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FSC 2014-2020, fondi a rischio. Fermo anche il Patto per lo sviluppo della Campania

Il presidente Antonio Lombardi: «Colpa della burocrazia, di progetti virtuali e di finanziamenti promessi ma mai effettivamente erogati»

Comunicato Stampa
07/03/2019 4:24 PM
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Progetto

Un paese fermo, che continua a stanziare risorse in buona parte “virtuali”, o comunque mai concretamente ed effettivamente disponibili; che non ha alcun controllo della propria macchina burocratica ed amministrativa (al punto da non poter realizzare attività di monitoraggio); che si perde tra cabine di regia, task force, comitati di sorveglianza, organismi di certificazione, nuclei di verifica, uffici e funzionari preposti tralasciando l’estrema gravità dell’unico, inconfutabile dato di fatto: i progetti restano sulla carta ed i cantieri che aprono davvero sono pochi.

È quanto emerge dall’ultimo monitoraggio del Centro Studi di FederCepi Costruzioni, alla luce dell’ultima Relazione sullo Stato di attuazione dei Piani Operativi e dei Piani Stralcio a valere sulle risorse Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2014-2020, pubblicata nel settembre scorso dal Dipartimento per le politiche di coesione.

Si tratta di oltre 30 miliardi di euro destinati – tra gli altri obiettivi – anche alle infrastrutture (17,8 miliardi), alla riqualificazione dell’ambiente (2,8 miliardi), alla competitività delle imprese (2,5 miliardi) a cultura e turismo (in totale 1,7 miliardi), a programmi di riqualificazione dell’edilizia scolastica (60 milioni), ma anche ai cosiddetti “Patti per lo sviluppo”.

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Consiglio regionale della Campania, definiti i nuovi assetti delle commissioni

«È sconcertante che a pochi mesi dalla chiusura della programmazione 2014-2020 e a ben cinque anni dal suo avvio – commenta il presidente nazionale di FederCepi Costruzioni, Antonio Lombardi – i ministeri preposti non siano ancora nelle condizioni di tracciare un aggiornato monitoraggio dello stato dell’arte; il Dipartimento per le politiche di coesione è costretto ad ammettere, nero su bianco, che le amministrazioni titolari dei Piani operativi e dei Piani stralcio, non hanno ottemperato agli adempimenti di rispettiva competenza, rendendo improponibile ogni verifica, e mettendo seriamente a rischio le risorse europee».

Dai dati disponibili emerge una situazione a dir poco allarmante: «Dei 30 miliardi complessivamente stimati per i vari interventi – denuncia il presidente di FederCepi Costruzioni – la dotazione complessiva ad oggi non supera il 56%: 17,150 miliardi. Di queste risorse però, stando alla relazione, appena il 17,4% sarebbe stata utilizzata per il finanziamento concreto di progetti (2,9 miliardi) ed appena lo 0,3%% (612 milioni) sarebbero i pagamenti concreti ed effettivi».

«Insomma trenta miliardi di progetti e buone intenzioni – continua il presidente Lombardi – che in cinque anni si sono tramutati in poco più di 600 milioni di investimenti reali e concreti, di interventi effettivi e tangibili».

Un’assurdità cui il Governo ha in qualche modo tentato di porre rimedio – nell’ottica di una ovvia e necessaria accelerazione – provvedendo a riprogrammazioni (in particolare due: una del 2016, con delibera Cipe 52/2016, ed una dello scorso anno, la n. 14/2018) che non solo non hanno sortito gli effetti sperati ma, in qualche caso, hanno finito per complicare ulteriormente un quadro già di per sé non semplice.

«I dati – denuncia il presidente di FederCepi – sono fin troppo eloquenti: lo stato di attuazione finanziaria del solo Piano Operativo Imprese e competitività, per citare un altro esempio, registrava, al 3 settembre scorso, appena 8 milioni di pagamenti effettivi per 21 progetti, a fronte di una dotazione di 1,4 miliardi».

Per le infrastrutture, è andata anche peggio: a fronte degli 11,5 miliardi di dotazione finanziaria, sono stati complessivamente finanziati progetti per 790 milioni, ma i pagamenti effettivi – al 3 settembre scorso erano addirittura fermi allo 0%.

«Insomma, in cinque anni si sono mosse scartoffie e pareri, ma non è stato aperto un solo cantiere. Un Piano di chiacchiere e proclami, nulla di più» conclude il presidente Lombardi.

Il Patto per lo sviluppo della Campania

Il FSC 2014-2020 è destinato a finanziare in buona parte anche i cosiddetti “Patti per lo sviluppo”, tra cui anche quello per la Campania, sottoscritto il 24 aprile 2016, che assegna alla nostra regione risorse FSC (sempre relativamente alla programmazione 2014-2020) per poco meno di 2,8 miliardi su investimenti complessivi per oltre 9,8 miliardi.

«Anche in Campania il percorso è stato sin qui estremamente tortuoso tra riprogrammazioni, verifiche e interventi di varia natura volti a ricalcolare la effettiva copertura finanziaria e le modalità di realizzazione degli interventi: è parso subito evidente, insomma, una sovrastima della progettazione rispetto alla reale disponibilità finanziaria».

«Nell’ambito dell’attività di accompagnamento all’attuazione del patto – si legge infatti testualmente nella relazione – nonostante sia stata rilevata costantemente la necessità di approfondimento in merito alla programmazione delle risorse (…)  si rileva che esistono ancora risorse “da reperire” per l’importo di circa 2 miliardi di euro. Ciò rende impossibile l’attuazione di numerosi interventi». Come si è ovviato? «Convocando riunioni, task force e nuovi monitoraggi che, ad oggi, non hanno mosso di un millimetro la situazione. Il risultato è nei numeri: ad oggi risultano “in programmazione” appena il 25% delle risorse e sono in esecuzione appena il 34% degli interventi».

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