La Giunta Comunale di Agropoli ha tracciato una nuova rotta per la gestione della posidonia oceanica, trasformando quella che spesso viene percepita come un problema stagionale in una risorsa strategica per l’ecosistema costiero. l’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Antonio Mutalipassi ha approvato un atto di indirizzo che punta a coniugare tutela ambientale, decoro urbano e innovazione scientifica.
Al centro del provvedimento vi è l’utilizzo di un finanziamento regionale di 500.000 euro, destinato a finanziare tre pilastri operativi che interesseranno i punti nevralgici della costa agropolese.
Riqualificazione della marina e gestione del Lido Azzurro
Il piano prevede un investimento di 300.000 euro per un progetto sperimentale nell’area della “Marina”. L’obiettivo è la valorizzazione dell’intero sito attraverso il mantenimento in loco degli accumuli antropici, che verranno modellati per renderli fruibili e, in parte, ridistribuiti sulle zone mineralizzate della spiaggia per usi non legati alla balneazione.
Parallelamente, 170.000 euro saranno dedicati alla manutenzione dell’arenile comunale, con particolare attenzione al “Lido Azzurro”. Qui, le biomasse accantonate saranno sottoposte a vagliatura per separare la sabbia dai residui organici e dai rifiuti; il materiale vegetale pulito sarà poi reimmesso in ambiente marino tramite riaffondamento, seguendo le direttive della Legge “SalvaMare”.
Collaborazione accademica e futuro circolare
La vera novità risiede nell’apertura al mondo della ricerca. Una quota di 30.000 euro è stata infatti riservata all’avvio di collaborazioni con l’Università. L’intento è studiare il recupero e il riutilizzo della posidonia come “sottoprodotto”, esplorando nuove frontiere dell’economia circolare che permettano di abbattere i costi di smaltimento e preservare l’integrità degli habitat costieri.

Qualsiasi cosa venga fatta, purché si trovi il sistema per far sparire quelle montagne di alghe. Sarei dell’avviso di addebitare l’intero importo a chi ha dato l’autorizzazione a costruire il famoso ” porto furbo.” che, oltre a non difendere la via Kennedy, dalle mareggiate, crea l’accumulo di alghe, come si può notare nella foto.