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L’affresco ritrovato…San Francesco, Sant’Antonio ed il “Miracolo dei Pesci”

La ricerca

Ernesto Apicella
28/05/2019 3:09 PM
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Domani giungeranno ad Agropoli, accompagnate dai Frati Francescani Conventuali di Padova, le Reliquie di San Francesco d’Assisi e di Sant’Antonio di Padova. Sono previste una serie di cerimonie religiose organizzate dal Parroco, don Carlo Pisani, e dal Comitato della Parrocchia di Sant’Antonio, per festeggiare il 40° anniversario della posa della prima pietra della Chiesa parrocchiale di “Sant’Antonio”, in c.da Moio. Tra le varie cerimonie religiose, giovedì 30 maggio alle ore 17.00 circa, le Reliquie dei due Santi saranno condotte presso la Chiesa di “San Francesco”, per un breve momento di preghiera e per la benedizione dello scoglio, dal quale il Santo parlò ai pesci nel lontano 1222.
In occasione della presenza contemporanea delle Reliquie dei due Santi, vi consegno la nuova testimonianza dell’unico “Miracolo dei pesci di San Francesco” avvenuto ad Agropoli nel 1222. Si tratta di un affresco su pietra dove sono raffigurati contemporaneamente, San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio di Padova che predicano insieme ai pesci, una vera rarità storica proveniente da una collezione privata.

San Francesco d’Assisi e San Antonio di Padova in un affresco di Simone Martini.

Prima di illustrarvi l’affresco, vi racconterò brevemente la vita di Sant’Antonio di Padova e del suo “Miracolo dei pesci”.

Sant’Antonio nacque a Lisbona, in Portogallo, il 15 agosto 1195. Figlio di genitori nobili, venne battezzato con il nome di Fernando. A circa 15 anni entrò nel Convento Agostiniano di S.Vincenzo, dove visse per circa due anni. Quindi si trasferì a Coimbra, a quel tempo capitale del Portogallo, dove sorgeva un’altra Abbazia di Canonici Agostiniani. Rimase a Coimbra 8 anni, approfondendo la sua formazione religiosa e dedicandosi allo studio delle scienze umane, bibliche e teologiche. A soli venticinque anni fu ordinato sacerdote. Nei primi mesi del 1220, le reliquie di cinque missionari francescani, torturati ed uccisi in Marocco, furono trasportate a Coimbra, nella chiesa di Santa Croce, dove si trovava Fernando. L’incontro si rivelerà fondamentale nel percorso di fede del giovane religioso. Nel settembre del 1220, Fernando decise di lasciare i Canonici Agostiniani per entrare a far parte dei seguaci di San Francesco d’Assisi. Rinunciò al nome di battesimo, per assumere quello di Antonio. Egli maturò una forte vocazione alla missione e, in particolare, al martirio. Con questo ideale partì alla volta del Marocco. Ma ivi giunto, si ammalò e dovette rimpatriare. La nave, su cui si era imbarcato per il ritorno, venne spinta da venti contrari fino alla Sicilia, effettuando un rovinoso naufragio. Da qui, dopo una convalescenza di un paio di mesi, si recò ad Assisi, dove incontrò San Francesco d’Assisi, che nella Pentecoste del 1221 aveva convocato tutti i frati per il “Capitolo Generale”. Sarà un incontro semplice ma capace di confermare la scelta di Antonio nella sequela di Cristo, per mezzo della fraternità e minorità francescana.

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Antonio ricevette l’incarico di recarsi in Romagna, all’eremo di Montepaolo, vicino Forlì, per dedicarsi alla preghiera, alla mediazione e all’umile servizio dei confratelli. Nel settembre del 1222 si celebravano a Forlì le ordinazioni sacerdotali. Secondo la leggenda venne meno il predicatore invitato per l’occasione ed Antonio, religioso e sacerdote, fu chiamato a sostituirlo, mostrando il suo talento e la sua preparazione come divulgatore del Vangelo. Da quel giorno Antonio iniziò ad animare, con il suo apostolato, le strade del nord Italia e del sud della Francia. Le agiografie indicano la sua presenza ad Assisi nel Capitolo generale dei Frati minori, tenuto il 30 maggio 1227, per la Pentecoste. In seguito Antonio, con molta probabilità nel triennio 1227-1230, ricevette l’incarico di Ministro Provinciale del nord Italia. L’incarico comportava la visita di numerosi conventi dell’Italia settentrionale e spesso si recava a Padova, presso la piccola comunità francescana presente nella chiesa di Santa Maria “Mater Domini”. In questa città Antonio, venerdì 13 giugno 1231, fu colto da malore. Deposto su un carro trainato da buoi, fu trasportato a Padova. Giunto però all’Arcella, un borgo alle porte della città, mormorando le parole “Vedo il mio Signore”, spirò all’età di 36 anni. Un anno dopo la morte, la devozione dei padovani e la fama dei tanti prodigi compiuti, convinsero  Papa Gregorio IX a proclamarlo Santo.

Il “Miracolo della predica ai pesci di Sant’Antonio” è un tema ricorrente nell’iconografia dei miracoli del Santo. Taciuto nelle prime biografie, l’episodio è riportato per la prima volta nella Legenda Rigaldina (1300 ca.). Il Miracolo sarebbe avvenuto a Rimini, l’anno è incerto. La città era piena di eretici infedeli e nonostante Sant’Antonio predicasse, nessuno lo ascoltava. Allora egli si recò in riva al mare, cominciando a predicare a tutte le creature del mare, enumerando i copiosi doni elargiti loro da Dio.   I pesci lo ascoltarono e si allontanarono, solo dopo aver ricevuto la benedizione del Santo. Allora il popolo della città gridò al miracolo: gli eretici si convertirono e la fede cristiana si irrobustì.

Foto con didascalia: “Sant’Antonio benedice i pesci”

Della vita di San Francesco d’Assisi e del suo “Miracolo dei pesci” avvenuto ad Agropoli nel 1222, ho già ampiamente scritto, pubblicando vari articoli che troverete su “InfoCilento” o sulla Pagina Facebook “Il miracolo di San Francesco d’Assisi ad Agropoli – Sa”.
Vi propongo la descrizione dell’affresco che ho ritrovato in queste ultime settimane. Il dipinto è denominato “Sermone ai pesci di San Francesco  e Sant’Antonio”. E’ un affresco su pietra, realizzato da un artista della Scuola Italo Fiamminga nel XVII secolo. Proviene da una collezione privata ed è stato messo all’asta il 26 gennaio 2019.

Descrizione affresco. Sulla destra si intravede un castello, posto su un promontorio roccioso a picco sul mare. Al centro: sulla destra, Sant’Antonio di Padova che benedice i pesci con la mano destra, mentre nella mano sinistra stringe il giglio, simbolo della sua purezza, ed un libro, simbolo della sua scienza; sulla sinistra, San Francesco, con le due mani alzate, nell’atto di predicare ai pesci; in basso, una miriade di pesci con la testa fuori dall’acqua. A sinistra, quattro uomini che indossano eleganti abiti in stile arabo.  Un affresco unico e straordinario! Ad oggi, questa è l’ultima ed inedita testimonianza storico-religiosa che vi propongo, sperando che contribuisca ad affermare che storicamente ad Agropoli, nel lontano 1222, San Francesco d’Assisi parlò ai pesci. Quest’ultimo affresco su pietra si aggiunge agli affreschi, di cui ho già pubblicato gli articoli, presenti nella Chiesa di San Rocco a Bergamo e nel Convento “Santa Maria degli Angeli” di Marano (NA). Anche questa testimonianza è per un esclusivo utilizzo storico-religioso della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, nonché dei cittadini agropolesi desiderosi di condividere e promulgare, gratuitamente, la storia e la cultura della nostra cittadina.

(Ricerca Storica di Ernesto Apicella, 28 maggio 2019 – Diritti esclusivi)

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