La figura apparentemente più fragile della politica agropolese degli ultimi tempi, Roberto Mutalipassi, emerge dall’ultimo Consiglio Comunale paradossalmente rafforzata, almeno sotto il profilo della comunicazione e dell’immagine pubblica.
Dopo settimane di tensioni altissime e il rischio concreto di non avere i numeri per approvare il bilancio, il primo cittadino ha dovuto condurre una sfibrante trattativa diplomatica. Un gioco al rialzo che aveva iniziato a spazientire perfino i fedelissimi della maggioranza, stanchi di continui compromessi e “preghiere” politiche.
I numeri della crisi
Alla fine, la prova dell’aula ha dato ragione al sindaco, ma il prezzo politico è evidente: Michele Pizza passato ufficialmente all’opposizione; i tre consiglieri (Di Biasi, Russo e Serra) hanno scelto la linea dell’assenza, non presentandosi all’assise.
La mossa tattica: dal “ricatto” all’apertura
A fine seduta, Mutalipassi ha ribaltato la narrazione con un intervento mirato. Ha rivendicato il lavoro svolto per la città, contrapponendolo alle “richieste personalistiche” e alle pressioni ricevute, con un riferimento neanche troppo velato proprio ai dissidenti del gruppo Agropoli Oltre.
L’elemento di rottura è stato l’appello finale: il sindaco si è detto pronto a collaborare con le opposizioni per il bene esclusivo della comunità, dichiarando di non essere proiettato alle prossime elezioni ma alla stabilità amministrativa.
Cosa succede ora?
Il messaggio è stato lanciato e sembra aver già trovato un primo interlocutore nel consigliere Gerardo Santosuosso, che parrebbe pronto a raccogliere l’invito e probabilmente lo avrebbe fatto già ieri se i numeri lo avessero richiesto. La sfida adesso è doppia: individuare un appoggio (interno o esterno) che permetta una ricompattazione della maggioranza e valutare il rientro dei dissidenti senza cedere a nuovi “ricatti”, come li ha chiamati il sindaco.
Tra dignità rivendicata e un pizzico di vittimismo strategico, Mutalipassi esce dall’aula con una leadership rinvigorita agli occhi del pubblico ma con una maggioranza ancora più fragile. Come sempre in politica, saranno i fatti a dover dare seguito alle parole.