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Sanità al collasso nel Cilento, Diano e Piana del Sele, la FP CGIL lancia l’allarme: “Così salta il diritto alla salute”

La FP CGIL Salerno denuncia una situazione ormai ingestibile nei presidi ospedalieri del Cilento, Vallo di Diano e Valle e Piana del Sele: grave carenza di personale

Comunicato Stampa
08/09/2025 9:03 AM
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La FP CGIL Salerno lancia un appello urgente al Presidente De Luca e ai sindaci del territorio: «Così sono a rischio i LEA e si abbandonano le aree interne. Subito confronto e pagamenti, o i medici si fermano». Centinaia di dirigenti sanitari pronti alla mobilitazione.

Sanità al collasso

La sanità pubblica a sud di Salerno è a un passo dal collasso. La FP CGIL Salerno denuncia una situazione ormai ingestibile nei presidi ospedalieri del Cilento, Vallo di Diano e Valle e Piana del Sele: grave carenza di personale, prestazioni aggiuntive non retribuite da mesi, budget 2025 già esaurito al 31 agosto e assenza di confronto sindacale sul tema con la dirigenza dell’ASL.

La situazione è emersa con chiarezza nelle numerose assemblee convocate dal sindacato in queste settimane, dove centinaia di medici e dirigenti hanno manifestato un malessere profondo e crescente. La denuncia non è isolata, ma condivisa da tutto il personale che, nonostante mesi senza retribuzione per le ore aggiuntive lavorate, continua a garantire i servizi ai cittadini con grande senso del dovere.

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Ruggi di Salerno, vertice tra Direzione Strategica e sindacati: apertura sul contratto integrativo e priorità su stabilizzazioni e indennità

Le criticità

“Non si può più andare avanti così. Se non ci saranno risposte concrete, centinaia di medici e dirigenti sanitari sono pronti a sospendere tutte le prestazioni aggiuntive” avverte Massimiliano Voza, coordinatore dei medici e dirigenti SSN dell’ASL Salerno. “Questo è un grido d’allarme collettivo. I medici sono stanchi di essere trattati come invisibili: lavorano in trincea, con poche tutele e senza retribuzione per il lavoro extra che tiene in piedi gli ospedali e con l’incertezza per il futuro dei servizi pubblici*”.

Alla base della protesta c’è il “Piano aziendale per le prestazioni aggiuntive 2025”, adottato con la Delibera 320/2025, redatto secondo la FP CGIL senza il necessario coinvolgimento dei dirigenti sanitari e dei tecnici del personale. Il piano, predisposto dall’Ufficio Programmazione e Controllo dell’ASL, è stato definito inadeguato, parziale e matematicamente lacunoso, con una ripartizione delle risorse che penalizza fortemente gli ospedali delle aree interne.

“Nonostante il lavoro di matematici e sociologi, la somma non fa il totale, e gli ospedali più fragili rischiano di non garantire i servizi, mentre i medici continuano a lavorare gratis” denuncia Antonio Capezzuto, segretario generale FP CGIL Salerno. “Abbiamo chiesto un tavolo di confronto oltre due mesi fa: nessuna risposta. Se questo è il metodo, è chiaro che la fiducia è venuta meno”.

Il sindacato ha calcolato che il budget regionale per le prestazioni aggiuntive è già stato consumato al 31 agosto, lasciando senza copertura i mesi cruciali dell’autunno e dell’inverno. Il rischio, concreto, è che salti la garanzia LEA, con un danno sociale e sanitario enorme.

Il paradosso, ricorda Capezzuto, è che proprio la Campania era stata da poco promossa nel monitoraggio ministeriale dei LEA (Relazione 2023 del Ministero della Salute del 6 agosto). “Se la Regione non interviene subito, la Campania rischia di perdere anche la sufficienza ottenuta con fatica, e proprio nell’assistenza ospedaliera, dove già oggi registra il punteggio più basso tra le regioni ‘promosse’: 72 su 100”.

I presidi più colpiti

I presidi più colpiti sono quelli dell’area sud della provincia, con situazioni critiche ormai non più sostenibili:

• A Sapri sono terminate le risorse pure per il Pronto Soccorso e il Centro Trasfusionale, strutture indispensabili per l’area critica emergenziale e per le sale operatorie.

• A Oliveto Citra il budget è insufficiente non solo per il Pronto Soccorso, ma anche per il reparto di Chirurgia, considerato una eccellenza provinciale con il più alto numero di interventi per neoplasie del colon e della tiroide in tutta l’ASL.

• A Polla, Vallo della Lucania ed Eboli-Battipaglia la distribuzione delle ore aggiuntive è giudicata “diffusamente insufficiente” rispetto al fabbisogno reale, con forti ritardi nei pagamenti.

• A Roccadaspide, classificato come “ospedale di area disagiata” dal DM 70/2015, dovrebbe essere garantita la presenza di un Pronto Soccorso e di una Chirurgia con possibilità di ricovero. In realtà, vi è un solo urgentista in servizio, mentre la Chirurgia Polispecialistica, con 14 posti letto e soli 4 chirurghi, ha ricevuto budget pari a zero.

• Il caso di Agropoli è emblematico: l’ospedale continua a cambiare missione, ora riabilitativa, ora emergenziale, ma i fatti restano. Nel 2024 il Pronto Soccorso ha registrato quasi 12.000 accessi, tuttavia il Pronto Soccorso può contare solo su 3 medici, e nei reparti sono presenti solo due internisti per Medicina e un medico per la Riabilitazione. Anche qui, il budget assegnato è zero, sia per il Pronto Soccorso, sia per la Riabilitazione e per la Medicina, sia per l’eventuale supporto cardiologico o rianimativo, ad ausilio di un presidio che dovrebbe essere dotato anche di camera iperbarica.

“È lecito chiedersi: come si pensa di tenere aperti ospedali senza fondi, senza personale, senza pianificazione e senza prospettiva? Come si può convincere un giovane medico ad accettare un incarico in queste condizioni?” osserva Voza.

La FP CGIL ha trasmesso una segnalazione formale al Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ai consiglieri regionali salernitani, alla Direzione streategica ASL Salerno. a tutti i sindaci del territorio. L’appello è chiaro: non si può più ignorare la crisi della sanità pubblica nelle aree interne della provincia di Salerno.

“Chiediamo un cambio di passo immediato: non si tratta solo dei diritti dei lavoratori, ma del diritto alla salute dei cittadini” afferma Capezzuto. “I sindaci devono sapere come si pensa di tenere aperti gli ospedali del loro territorio. Devono unirsi a questa battaglia, perché il silenzio significa abbandonare intere comunità e spingere verso la privatizzazione dei servizi”.

Il sindacato è pronto al confronto, ma chiede risposte immediate.

Le richieste

1. Pagamento immediato delle prestazioni aggiuntive già svolte, alcune delle quali sono ferme a febbraio

2. Rimodulazione urgente del Piano 2025 con il coinvolgimento dei dirigenti sanitari

3. Chiarezza sulle risorse disponibili e riallocazione per coprire i mesi mancanti

4. Apertura di un tavolo permanente di confronto sindacale

5. Tutela reale degli ospedali delle aree interne, a partire dai presidi classificati come disagiati

In assenza di risposte concrete e formali da parte della Direzione Generale dell’ASL Salerno e della Regione, la FP CGIL Salerno annuncia che sarà proclamato ufficialmente lo stato di agitazione del personale medico e dirigente e sarà sospesa l’erogazione delle prestazioni aggiuntive.

“Il nostro obiettivo non è interrompere i servizi, ma impedire che vengano smantellati. Se ci ignorano, ci fermiamo. Ma siamo pronti a sederci oggi stesso, se ci viene garantito un confronto reale e soluzioni concrete per tutelare i diritti dei lavoratori e la salute dei cittadini. Non bisogna buttare al vento il buon lavoro finora svolto dalla direzione del personale ASL per il reclutamento del personale” conclude Capezzuto.

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