Il caso di Nicolò, il tredicenne con autismo severo la cui storia ha varcato i confini nazionali grazie al suo talento artistico, approda ufficialmente nelle aule giudiziarie. La madre, Annarita Ruggiero, caregiver e tecnico specialistico, ha annunciato il deposito del ricorso legale contro l’istituzione scolastica, denunciando una gestione del minore che avrebbe causato una grave regressione comportamentale e psicologica.
La vicenda ha suscitato una vasta mobilitazione sociale sotto l’hashtag #iostoconnicolo, coinvolgendo istituzioni, stampa e associazioni nel tentativo di tutelare i diritti di un giovane che, nonostante i successi internazionali, si trova oggi a fronteggiare un muro burocratico.
Il ricorso e la denuncia della famiglia
La decisione di adire le vie legali nasce da quello che la madre definisce un clima di insostenibile pressione sul figlio. “Mio figlio non è un pongo da adattare e plasmare a seconda dei desiderata della scuola e degli umori dei docenti. Non permetterò che gli vengano spezzate le ali”, ha dichiarato Annarita Ruggiero, sottolineando come il tempo della mediazione sia ormai scaduto.
La donna punta l’indice contro una gestione che ignorerebbe le indicazioni specialistiche, fondamentali per un ragazzo con autismo severo. Secondo la denuncia, il mancato rispetto dei protocolli terapeutici e conoscitivi del ragazzo starebbe producendo danni significativi. “Chi non segue le indicazioni specialistiche o non conosce profondamente l’Autismo di Nicolò può fare solo danni”, ribadisce la madre.
Carenze strutturali e riduzione del sostegno
Al centro della disputa legale vi sono precise contestazioni sull’organizzazione del Piano Educativo Individualizzato (PEI). A fronte di 36 ore di sostegno previste, Nicolò ne riceverebbe attualmente solo 18. A questa decurtazione si aggiunge la sostituzione, pare avvenuta senza preavviso, del docente di ruolo che era già stato formato con risorse del servizio sanitario e della famiglia.
L’ingresso di una nuova figura, percepita dal ragazzo come priva di empatia, avrebbe innescato una spirale di malessere. Dall’11 settembre 2025 sono emersi segnali di grave regressione: disturbi del sonno, crisi, ansia da separazione e la perdita di interesse per storiche passioni come il calcio e i treni.
La posizione delle istituzioni comunali
La vicenda è stata discussa presso la Commissione Politiche Sociali del Comune di Salerno. Su invito del Vice Presidente Filomeno Di Popolo, i consiglieri hanno ascoltato la testimonianza della famiglia per comprendere le dinamiche di quello che viene descritto come un approccio eccessivamente burocratico da parte della dirigenza scolastica.
La Commissione ha assunto l’impegno formale di monitorare il caso, estendendo l’attenzione a tutti gli studenti in condizioni di fragilità. L’obiettivo dichiarato è garantire i diritti fondamentali: dignità, inclusione e diritto alla salute. La madre di Nicolò ha espresso preoccupazione per l’impatto di tali dinamiche sul sistema scolastico generale, chiedendosi: “I nostri figli quanto ancora dovranno soffrire, mio figlio quanto ancora dovrà regredire?”.
Il sistema scolastico e il muro di gomma
Oltre alle carenze di organico, la denuncia di Annarita Ruggiero tocca aspetti interni all’istituto, menzionando lettere anonime e continui avvicendamenti di personale che avrebbero creato quello che lei definisce un “muro di gomma”. La madre ha inoltre stigmatizzato la scelta della dirigente scolastica di segnalare il caso ai servizi sociali, interpretando l’atto come uno spostamento del focus dalle inadempienze istituzionali alle dinamiche familiari.
Nonostante la battaglia legale, la famiglia ha voluto ringraziare il team legale guidato dall’avvocato Antonio Salerno e la rete di solidarietà che continua a sostenere l’appello per il diritto allo studio di Nicolò. “Non si può soffrire così, né a Salerno né altrove”, conclude la madre, auspicando che il ricorso possa restituire serenità al figlio.
