La Giunta regionale della Campania ha approvato una delibera strategica per riorganizzare la gestione e il controllo delle politiche destinate ai territori periferici. Il provvedimento nasce dalla necessità di affrontare criticità strutturali quali lo spopolamento, la marginalizzazione e la carenza di servizi, temi centrali nel dibattito politico regionale.
Nonostante le discussioni pre-elettorali avessero ipotizzato la creazione di un assessorato specifico, l’amministrazione ha optato per una soluzione differente: un organismo tecnico-politico che monitori i provvedimenti e indirizzi gli interventi senza gravare sulla struttura della giunta.
La sfida del monitoraggio e della spesa dei fondi europei
Il principale motore di questa riorganizzazione è legato alla gestione delle risorse economiche. La Regione ha rilevato che l’impiego dei fondi europei destinati a questi territori sta procedendo con eccessiva lentezza. Esiste un rischio concreto di perdere i finanziamenti qualora non vengano rispettate le scadenze imposte dall’Europa.
Nello specifico, la normativa richiede di impegnare almeno il 70% delle risorse entro la fine del 2026. Molte aree risultano attualmente in ritardo nella fase operativa, rendendo necessario un intervento diretto sulla governance per accelerare l’attuazione dei progetti e ottimizzare il coordinamento tra i vari livelli amministrativi.
Le zone interessate e l’ampliamento della strategia territoriale
Il piano di intervento coinvolge complessivamente sette Aree Interne. Alle quattro zone già attive, ovvero Alta Irpinia, Vallo di Diano, Cilento Interno e Tammaro Titerno, se ne aggiungono tre di nuova istituzione: Sele-Tanagro-Alburni, Alto Matese e Fortore.
A questo quadro si integra anche il capitolo relativo alle isole minori, le quali beneficiano di una linea di finanziamento dedicata. La delibera punta a superare la frammentazione degli enti locali, garantendo una visione d’insieme su territori che, pur nella loro diversità, condividono le medesime urgenze di sviluppo.
Le nuove figure di coordinamento: Comitato e Arai
Per scongiurare la perdita dei capitali europei, il provvedimento introduce due pilastri operativi. Il primo è il Comitato di indirizzo politico, presieduto dal governatore regionale e composto dai rappresentanti dei territori interessati. Questo organismo ha il compito di verificare la correttezza delle priorità, monitorare l’avanzamento dei lavori e intervenire in caso di blocchi burocratici o operativi.
Parallelamente, viene istituita l’Autorità Responsabile per le Aree Interne (Arai), una struttura regionale unica incaricata del dialogo con Roma e del monitoraggio tecnico dei fondi. L’obiettivo è centralizzare la regia per aumentare la pressione sulla spesa e assicurare che gli accordi di programma vengano attuati tempestivamente.
