il lento spopolamento del Meridione. Nel Cilento, però, si registra una storia diversa, un esempio di emigrazione all’incontrario. Protagonista della vicenda è Francesco Uboldi, 30 appena compiuti, chiaro accento nordico e tanta voglia di fare. Francesco, oggi, vive e lavora a San Mauro La Bruca dove cura e accudisce le caprette dell’associazione “Giovani Speranze”.

Francesco Uboldi, da Nord a Sud per dedicarsi alla campagna. Come mai?
Ho inseguito una passione. Vivevo e lavoravo a Varese, ma l’aria di città non mi piaceva. Mi sentivo felice in campagna, a contatto con la natura e ad occuparmi del terreno senza paura di sporcarmi le mani. Su ero un operatore socio sanitario e lavoravo presso varie strutture ospedaliere con contratti precari e a tempo fin troppo determinato. Mia madre è di San Mauro e da piccolo, ogni estate, venivo qui e lavoravo coi miei nonni in campagna. Coltivavo l’orto, potavo gli alberi, accudivo gli animali e mi sentivo vivo, felice, spensierato.
Cambiare radicalmente vita non è facile, soprattutto in un periodo non florido economicamente come quello che stiamo vivendo…
È così, ma io mi accontento della mia vita nei campi. Non ho molte pretese e oggi ho tutto ciò che mi serve, sotto ogni punto di vista.

Da quando tempo ti dedichi alla coltivazione e all’allevamento?
Praticamente da sempre, ma come un passatempo e un momento di evasione. Anche a Varese aiutavo i nonni paterni nella cura dell’orto e degli alberi da frutto, un qualcosa che adesso è un vero e proprio lavoro. Da circa un anno sono entrato a far parte di “Giovani Speranze” e circa una settimana fa sono tornato a San Mauro alle mie mansioni.

Come hai conosciuto l’associazione?
Conoscevo questi ragazzi e la loro storia perché spesso venivo a San Mauro, grazie a internet ho sentito molto parlare di loro e delle loro iniziative. Ciò mi ha aiutato a prendere la decisione di mollare tutto e scendere nel Cilento per lavorare e dare il mio contributo alla causa.
Di cosa ti occupi?
Di tutto ciò che c’è da fare. Accudiamo un centinaio di capre tra esemplari adulti e cuccioli e c’è bisogno di una continua manutenzione dei recinti e delle stalle. A ciò si aggiungono gli impegni negli orti, nella potatura, nella pulizia delle coltivazioni. Le giornate iniziano con le prime luci dell’alba e terminano al calar del sole.

A sera si sente la stanchezza?
Una stanchezza che è soltanto fisica, ma non mentale. Elemento che sento solo qui, nel mio amato Cilento, tra le caprette, l’aria pura e il cibo salutare.

L’iniziativa “Adotta una capra” vanta anche sottoscrizioni VIP. Grazie ad internet e facebook, infatti, l’idea di “Giovani Speranze” è arrivata al grande pubblico e diversi personaggi della politica, dello sport e dello spettacolo hanno sottoscritto un’adozione. Tra essi il famoso vignettista e fumettista Sergio Staino che ha anche dedicato all’associazione una divertente vignetta in cui egli stesso parla con una capra. All’appello non manca la politica: due caprette sono state infatti adottate da Tommaso Pellegrino, presidente dell’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Altra sottoscrizione è arrivata da un personaggio appena entrato in politica, napoletano e innamorato del Cilento. Lo fece quando ancora era un semplice rappresentante di un movimento destinato a cambiare le sorti del panorama politico italiano: quel personaggio si chiama Roberto Fico ed oggi è il presidente della Camera dei Deputati. Questi quelli noti, ma ciò non esclude che ve ne siano altri che hanno voluto mantenere l’anonimato.

L’idea è semplice: un gruppo di ragazzi si unisce in un’associazione per mantenere vivi i campi abbandonati. Si coltiva il terreno, si piantano alberi da frutto e, soprattutto, si allevano le capre. Nascono così, circa 6 anni, a Novi Velia, “Giovani Speranze” e l’iniziativa “Adotta una capra”. Ai giovani, anche grazie all’interessamento della chiesa, è stato affidato un terreno a San Mauro La Bruca. Chiunque può sottoscrivere un’adozione a distanza, a fronte di un contributo economico da versare annualmente, ottenendo così la facoltà di scegliere il nome dell’animale adottato, di riceverne la scheda tecnica, foto e, cosa più importante, il formaggio prodotto dai giovani stessi. Un sistema che negli anni si è evoluto e ha portato l’associazione a crescere, a migliorarsi, a perfezionarsi, a portare lavoro in un territorio difficile.

Quest’ultimo aspetto era uno degli obiettivi da raggiungere quando “Giovani Speranze” nacque ed oggi il lavoro c’è, i campi di San Mauro La Bruca sono coltivati e si assiste alla nascita dei capretti. Il gregge è composto da circa ottanta esemplari adulti e una ventina di cuccioli, per un totale di un centinaio di esemplari. Ognuno di loro è periodicamente sottoposto a visite veterinarie grazie al contributo di giovani professionisti. Le capre vengono sfamate con ciò che dona la terra, senza utilizzo di mangimi e nel pieno rispetto della natura. Motivo per cui i formaggi risultano essere altamente genuini e non hanno nulla da invidiare ad allevamenti più grandi e tecnologicamente avanzati. Gli esemplari sono tutti adottati e le richieste sono sempre tantissime, nonostante il passare degli anni.

Quando tutto è cominciato, però, la situazione era difficile e grazie all’aiuto volontario di tante persone, l’associazione ha potuto muovere i primi passi. Sono poi arrivate le prime sottoscrizioni, avvenute sulla fiducia perché le capre ancora non c’erano, ma in seguito è arrivata la prima, poi una seconda e così via, fino agli importanti numeri di oggi. «Vogliamo coniugare passato e futuro – dicono i giovani – unendo ciò che facevano i nostri nonni al mondo dei social e di internet sperando di coinvolgere sempre più persone. La lotta allo spopolamento passa anche da qui e a quanto pare i risultati sono molto soddisfacenti. I capi sono aumentati e per ospitarli al meglio abbiamo dovuto costruire nuovi recinti, organizzare il lavoro diversamente ed impegnarci di più – continuano – ma la forza lavoro non ci manca così come i contributi che arrivano dalle adozioni a distanza».

L’idea di “Giovani speranze” è un vero e proprio esempio della resilienza cilentana, dell’arte del sapersi arrangiare e di reagire alle difficoltà. Un esempio che deve essere seguito e reso realtà anche in altre comunità.

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